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Opinione su "Terremoti"

pubblicata 28/04/2009 | pupaolo
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"Quando la terra trema"

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6 aprile 2009: una nuova data che va ad iscriversi nella lunga lista di calamità naturali che periodicamente colpiscono il nostro Paese. Questa è quella di un altro, devastante, terremoto: che ha colpito la città dell’Aquila e una cinquantina e più di comuni viciniori, gettando nel lutto l’Abruzzo e l’intera nazione.
Ho atteso a parlarne che passassero i giorni, a lenire il dolore, che è dolore di tutti, ma che certo gli abruzzesi colpiti continueranno a lungo a sentire vivo e forte come il primo giorno; a calmare la rabbia, condimento inevitabile di queste tragedie quando ci si rende conto che almeno gli effetti più tragici avrebbero poturo essere evitati o contenuti. E ne scrivo ora, qui, prima che questo diventi “argomento del mese”.
Ma prima di esporre le mie considerazioni, voglio rivolgere alle vittime e ai superstiti un pensiero di umana solidarietà e vicinanza.
Terremoto: ne abbiamo registrati molti e altri ne dovremo registrare nei tempi a venire perché il nostro è un Paese dalla terra ballerina, dove non vi è regione che non sia da considerarsi zona sismica, se si esclude la Sardegna la cui storicità sismica è vicina allo zero. Dall’Alpi al Lilibeo faglie su faglie disegnano il loro reticolo sul Bel Paese pronte a scatenarsi con potenza più o meno intensa e con cadenza più o meno frequente. Eppure ogni volta che il terremoto colpisce, a Messina ieri come in Abruzzo oggi, passando per Friuli, Irpinia, Belice, noi guardiamo alla tragedia come ad una fatalità, ad un castigo naturale che un qualche dio incazzato e vendicativo ci manda all’improvviso. La prima reazione è sempre di sgomento, giustamente, poi di disperata ricerca di un colpevole vero o presunto: la natura, il destino, Dio per suoi disegni imperscrutabili o quant’altro. E infine gli uomini: chi doveva “prevenire” le conseguenze perché fossero meno disastrose, chi ha costruito nei luoghi e nei modi sbagliati. Ma si scatena anche la solidarietà, la pietà, il senso di vicinanza e la voglia di “dare una mano”. Poi il tempo passa, subentra una sorta di stanchezza che lascia poi il passo alla rassegnazione. Fino al terremoto o all’alluvione o all’incendio o al crollo successivi. Un quadro che si ripete ssempre, inesorabilmente uguale, salvo rarissime eccezioni: anzi forse una sola, quella del Friuli che volle fortemente una ricostruzione all’insegna del “fasim di bessoi”: facciamo da soli. Slogan vincente, ma che la dice lunga su tutto il resto, come la dice lunga il fatto che a Messina vi sianoancora baracche dove vivono i discendenti dei terremotati del 1908.
Era prevedibile il sisma del 6 aprile? Su questa questione la scienza, quella ufficiale investita dei sacri crismi dell’autorità dice categoricamente no. Quella un po’ meno ufficiale dice che forse. Hanno ragione entrambi.
Allo stato attuale delle conoscenze una previsione che sia accurata per quanto attiene l’indicazione di tempi e luoghi è davvero impossibile, specie se si considera che, ad esempio, il nostro Istituto di geologia e vulcanologia è ancora troppo “fresco” per aver maturato esperienza sufficiente, ancora poco organizzato per lavorare al 100% delle potenzialità che ha, ancora troppo legato alla politica per operare con quella necessaria neutralità scientifica che dovrebbere essere una delle sue caratteristiche. L’IGV, nel valutare i rischi di un evento sismico di vasta portata, nei giorni precedenti la catastrofe abruzzese, ha tenuto conto soprattutto della storicità sismica, concludendo che alla luce di quanto a sua conoscenza non si poteva dire che era imminente un terremoto di proporzioni disastrose o comunque di magnitudo superiore a quella delle scosse registrate nello sciame sismico che da mesi interessava la regione. Dal 1700 ad oggi (compreso anche il terremoto abruzzese) gli eventi sismici di magnitudo superiore a 6 – 6.5 della scala di valutazione (Richter) sono stati 49, in media uno ogni 5 anni: di questi solo 4 o 5 risultano preceduti da uno sciame sismico che registrasse scosse di magnitudi tra 5.5 e 6: dunque se si fossero regolarmente fatte delle previsioni sulla base della storicità sismica se ne sarebbe azzeccata una su 10. E dunque, dal suo punto di vista l’IGV ha pienamente ragione: non era possibile lanciare un allarme. Ma….
E qui viene il dubbio: un tecnico del laboratorio del Gran Sasso afferma di aver messo a punto, sia pure in via sperimentale e con tutte le cautele del caso, un sistema che consentirebbe se non una previsione precisa un’attendibile possibilità di allarme. E quell’allarme, sia pure poi risultato errato quanto a località (Sulmona anziché l’Aquila), egli lo diede: col risultato di trovarsi indagato per procuratyo allarme, di non poter successivamente allertare con maggior precisione. Io non ho conoscenze per valutare l’attendibilità di questo sistema: mi pongo domande da uomo della strada. Il sistema di questo signore è basato sul metodo della “bolla di radon”. Il radon è un gas presente nel sottosuolo, nelle rocce: quando queste sono sottoposte a pressione da movimenti della fagli il radon è iol primo gas ad esserne liberato. Sempre secondo il tecnico nell’imminenza di altri terremoti è stata rilevata un’altra concentrazione di radon nella zona interessata. La scienza “autorevole e ufficiale” si è accanita contro questa tesi: non vi è stato “esperto” che non abbia bollato di velleitarismo questa tesi. Un accanimento che mi ha insospettito non poco: e sono andato a cercarmi alcune informazioni: E ho scoperto che questo tecnico del laboratorio del Gran Sasso è un semplice perito, un diplomato che non ha dunque il titolo di “dottore” che conferisce la laurea. Mi sono spiegato molte cose. Poi, per soprammercato, la domanda da sballo: se la teoria della bolla di radon è una panzana per quale ragione la California, altra terra assai ballerina, spende milioni di dollari per studiarla e milioni di dollari per monitorare le emissioni di radon?
Il tema della previsione sarà oggetto di dibattito, scientifico e non, per lunghi anni a venire e forse non troverà mai soluzione. Ma proprio per questo è un altro il tema che diventa importante, anzi vitale: quello della prevenzione degli effetti disastrosi di un terremoto.
In Abruzzo non era possibile prevedere ma certo era possibile prevenire: nei mesi in cui lo sciame sismico perseguitava gli abruzzesi a quale autorità è enuto in mente di monitorare la sicurezza degli edifici pubblici? A quale costruttore edile è venuto lo scrupolo di chiedersi se davvero tutte le norme di sicurezza erano rispettate nei suoi cantieri? A quale sindaco, dirigente di USL o altro responsabile pubblico è passato per la testa che in caso di terremoto poteva sussistere il rischio di crolli per mancato rispetto all’adeguamento antisismico degli uffici, degli ospedali, delle scuole? Solo al sindaco dell’Aquila è venuto qualche scrupolo: ma anziché ordinare ispezioni (su edifici che pure erano stati segnalati come pericolosamente a rischio) ha mandato una lettera alla Protezione Civile a Roma chiedendo la proclamazione dello stato d’emergenza. E poiché di lettere simili la Protezione Civile ne riceve ad ogni scossa che investe una qualsiasi località italiana, e dunque a bizzeffe, la segnalazione del Sindaco ha fatto la fine dell’allarme di chi gridava “al lupo” e non fu, al momento giusto, creduto. Ma mi chiedo anche a quanti privati cittadini proprietari di case sia venuto il dubbio diabitare in edificio non sicuro. Perché le autorità devono controllare gli edifici pubblici e se possibile anche quelli privati (almeno per quanto riguarda il rispetto delle norme di legge) ma tu che vivi nella tua casa devi preoccuparti o no che essa sia sicura per te e per i tuoi cari? Pioi, è vero, ci sono sciacalli e profittatori privi di scrupoli, ci sono amministrazioni comunali che consentyono la costruzione di un quartiere sopra una faglia o sull’argine periglioso di una piena. E’ vero che ci sono norme cervellotiche, farraginose, contradditorie. E’ vero che si fanno legge e poi non si applicano o si fanno rinvii sotto la pressione di questa o quella lobby (come quella dei costruttori che ha ottenuto nel febbraio scorso il rinvio di un altro anno dell’entrata in vigore delle nuove norme sull’edilizia antisismica!!).
Poi si piange: un terremoto che viene classificato di media intensità si rivela distruttivo e mortifero come se avesse sprigionato un’energia aggiuntiva. Si piange e si pena chiedendosi perché proprio a noi, perché qui, perché la sciagura sia così grande. Per tre o quattro settimane un intera nazione si interroga, si promette “mai più”. Fino al terremoto che verrà, fino alla prossima piena che sommergerà campi e paesi, fino al prossimo incendio che farà terra bruciata di ettari e ettari di campagna. Un mese incazzati e undici mesi rassegnati.
Mi auguro che per i terremotati abruzzesi le cose vadano almeno bene come è stato per il Friuli. Ma gli spettacoli che vedo in tv non mi fanno sperare bene: passerelle di politici e di autorità che tutti i santi giorni vanno e vengono, con ogni mezzo di locomozione ma preferibilmente in elicotteri, seguiti da una canea di giornalisti, microfoni e telecamere, tutti con le loro banalità ripetute come litanie o mantra. E chi dice che sì, la protezione civile è stata brava e tempestiva, i pompieri eroici e i volontari altrettanto ma che nelle tende ci piove dentro, che manca il riscaldamento in nottiin cui il termometro è vicino allo zero, che i disagi sono tanti, che ci sono luoghi doveancora manca il necessario a parte l’indispensabile dell’immediatezza, chi si azzarda a criticare o a segnalare magagne che pure ci sono viene additato come disfattista, speculatore sulla pelle dei disgraziati, blasfemo bestemmiatore di San Bertolaso. La parola d’ordine è “tutto va per il meglio”, tra pochi mesi tutto come prima, ricostruito più bello e più superbo che pria. Chi non ci crede “anatema sint”. Io non ci credo.
Il responsabile della protezione civile, Bertolaso, si è dimostrato all’altezza del compito nei limiti e forse oltre delle sue possibilità. Sta facendo il massimo che uomini, mezzi e disponibilità finanziarie, gli stanno consentendo. Ma è un uomo non un santo, non un padreterno. Un uomo dalle doti notevoli a cui va riconosciuto ogni merito: ma un uomo. Che non può. Umanamente, essere uno e trino, occuparsi terremoto, immondizia, vertici internazionali, emergenze dalle Alpi alle Madonie. Prima o poi finirà per non reggere e sarebbere davvero un’altra disgrazia. E che sia partita da lui l’idea di spostare la riunione del G8 in Abruzzo mi fa dubitare che la sua resistenza cominci ad incrinarsi.
In qualunque Paese, calamità naturali o meno accadute o da accadere, i vertici internazionali sono curatyi da due autorità con compiti distinti: il ministero degli esteri per l’organizzazione, l’agenda dei lavori, la parte politica e il ministero dfegli interni per la parte della sicurezza. Potranno avvalersi di altri enti statali ma come collaborazione e supporto. In nessun Paese al mondo i vertici internazionali sono affidati alla protezione civile., tanto meno quando questa è impegnata sul fronte di un’emergenza di proporzioni come quella in Abruzzo e a cui compiti istituzionali ne hanno delegate anche altre.
Si dice che si vuole risparmiare per destinare soldi alla ricostruzione abruzzese: risparmiare che cosa quando i soldi stanziati per il G8 in Sardegna sono già stati spesi in gran parte, cementificando tra l’altro uno dei posti più belli del mondo, quando subito dopo si afferma di voler comunque completare il programma di infrastrutture previsto? Dunque quale risparmio? Bertolaso dice: risparmieremo sulla sicurezza per la quale spenderemo solo una qurantina di milioni in luogo dei 138 previsti alla Maddalena. E’ un risparmio tutto da verificare: in Abruzzo (cifre ufficiali) ci sono 63 mila sfollati nelle tende (e in che condizioni vivono in questi giorni di pioggia e vento è sotto gli occhi di tutti: queste persone resteranno nelle tende ancora a lungo perché è impensabile che in due mesi si possano tutti alloggiare decentemente in piccole città satelite costruite ex novo (e quindi abbisognevoli di tutti i servizi e le infrastrutture necessarie alla vita quotidiana famigliare e sociale). Poi ci sono quelli che sono temporaneamente alloggiati negli alberghi costieri perché nopn è possibile costruire altre tendopoli o baraccopoli. In questa realtà si vuole calare la riunione del G8: 20 delegazioni di Stati esteri, tremila giornalisti accreditati e circa 20 mila agenti della sicurezza: dove alloggeranno, dove lavoreranno, come si sposteranno? La grande caserma della finanza ha più o meno 4 mila posti disponibili, ma bisogna cacciarne gli attuali occupanti: li metteremo in tenda? E anche ammesso che le delegazioni si autoriducano, come ha fatto quella francese a 50 persone, fanno ugualmente 1000 persone da proteggere: se tra queste mille ci mettete gli 8 più importanti capi di Stato e 12 che se non sono uguali a quelli poco ci manca, capirete che il problema è serio: se alloggerrano all’Aquila occorrerà trovare sistemazioni adeguate (almeno a livelli minimi ma decenti) oppure dovranno alloggiare nelle loro ambasciate, a Roma: spostandosi all’Aquila ogni giorno per almeno tre giorni: come? Con quali scorte via terra e con quale flottiglia di elicotteri via cielo? Quanto costerebbe?
Il nostro ineffabile egoarca dice che il problema sicurezza sarà minimo perché “i no global non avranno il coraggio di venire all’Aquila”: a parte il fatto che alcuni e non pochi di loro sono già lì non come contestatori ma come volontari per aiutare, questo è un modo di pensare alquanto cinico, un modo quasi di usare i terremotati come scudi umani contro la contestazione.
L’idea del G8 in Abruzzo è fascinosa e suggestiva e non mi meraviglia che il nostro Autocrate l’abbia subito presa e fatta sua, mi sorprende che altri abbiano potuto crederci: è buona certo l’intenzione di accelerare i lavori di ricostruzione sotto la spinta di un vertice (ma quante forze verranno distolte? Quanto le ragioni di sicurezza intralceranno i lavori di ricostruzione?), bello portare i grandi del mondo a contatto con la tragedia dei piccoli, per quanto anche i grandi abbiano avuto a casa loro, chi più chi meno, le loro tragedie (Katrina, ad esempio), fare del G8 (G20 perché ci saranno i Paesi ad economia forti in fase emergente) una riunione più sobria, meno autocelebrativa: ma le buone intenzioni si scontrano con la realtà. Personalmente l’idea non mi dispiace ma fatte tutte le considerazioni del caso sono convinto che qualcuno, stavolta, si sia bevuto il cervello.
Mi accorgo che ho scritto forse un po’ troppo. Concludo allora citando l’ultima newsletter di Palazzo Chigi:
il Governa comunica che i soldi per ricostruzione ed emergenza ci sono tutti: ci fa sapere che sta spendendo 3 milioni di euro al giorno e che dunque lo stanziamento di 1,5 miliardi in tre anni per l’emergenza (emergenza per tre anni a me pare un po’ troppo) è sufficiente alla copertura. Altri 6,5 miliardi saranno dedicati alla ricvostruzione senza alcuna nuova tassa ma attingendo alle risorse di bilancio: verrano presi fondi da altri capitoli di spesa: nulla da eccepire se non per il capitolo dedicato alla spesa sanitaria, già di per se poco bastevole. Inoltre sichiederà all’Unione Europea di erogare i soldi del fondo catastrofi. Quest’ultima notizia, unitamente al fatto che si è receduto dal rifiutare gli aiuti stranieri, mi fa piacere: l’altezzoso rifiuto della solidarietà anche economica dell’estero mi era parsa assurdo sin dall’inizio. Ben venga dunque la marcia indietro e ancora megli che a quegli aiuti si aggiungano anche quelli istituzionalmente previsti dall’UE. I sinistrati dell’Abruzzo, che già tanto devono penare, non meritavano certi di finire vittime anche dell’orgoglio personale dell’egoarca. Il quale continua a viaggiare in lungo e in largo e ad essere un guiorno si e uno no in Abruzzo: resti a Roma e non intralci i lavori, visto che ogni volta che si muove lo seguono decine di gorilla, giornalisti con microfoni, operatori tv, portaborse e domestici vari: troppa gente in luoghi che ne farebbero volentieri a meno. Del resto, sua eccellenza l’abbiamo vista, rivista e stravista: penso che la dose di esposizione mediatica sia più che sufficiente. Forse sarebbe bene ricordare al premier che anche il Re andò dai terremotati, a Messina: ma lo fece una volta sola.
Un nuovo abbraccio, forte e commosso, a tutti gli abruzzesi.


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  • chantal77 pubblicata 28/05/2009
    Ci vorrebbero più Bertolaso, non solo nella protezione civile, è un uomo speciale ma non è un dio.. Speriamo bene, anche se non ci credo..
  • mafaccialei pubblicata 18/05/2009
    Sta di fatto che sono convinta che l’Italia si debba togliere di dosso questa sorta di soporifera rassegnazione al presenzialismo mediatico di alcuni politici! Il nostro motto dovrebbe essere: “non accettare l’inaccettabile e far sentire la nostra voce”. Per fortuna ogni tanto ci sono persone che hanno questo coraggio, e ne abbiamo avuta prova recentemente con le contestazioni a Napoli e a Roma! Ci aspettano anni difficili e duri, ma spero che l’Abruzzo sia capace di darsi una volontà comune e di respingere le migliaia di progetti di ricostruzione che vogliono calare dall’alto con creazioni di new town di cui nessuno, che non sia un palazzinaro, sente il bisogno! Questa volta l’imperativo dovrebbe essere: “ricostruire con qualità e con criteri adeguati alla zona”. Non è la luna nel pozzo, lo fanno ovunque negli altri Stati! Tant’è che, in Giappone e in California, con una scossa pari a quella dell’Abruzzo, la gente non scende nemmeno in strada, perché hanno edifici che reggono bene! Qui da noi i progetti lievitano di prezzo solo per le bustarelle che devono andare nelle tasche dei soliti .. ma alla fine si scopre che i risparmi sono stati fatti sui materiali utilizzati e sugli appalti e subappalti vergognosi fatti agli amici degli amici (vedasi ospedale San Salvatore). Occorre vigilare su questa terra martoriata .. gli abruzzesi non si meritano di dover fare i fenomeni da baraccone a lungo!
  • mafaccialei pubblicata 18/05/2009
    Caro Paolo, mi trovi completamente d’accordo con le tue riflessioni! Non potevi esprimerti meglio e hai dato voce, credo, alla maggioranza degli italiani che di fronte a questa apocalisse, peraltro annunciata con abbondante anticipo, ha assistito esterrefatta prima, alla totale inedia nel pre-terremoto, quando si capiva che non si stava facendo nulla per provvedere a mettere in sicurezza gli edifici della zona, e nemmeno si allestivano zone di aiuto per le popolazioni, visto il perdurare degli eventi sismici, e poi alle passerelle continue fatte a scopo elettorale e alle sparate sul G8. Io temo che prima o poi ci verranno a dire che si cambia di nuovo destinazione e si tornerà alla Maddalena, perché secondo me è troppo pericoloso farlo in una zona che continua ancora adesso ad avere eventi sismici e portare là tutta quella gente mi sembra un fatto molto idiota!
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Su Ciao da: 25/08/2007