L'ombra del potere - The Good Shepherd (R. De Niro - USA 2006)

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L'ombra del potere - The Good Shepherd (R. De Niro - USA 2006)

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Lo spazio vuoto tra Shepherd e sciperd

3  07.05.2007

Vantaggi:
La grave densità didascalica è sempre preziosa, e salva ogni serio film di ricostruzione storica, compreso questo .

Svantaggi:
Non c'è abbastanza fuoco per tutta la carne che De Niro vorrebbe cucinare :  il cast succulento è sacrificato all'andatura fluviale di un racconto che perde nelle scatole cinesi dei flash - backs concentrici molta della sua forza .

Consiglio il prodotto: Sì 

brest

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Da pugno di patrioti selezionati nella più esclusiva confraternita universitaria americana, la 'Skull and Bones', a più ramificata organizzazione spionistica del mondo occidentale; dalla visione ideale della lotta per la libertà alle faide fredde di un mondo terrorizzato dal ricatto nucleare; dalla fuga in avanti di un travet governativo all'alienante ossessione di una carriera nell'intelligence più cupa. Dall'OSS alla CIA, dall'utopia dell'isolazionismo anni '40 alla catastrofe morale e politica della Baia dei Porci, la vita di Edward Bell Wilson (Matt Damon) e della moglie Margaret detta Clover (Angelina Jolie) come sintesi ed emblema del progressivo mutilarsi ed erodersi che l'anima di una nazione intera deve sopportare per essere, a torto o ragione, la più importante della propria epoca.
Si comincia col proteggere un'Idea, si prosegue col proteggere la verità, ma lo si fa in modo così disciplinato da nasconderla completamente.
Poi la si soffoca, come una specie di figlio che non si voleva avere.
Da ultimo, ci si auto-assolve con la speranza che quel crimine fosse il male minore.
Viviamo in un mondo talmente brutto che questa cosa, quasi sempre, è vera.

<<Due per 'de gud sciperd'?>>
Sorrido, guardo la bigliettaia dell'Uci e rispondo, senza marcare troppo la corretta pronuncia e guardando distrattamente un punto imprecisato appena sopra la sua spalla: <<Sì, due per 'The Good Shepherd', quinta fila centrale, grazie>>.
Questa banale e del tutto scusabile discrepanza tra la dizione esatta e quella maccheronica del titolo originale del film è decantata nella mia mente, tornando a galla al momento di raccogliere le idee per tentare di descrivere al meglio le impressioni suscitate dalla visione di questa seconda regia di Robert De Niro, mito vivente del cinema americano e mondiale.
Il suo esordio dietro la macchina da presa era stato con un film piccolo nelle pretese ma notevolissimo nella realizzazione: nel verace "Bronx" (1993) De Niro inscenava una biografia in parte propria e in parte dello sceneggiatore e co-protagonista Chazz Palminteri, dando vita ad un dramma agrodolce sulla crescita, su New York com'era, sulle scelte e i conflitti tra genitori e figli, tra gente di colore o di marciapiede diverso, tra la metamorfosi dell'adolescenza e la consapevolezza dolorosa/amorosa dell'età adulta.
Insomma, un piccolo gioiello che raccomando entusiasticamente a tutti coloro che sinora l'avessero perso.
De Niro adesso passa, dopo sedici anni, dal cesello dell'orafo allo scalpello dello scultore, e plasma marmo nero quasi con fendenti d'ascia, ma non sono del tutto certo che desiderasse esattamente questo risultato: un film cupissimo, quasi letargico nella pulsazione ma scuoiato a tradimento dalla lama sorprendente di dialoghi a serramanico, o da battute pesanti come lapidi.
L'ambizione è realmente monumentale: la storia della
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L'ombra del potere - The Good Shepherd (R. De Niro - USA 2006) Fotografia 4159768 tb
Locandina americana
Cia dalla sua fondazione ad oggi, divisa in tre capitoli di cui "The Good Shepherd" è il primo, e copre il periodo dalle origini al tramonto dell'era kennedyana, mentre il secondo dovrebbe arrivare invece al crollo del Muro e il terzo si chiuderebbe con l'attuale e inconclusa guerra planetaria al terrorismo islamico.

Del tutto comprensibile che, per affrontare tale titanica impresa, De Niro abbia sfruttato la classe di Eric Roth, specialista in drammi politico-spionistici dopo il memorabile "Munich" (2005) di Steven Spielberg, ma già autore o co-autore delle sceneggiature di "Forest Gump" (Robert Zemeckis 1994), "L'uomo che sussurrava ai cavalli" (Robert Bedford 1998), "Insider, dietro la verità" (Michael Mann 1999).
Già, il principale nodo da sciogliere era proprio quello dell'intricatissimo susseguirsi di prodromi e conseguenze, premesse e conclusioni, inizi e sviluppi che lo script intendeva dispiegare agli occhi del pubblico: Roth e De Niro adottano la soluzione più ardua, che è quella di attorcigliare due racconti paralleli collegati dal rapporto tra passato e presente.
Nel primo racconto si narrano gli esordi nell'intelligence alleata di Wilson, e come cercò una fuga in Inghilterra per sottrarsi al soffocamento di un matrimonio impostogli con una gravidanza a tradimento dalla bellissima Clover; si spiega l'evoluzione dei 'servizi' americani dal controspionaggio della seconda guerra mondiale a quello nella Berlino in macerie, quando già si era aperta la partita con l'Urss per la vittoria nello sterile Risiko della Guerra Fredda.
Nel secondo racconto, parallelo al precedente, si indaga invece dentro il sanguinoso fallimento del golpe contro Castro, e nelle sue conseguenze sia sul versante della politica americana sia sul 'fronte interno' della Cia, che si dispone da allora alla metamorfosi definitiva in qualcosa di parallelo allo Stato e potenzialmente ignoto alla stessa democrazia americana, da cui si discosterà, in nome di interessi non sempre comuni, per scelte politico-militari le cui conseguenze di lungo periodo dovettero essere accettate obtorto collo dalle successive amministrazioni presidenziali.
Come vedete, non siamo di fronte ad argomenti leggerini o di vivace intrattenimento, ma la 'partita doppia' dello schema narrativo decide anche d'inerpicarsi in una costruzione fatta di continui flash-backs, che saltabeccano dall'azione spionistica alla dimensione domestico-familiare dell'eroe, e ritorno.
E non è tutto: la storia prevede addirittura un sub-plot edipico nel personaggio di Edward Wilson Jr. (il londinese Eddie Redmayne), figlio troppo ciarliero del protagonista ma anch'egli automaticamente arruolato nella Cia, la dabbenaggine del quale obbligherà il padre ad un tragico accordo con l'avversario sovietico di sempre, nome in codice 'Ulisse' (grande interpretazione dell'attore russo Oleg Stefan).
Infine, viene stipato nel bagagliaio anche l'annoso amore parallelo di Edward, Laura (Tammy Blanchard), personaggio interessante in quanto affetto da sordità, laddove uno dei tòpoi ricorrenti del film è il terrore di essere ascoltati, la paura di dire troppo, di sussurrare qualcosa che i muri possano catturare.

La mia impressione è che semplicemente si tratti di troppa, troppa roba: forse per adeguare la storia alla voce struggente della Storia, forse per enfatizzare nella cornice personale della vita privata il dramma della segretezza vincolante e dell'allontanamento affettivo, forse per far recitare ad Angelina Jolie una parte 'dolente' in un film di grande respiro, forse per tutti questi motivi insieme, il film si carica sulle spalle un peso che mi è sembrato sostenibile solo con grande fatica, e al prezzo di un'andatura letargica, che incede digrignante dando la sensazione di poter crollare da un momento all'altro.
Se questo non accade è solo perché l'interesse dei temi trattati e così elevato e la rappresentazione delle vicende così fedele all'aura di ossessione e guerra, da far considerare "The Good Shepherd" perlomeno un ottimo compendio storico, raccontato per di più da un punto di vista indipendente, e abbastanza laico da non farsi intrappolare né nella tagliola del giustificazionismo patriottico né nella palude del cospirazionismo anti-governativo.

Sta di fatto che, mentre alcune figure secondarie sono abbozzate magistralmente (John Turturro nella divisa dello sbrigativo sergente newyorkese Ray Brocco, il solito Alec Baldwin nei panni di Sam Murach, informatore di Bell, William Hurt in quelli del direttore dell'Agenzia Philip Allen, soprattutto l'israeliano Mark Ivanir nella parte del vero disertore Valentin Mironov, il cui alter ego ingannerà per anni la Cia), proprio quelle dei personaggi principali lasciano adito a molte perplessità: la Jolie è troppo bella, Damon troppo imberbe ed entrambi invecchiano troppo poco in un arco narrativo che tocca i trent'anni.
La meccanicità della loro 'love story' è sì funzionale agli sviluppi della storia, ma ritrae Edward molto più come vittima degli eventi che come autore di libere scelte, e il fatto che si dichiari disponibile ad 'incarichi oltremare' per fuggire da una moglie imposta, e ancor più che venga selezionato per un lavoro così cruciale e pericoloso solo per aver accettato qualche sudicia goliardata nella setta segreta di Yale (a cui si era ispirato direttamente il pessimo "I teschi" del 2000), mina visibilmente la forza motivazionale del personaggio, facendo riecheggiare su di lui un'impressione di scarsa credibilità che permane a lungo nel film.

Molte buone intenzioni ma anche molte pause e contraddizioni: a mezza via tra il documento storico e l'onnipotenza tracotante del Grande Cinema, "The Good Shepherd" va consigliato a chiunque sia interessato alla storia del proprio tempo, ma anche a chi ami vedere una sfilata di stelle di Hollywood compatta come i ranghi di una parata di fanteria, e soprattutto a quelle persone di spirito che si divertano a constatare come, a dispetto del budget e della serietà produttiva di un filmone made in Usa, alcune di queste stelle siano fuori parte, sotto-utilizzate, o troppo belle per il ruolo e l'economia dello script.

C'è uno scarto, uno iatotra Shepherd e 'sciperd'. Un piccolo singhiozzo, una quantità di vuoto virtuale che fa da cuscinetto tra l'aspettativa che mi ero creato e il film che poi ho visto, ma anche tra ciò che il film stesso prometteva e quello che in effetti è stato al termine dei suoi solenni e un po' stagnanti 167 minuti di scorrimento impercettibile.
Forse la cassiera, nella sua ingenuità frettolosa, aveva inconsciamente capito qualcosa che io ho compreso solo dopo aver visto il film e averci rimuginato parecchio: nel colmare lo spazio evasivo che fluttua tra la superficie delle schermo e gli occhi degli spettatori, "L'ombra del potere" perde qualcosa di ineffabile, di sostanziale e prezioso.
Con tutta la mia buona volontà di lettore di Ellroy ("American tabloid", "Sei pezzi da mille") e abbonato a History Channel, ho percepito questo salasso di umore vitale mentre assorbivo ogni istante del film, e aspettavo con eroica pazienza un cambio di marcia, un colpo di coda, un decollo.
Volevo lo Shepherd, e mentre lo volevo continuavo a vedere un ben più scipito sciperd, deformazione attenuata ed elefantiaca dell'auspicato affresco storico-spionistico che il titolo, il regista, il cast e le note di produzione mi avevano indotto a sperare che fosse.

Puzzle incompiuto quando desideravo ammirare un raffinato mosaico; calligrafia d'epoca dove cercavo ritmo e tensione; bianco mausoleo della Ragion di Stato mentre mi sarebbe bastato qualche tomba ben riempita: la mia umile opinione su "The Good Shepherd-L'ombra del potere" è che sia un film interessante e pieno di suggestioni, ma anche che sia lungo, faticoso e a tratti ambiguo, un po' come un "Syriana" proiettato alla moviola.
Il pensiero che altri due capitoli della saga incombono sul nostro prossimo futuro, non so perché, ora come ora, più che curiosità, mi suscita un senso di preoccupazione che si allarga a macchia d'olio, e pazienza messa di fronte ad una nuova prova del fuoco.

Joseph Palmi/Joe Pesci: <<Siete voi che mi fate paura, voi, quelli delle grandi guerre>>
Ed Wilson / Matt damon: <<No, noi ci assicuriamo che restino piccole>>

SCHEDA
L'OMBRA DEL POTERE-THE GOOD SHEPHERD (The Good Shepherd, Usa 2006, 167'). Regia: Robert De Niro. Soggetto e sceneggiatura: Eric Roth. Fotografia: Robert Richardson. Montaggio: Tariq Anwar. Scenografia: Jeannine Claudia Oppewall. Costumi: Ann Roth. Musiche originali: Bruce Fowler, Marcelo Zarvos. Con Matt Damon, Angelina Jolie, Alec Baldwin, Tammy Blanchard, Billy Crudup, Robert De Niro, Michael Gambon, Martina Gedeck, William Hurt, Timothy Hutton, Joe Pesci, John Turturro, Eddie Redmayne, Oleg Stefan, Mark Ivanir. (Voto: 6)
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apo1971

apo1971

29.04.2011 10:26

"Bronx" è uno dei miei film preferiti, ma di questa seconda opera di De Niro regista sapevo poco e niente. Penso che la recupererò nonostante la risicata sufficienza che gli hai assegnato.

botticellina

botticellina

26.08.2008 15:29

L'ho visto qualche giorno fa su Sky e devo dirti che mi ha entusiasmato di più la tua opinione che la visione del film....complimenti

pccalimero

pccalimero

26.02.2008 16:27

l'ho visto ieri sera su sky...

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