Non esistono più le mezze stagioni!
15.06.2004
Vantaggi:
effetti speciali entusiasmanti, tentativo di dare una coscienza ambientalista allo spettatore
Svantaggi:
dialoghi imbarazzanti, attori quasi totalmente inespressivi, trama molto labile e scontatissima
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Tensione:
Trama
Attori
continua
 Albes
Su di me:
L'ipocrisia è l'omaggio che la verità rende all'errore [George Bernard Shaw] / Se c’è un rimedio, pe...
Iscritto da:02.03.2004
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Non andrò mai a vivere negli Stati Uniti! Non potrei stare tranquillo sapendo che tutte le catastrofi planetarie, dalla caduta di meteoriti all’invasione degli alieni, partono sempre e comunque da lì. Per non parlare di New York! Dall’arrivo di Godzilla alla caccia ai fantasmi di Ghostbusters, dalle lotte contro gli alieni di Man in black a tutti i serial killer possibili e immaginabili, sono molteplici i motivi che turbano il sonno dei poveri abitanti della “Big Apple”! Anche in questo caso, i cataclismi climatici flagellano soprattutto gli States, cataclismi climatici che si sono venuti a creare fondamentalmente a causa delle miopi amministrazioni che non hanno ratificato il protocollo di Kioto (e questa non è fantascienza), e adesso si trovano a fare i conti con tutta una serie di sciagure causate da un clima impazzito. Suggestivo l’inizio: un volo radente tra i ghiacci dell’Antartide seguito da una situazione mutuata nientepopodimeno che da “L’era glaciale”, il cartone animato dove il piccolo Scrat, cercando di mettere al sicuro la propria ghianda, provoca una crepa nel ghiaccio che si espande rapidissimamente. In questo caso, alcuni paleo-climatologi, molto meno espressivi di Scrat, “carotano” i ghiacci alla ricerca di risposte sui mutamenti climatici accaduti nelle precedenti ere geologiche e, improvvisamente, con la trivella creano una voragine che rischia di inghiottirli.Dopo questo “preambolo”, piuttosto inutile direi, inizia il film vero e proprio, che va avanti in puro stile soap opera: non aspettatevi nessun tipo di “colpo di scena”, tutto è stereotipato alla perfezione per arrivare all’inevitabile lieto fine. Il professor Jack Hall-Dennis Quaid (lo scienziato buono che ha capito tutto ma che non è creduto) cerca di convincere i governanti del mondo che la situazione climatica generale sta precipitando e che si rischia di finire in una nuova era glaciale. Ovviamente, come vuole la tradizione del cinema dei disastri, chi detiene le leve del comando sottovaluta il problema e non vuole sentire parlare di soluzioni che si tradurrebbero in miliardi di dollari di spesa, e così lo scienziato, scornato, deve ripiegare con le pive nel sacco. Dopo questi pochi indispensabili (si fa per dire) minuti di introduzione, inizia a divertirsi sul serio il “disastrologo” Roland Emmerich (Indipendence Day, Godzilla, …), con uno dei possibili scenari che i climatologi prospettano per il futuro come causa indiretta dell’effetto serra. Quello cui nessun governo credeva immancabilmente accade: lo scioglimento dei ghiacci dei poli ha causato l’immissione nei mari di un’enorme quantità di acqua dolce e fredda, con uno sconvolgimento delle correnti oceaniche. Tutto ciò causa uno sconquasso planetario, con annessi uragani fuori posto e fuori stagione, venti, piogge e grandinate di violenza inusitata e via dicendo, a volontà del regista e dello sceneggiatore. Naturalmente, così come detto all’inizio, chi se la passa peggio sono gli States! Le città in giro per il mondo se la cavano con una nevicata o una grandinata, forte sì ma che non può competere con il numero impressionante di tornado che devastano, tutti contemporaneamente, la malcapitata Los Angeles (come se non le bastasse la faglia di San Andrea!) o con l’onda anomala che trasforma New York in una nuova Venezia prima e in una San Pietroburgo in gennaio dopo. E questo è solo l’antipasto: il piatto forte sarà addirittura una nuova era glaciale per l’emisfero settentrionale del pianeta!Tra l’inizio degli eventi e l’avvento della nuova era glaciale, c’è però il tempo per l’impresa del professor Hall, che da Washington si sposta verso New York, in un clima e in ambientazioni polari, per salvare il figlio rimasto imprigionato nella biblioteca civica di Manhattan. Dennis Quaid intrattiene lo spettatore, qui come in tutto il resto del film, con le uniche due espressioni che è stato in grado di proporre (ovvero, faccia seria e preoccupata senza gli occhiali da neve e faccia seria e preoccupata con gli occhiali da neve) e con una cordata di persone fidate si butta a capofitto nella sempre più impietosa bufera. Mille peripezie, drammi, gioia ed inesorabile happy-end. Per tutta la durata del film si respira un’aria da “rivincita” dei deboli nei confronti dei forti: gli Stati Uniti costretti a chiedere asilo agli stati dell’America Latina (in cambio della cancellazione del debito; in fondo, non si fa niente per niente!) e, in generale, paesi ricchi costretti a rifugiarsi nei paesi del “Terzo Mondo”, contro-esodo rispetto a quanto sta accadendo ai giorni nostri con le migliaia di disperati che cercano di riversarsi in quello che vedono come “Paese di Bengodi”, il “barbone” scampato all’onda anomala che sommerge New York che insegna agli altri sopravvissuti come difendersi dal freddo con mezzi di fortuna e dove trovare da mangiare, la scienza che alla fine dimostra di aver ragione, sebbene ignorata da chi detiene le redini del potere. L’andazzo è questo: nulla di più, nulla di meno! La parte davvero utopistica del film arriva alla fine: il vicepresidente americano ammette, nel discorso espiatorio conclusivo, di aver commesso degli errori e che quanto accaduto è stato dovuto ad una sottovalutazione degli eventi da parte delle varie amministrazioni. Questa è una cosa davvero impossibile e fantascientifica: sarebbe davvero più probabile ritrovarsi Godzilla nella vasca da bagno! Mettere anche qui l’“angolo del pignolo” mi sembra un po’ fuori luogo. Di fronte ad un film di “fantambientalismo” come questo è evidente che le fesserie non si contino. Permettetemene solo un paio, tanto per gradire. Ad un certo punto del film, la giovane secchiona di cui si innamora l’altrettanto secchione figlio del professor Hall inizia a stare male, e si accorgono che, a causa di una ferita non disinfettata, la ragazza ha contratto una setticemia. Ma come è possibile che pochi minuti prima la stessa ragazza spieghi alla perfezione come funziona l’apparato circolatorio, paventando i possibili rischi cui si può andare incontro in caso di ipotermia, e poi non sappia che una ferita non disinfettata può portare alla morte? Nello stesso frangente, avviene un’altra cosa abbastanza bislacca. Non so chi di voi ha una enciclopedia medica a casa. E vorrei sapere quanti sono riusciti a trovare quello che cercavano quando ne avevano bisogno, partendo dai sintomi. Pressoché impossibile! La bibliotecaria non solo individua perfettamente i sintomi, comuni ad almeno una decina di patologie diverse, ma becca al primo colpo la vera causa di tali sintomi. Altro che bibliotecaria! Praticamente, una luminare della medicina! Ed in ultimo (per non tediare oltre), non si comprende come il professore riesca addirittura a stare quasi a maniche corte, in pieno inizio di era glaciale e con le pareti della stanza già abbondantemente ricoperte di stalattiti, solo perché ha acceso i fornelli in una cucina, fornelli che dovrebbero, secondo gli autori, dare un calore sufficiente a vincere le decine di gradi sottozero che ci sono non solo all’esterno, ma, a giudicare dal ghiaccio presente, anche all’interno della cucina stessa.L’ipotesi che è stata prospettata nel film, e che Dennis Quaid cerca frettolosamente di spiegare in un passaggio del film, sta avvenendo, almeno parzialmente, già ai nostri giorni. La “Corrente del Golfo” è una delle correnti oceaniche più importanti per la regolazione del clima del nostro pianeta. Essa sbuca in superficie, calda, in corrispondenza dei Caraibi, o del Golfo del Messico (da cui il nome), attraversa l’Oceano Atlantico e, dopo essersi raffreddata e soprattutto caricata di sali, si inabissa a nord della Gran Bretagna, tornando ai Caraibi sotto l’oceano. Il fatto che la corrente si carichi di sali è importantissimo; infatti, l’acqua più è salata, più è densa (lo sa bene chi ha provato a nuotare in un lago dopo aver nuotato tutta la vita in mare, ritrovandosi più a fondo di quanto pensasse). Lo scioglimento dei ghiacci (fatti d’acqua dolce) sta abbassando progressivamente ed in maniera imprevista la concentrazione dei sali, e questo provoca, inevitabilmente, una conseguenza gravissima: la corrente fredda non è sufficientemente “pesante” da andare a fondo al nord della Gran Bretagna e quindi non riesce a chiudere il circolo della Corrente del Golfo. Risultato: la Corrente del Golfo potrebbe fermarsi e dare conseguenze simili a quelle che il film ha prospettato. Che dire tutto sommato? Consigliare di andarlo a vedere? Il problema, per i film di Hollywood di questo periodo, è sempre lo stesso. Se cercate effetti speciali a profusione (qui, in particolare sono da ricordare i tornado su Los Angeles e l’inondazione di New York, oltre che il repentino congelamento della Grande Mela), allora non dovete perdervelo. Se invece propendete più per i contenuti, tenetevene alla larga: in questo film, a parte una brevissima “introduzione all’ambientalismo” e una stiracchiata storia padre-figlio o ragazzo-ragazza, non ce n’è traccia. Una stella di base, una per l’idea e per il “sussulto ambientalista”, una e mezza per gli effetti speciali, il tutto approssimato per difetto per la pochezza della sceneggiatura e dell’interpretazione degli attori. A voi la scelta!
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17.01.2008 13:06
Beh, si dovrebbero avere sia contenuti che effetti speciali, no? Esame giustamente critico, che motiva ogni rilievo mosso (se c'è poco da salvare, non c'è nulla da fare!). Torno.
03.12.2007 18:34
devo dare ragione a brest: ottima recensione
12.04.2007 18:13
Per gli attori concordo, ma della banalità no. D'altra parte è un tema di attualità..