The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008)

Opinione su

The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008)

Valutazione complessiva (13): Valutazione complessiva The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008)

 

Tutte le opinioni su The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008)

 Scrivi la tua opinione


 


 


La resurrezione della carne

4  11.03.2009

Vantaggi:
Aronofski, Rourke, Tomei .

Svantaggi:
Il sub - plot del rapporto tra padre - figlia soffre di eccesso di velocità .

Consiglio il prodotto: Sì 

brest

Su di me: Cliccando su 'biglietto da visita', potete fare la conoscenza di mio figlio.

Iscritto da:07.02.2001

Opinioni:822

Fiducie ricevute:483

In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 38 utenti Ciao

L’Ariete ansima, sudato, pieno di escoriazioni e lividi. Su di lui ricade il fascio argenteo del riflettore di scena, quando ancora una volta si arrampica sulle corde del ring per gettarsi sull’avversario sconfitto, e ucciderlo nella sintassi teatrale del wrestling, sport-spettacolo fatto di metafore, violenza finta e sofferenze vere.
Randy ‘The Ram’ Robinson (Mickey Rourke, qui alla sua trionfale rentrée) è un bonario energumeno che conobbe la gloria del combattimento e la popolarità dei fan verso la fine degli anni Ottanta, età dell’oro della lotta da circo, del rock pesante e del muscolo gonfio di qualunque cosa lo facesse risplendere sotto strati di canfora e gemiti di rabbia e dolore; adesso, acciaccato come un bulldozer da guerra, e accampato in una modestissima trailer-house nella periferia di Elizabeth, New Jersey, fa fatica a sbarcare il lunario tra incontri marginali e sempre più sanguinosi, lavoro part-time al banco deli di un supermarket e solitarie puntate al Cheeques, locale di lap-dance dove ancheggia la bellissima quarantenne Pam in arte Cassidy (Marisa Tomei, di nuovo sensualissima dopo “Onora il padre e la madre”).
Randy ha anche una figlia, Stephanie (Evan Rachel Wood), che vorrebbe ripudiarlo per averla abbandonata da piccola ma che non riesce a negare al vecchio rottame da battaglia un’ultima occasione.
L’Ariete spalanca le braccia, e chiude gli occhi: con il cuore che pare esplodergli fuori dallo sterno rattoppato si lancia in volo, sommerso dall’urlo della folla.

Molti si ostinano a non saperlo, ma quando si menziona Darren Aronofski si parla del ‘cult’ assoluto tra i registi americani quarantenni: l’autore dell’acclamatissimo “Requiem for a dream” (2000) e ancor prima dell’intrigante “Pi” (1998, la formattazione del sito non consente la scrittura della lettera greca che costituirebbe in realtà il titolo) torna sulla cresta dell’onda con la geniale intuizione di affidare ad una vera icona decaduta il ruolo scritto dallo sceneggiatore Robert D. Siegel (autentico indagatore del fenomeno ‘wrestling’), e di farvi ruotare attorno una doppia parafora (parabola + metafora) che avesse come fulcro la solitudine dell’essere umano, da un lato, e la ‘finzione della carne’, dall’altro.
Dopo la paranoia di una mente intricata (“Pi”), la discesa negli inferi della tossicodipendenza (“Requiem for a dream”) e pure dopo il sentimentalismo metafisico di “The Fountain” nel 2006, Aronofsky punta sul ritratto di una disperazione quotidiana, filmandola con la grana grossa delle riprese video e con lo sguardo ciondolante della camera a spalla, e soprattutto filtrandola dallo sguardo bastonato di un uomo mai malvagio ma semplicemente troppo poco consapevole e responsabilizzato, nonché imbottito di ogni droga compresa la più letale e pesante: il mito di se stesso.

La resurrezione di Mickey Rourke. Per chi ricordasse il non troppo datato e peraltro bruttissimo “Domino” (2005), non sarà difficile riconoscere nelle fattezze

Fotografie per The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008)
  • The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008) Immagine 1
  • The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008) Immagine 2
  • The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008) Immagine 3
  • The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008) Immagine 4
The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008) Immagine 1
Intrigantissimo teaser distribuito al Festival di Venezia
di ‘The Ram’ quelle che già Rourke evidenziava nell’assordante action-movie di Tony Scott, di cui con grande probabilità rappresentava l’elemento di maggiore interesse, confermando anche che i muscolazzi esibiti in “Sin City” (Frank Miller, 2004) dal 56enne di Senechtady, New York, non erano poi così ascrivibili alla riverniciatura digitalizzata di quella geniale graphic novel, quanto proprio all’evoluzione anabolica delle membra rourkiane, ormai trasformatesi da contenitore sexy del rampante edonista reaganiano in “9 settimane e mezzo” (Adrian Lyne, 1986) ad armatura da bisonte in via d’estinzione, orgoglioso e forte come può esserlo una catena montuosa pochi millenni o pochi istanti prima di essere sgretolata da un sisma.
Tuttavia, il dubbio mi resta: è stato grande Rourke a immedesimarsi in un personaggio così ‘forte’ e indovinato, o semplicemente sono stati furbi gli autori ad affidargli una parte che, senza bisogno di un grande lavoro attoriale, gli sarebbe stata a pennello comunque e da subito, per i suoi recenti trascorsi di emarginazione da Hollywood, di uso di sostanze… qualsiasi, di salute precaria, di chirurgia plastica troppo invasiva (guardategli la faccia, sembra un pianeta bombardato da asteroidi di botulino) e, alla fin fine, di una traiettoria professionale e umana così coincidente con quella del suo massiccio anaeroe (‘antieroe’, difatti, mi sembra troppo).
Anche Marisa Tomei, dopo la grande performance brillante in “Mio cugino Vincenzo” (che nel 1993 le valse addirittura l’Oscar), conobbe un lungo momento di eclissi; ne seppe uscire pazientemente grazie a ruoli di donna fragile e disperata (“In the Bedroom”, “Onora il padre e la madre”) e ora, a 45 anni suonati, rieccola appassita e splendente come non mai nei (diciamo così) panni di un personaggio consunto eppure di bellissima e spigliata realtà, che duetta con Rourke/The Ram all’insegna di una solidarietà umana impacciata, intimidita e diseguale, come di due animali troppo feriti e doloranti per abbandonare la prudente sopravvivenza. Eppure, quando l’ ‘ariete sacrificale’ (come lei argutamente lo definisce ammirandone da vicino le cicatrici) si farà avanti, una donna e madre e spogliarellista alle soglie della pensione dovrà scegliere se dargli una speranza, oppure no.

Lo script di Siegel denota una certa pigrizia solo nei confronti del personaggio della figlia di Randy: affidare la gran parte del pathos alla sola espressività facciale di lei (bellina e aggressiva Evan Rachel Wood, di suo) forse aveva lo scopo di enfatizzare il rapporto epidermico tra i due, ma ottiene anche il credo indesiderato effetto di una certa frettolosità nel dipanarsi del loro incontro e della tentata riappacificazione.
Per il resto, la sceneggiatura lavora bene, e si fa apprezzare sia per lo squarcio di verità gettato come un fascio di luce dietro le quinte di quell’intricata compagnia di giro che sono i ‘wrestlers’ (il cameratismo macho e masochista, le rivalità camuffate, le comparsate per le foto con i fans a otto dollari l’una, la decadenza della gloria nel collezionismo del ricordo) sia per l’indovinato parallelo tra la pornografia morale degli spettatori a bordo ring (favolosa la sequenza in cui l’handicappato presta la sua gamba artificiale a The Ram per pestare il cattivo di turno) e quella degli avventori che infilano sudicie banconote nelle mutandine delle ragazze che si dimenano attorno a un palo. Sul comune palcoscenico attorniato dalla folla sbavante, il corpo della lap-dancer e i muscoli del lottatore sono esposti alla medesima crudele illusione, allo stesso ricatto consapevole della finzione, ad un uguale destino di effimero potere e solitudine.
Dunque, l’avventura della raffigurazione fisica, e delle metafore ad essa associate, spicca nettamente come il tratto più significativo dell’intera opera. Gesù Cristo tatuato sulla schiena dell’Ariete (grande, butterata, scolpita da fasci muscolari ed ecchimosi vecchie e nuove), e la carne da macello risorge, si fa nuova e diventa protagonista di un’epica minimale, crudelissima, di formidabile immediata empatia: Rourke e Tomei si donano al mille per cento a questa liturgia senza riscatto, e ne escono ingigantiti.
Nella promessa di cartone delle rispettive recite, ad un tempo irresistibili e patetiche, il gigante e la bambina sembrano prendersi per mano, insicuri e coraggiosi e terrorizzati, mentre il mondo tramonta alle loro spalle senza degnarsi di avvertirli.

L’avete già capito: il film è meritevole di una visione da parte del pubblico di quasi ogni specie ed età (c’è un po’ di violenza sanguinolenta, c’è una scena di sesso esplicito, quindi, ecco, i bambini sotto i tredici anni meglio di no), e vale davvero la pena di essere vissuto con attenta partecipazione; ora che ho visionato i candidati agli Oscar principali (tranne “Frost/Nixon”, porcaccia) posso dire che “The Wrestler” avrebbe dovuto giocarsela alla pari con “Revolutionary Road” e “Milk” per il miglior film (i primi due invece non hanno ottenuto nemmeno la candidatura), essendo tutti abbastanza nettamente più meritevoli - nel mio personale giudizio - dello stra-premiato “Slumdog Millionaire” e, sì, Mickey Rourke avrebbe meritato la statuetta di ‘Actor in a Leading Role’ ancor più del pur fenomenale Sean Penn. Pertanto, il voto decimale è medio-alto, e le stelle che assegno sono quattro piene. La quinta è pregiudicata dalla mia incertezza sulla vera natura della performance del protagonista (bravo lui o furba la produzione, il prossimo futuro dirà) e sul modo non completamente soddisfacente in cui, nel raccontare il sub-plot Randy-Stephanie, lo script dia la precedenza alla seduzione emotiva (valzer nel casinò in rovina) piuttosto che al racconto più approfondito delle motivazioni di lei.

I titoli di coda sono nobilitati da una canzone che Bruce Springsteen (altro ragazzo del New Jersey, appena più saggio e fortunato di Randy) ha scritto e cantato appositamente per il film: più di sempre, stavolta è INDISPENSABILE seguire i credits che scorrono dal basso in alto, accompagnati da una nenia struggente che deve molta della sua melodia a “The Ghost of Tom Joad” ma che ci fa ascoltare una dolce e disperata poesia d’asfalto, su uomini con un braccio solo che prendono a pugni il vento, cani con una sola zampa che saltellano lungo la strada, ballerini che danzano via roteando sulla loro gamba solitaria. Esseri amputati e manchevoli che cercano un soffio di vita nel crepuscolo delle loro esistenze immolate. Ascoltate quella canzone, non importa se non capite tutto: ascoltate, qualcosa vi attraverserà.

L’Ariete si era inerpicato sulle corde del ring per l’ultimo tuffo trionfale. Aveva spalancato le braccia, e chiuso gli occhi. Ad ali aperte ora si abbatte sul nero dell’inquadratura finale, e sulla faccia ravvicinata di noi spettatori, e in quel fulmineo lunghissimo momento di silenzio, proprio un attimo prima che la voce del Boss sparga le sue note ai nostri piedi, come petali rinsecchiti, capiamo che la vita e la morte possono anche essere la stessa cosa, di fronte alla resurrezione della carne.

[Cassidy, concitata da dietro il sipario] - Ma dove vai? Lì ti ammazzano!
[The Ram, sorride indicando il ring] - No, quello è l’unico posto dove non mi faccio del male.

THE WRESTLER
(Music & Lyrics: Bruce Springsteen; performed by Bruce Springsteen)

Have you ever seen a one trick pony in the field so happy and free?
If you've ever seen a one trick pony then you've seen me
Have you ever seen a one-legged dog making its way down the street?
If you've ever seen a one-legged dog then you've seen me

Then you've seen me, I come and stand at every door
Then you've seen me, I always leave with less than I had before
Then you've seen me, bet I can make you smile when the blood, it hits the floor
Tell me, friend, can you ask for anything more?
Tell me can you ask for anything more?

Have you ever seen a scarecrow filled with nothing but dust and wheat?
If you've ever seen that scarecrow then you've seen me
Have you ever seen a one-armed man punching at nothing but the breeze?
If you've ever seen a one-armed man then you've seen me

Then you've seen me, I come and stand at every door
Then you've seen me, I always leave with less than I had before
Then you've seen me, bet I can make you smile when the blood, it hits the floor
Tell me, friend, can you ask for anything more?
Tell me can you ask for anything more?

These things that have comforted me, I drive away
This place that is my home I cannot stay
My only faith's in the broken bones and bruises I display

Have you ever seen a one-legged man trying to dance his way free?
If you've ever seen a one-legged man then you've seen me

SCHEDA
THE WRESTLER (Id., Usa 2008, 104’). Regia: Darren Aronofsky. Soggetto e sceneggiatura: Robert D. Siegel. Fotografia: Maryse Alberti. Montaggio: Andrew Weisblum. Scenografia: Tim Grimes. Costumi: Amy Westcott. Musiche originali: Clint Mansell. Con Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Ernest Miller, Mike Miller, Mark Margolis, Todd Barry, Wass Stevens, Judah Friedlander, Armin Amiri. (Voto: 7)

Valuta questa Opinione

Che utilità avrà questa Opinione per una persona che sta prendendo una decisione d'acquisto?

Istruzioni su come votare

Commenti su questa Opinione
Bugsy

Bugsy

26.11.2010 13:43

... adesso dimmi perché hai dovuto ricordarmi di Marisa Tomei?! Dai... dimmelo! La vita è già abbastanza difficile. Riguardo al film, sono mesi che mi ripropongo di affittarlo. L'ora è giunta...

commissarioMerli

commissarioMerli

27.12.2009 18:41

arrivo in ritardo per gli auguri e la recensione..il lavoro mi tartassa..opi sempre alla tua altezza, un film sulla necessità di vivere, contro tutto e tutti

apo1971

apo1971

20.09.2009 20:19

ogni tanto faccio qualche sortita tra le tue opinioni più recenti con balzi temporali anche di 8 anni. Che devo dire? sono veramente colpito della tua evoluzione, sebbene io apprezzi molto anche la dote di sintesi presente nelle tue vecchie opinioni. Per quanto riguarda il Film, mi è piaciuto molto , ma lo avrei preferito più drammatico e maledetto, senza redenzione , una parabola discendente verso l'inferno della solitudine e dell'oblio (che spirito positivo vero?). sottoscrivo inoltre la perplessità di "every.day" qui sotto esposta. Un salutone - alex

Pubblica commento

max. 2000 caratteri

  Pubblica il tuo commento


Le valutazioni dell'Opinione
Questa Opinione su The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008) è stata letta 619 volte ed è stata così valutata dagli iscritti:

"Eccellente" per (97%):
  1. Bugsy
  2. commissarioMerli
  3. apo1971
e ancora altri 34 iscritti

"molto utile" per (3%):
  1. Sully_5

La valutazione generale di questa Opinione non si basa solo sulla media delle singole valutazioni.
Risultati simili a The Wrestler (D. Aronofsky - USA 2008)