F & F atto III: l'arte del drifting
19.07.2006
Vantaggi:
le belle auto, il drifting, le gomme stridenti sull'asfalto, le cromature e l'atmosfera dei raduni tuning .
Svantaggi:
completamente cambiato rispetto ai vecchi fast and furios, storia paradossale, piatta e priva di alcuna sorpresa, un filmetto un po' troppo banale
Consiglio il prodotto:
Sì
 peter82reloaded
Su di me:
Da studente a lavoratore. Il passo è bello grande!!!
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Acceso fan dei primi due episodi di quella che oramai ha tutta l'aria di essere una saga arrivata al suo terzo (e sicuramente non ultimo) capitolo, non potevo mancare alla visione di The fast and the fuorios: Tokyo Drift. Se nel 2001 Rob Coohen aveva centrato un soggetto originale e finora mai oggetto di alcuna tipologia di film e se nel 2003 il bravo Singleton aveva continuato sul filo conduttore replicandone il successo, non si può dire altrettanto per il film del 2006 targato Justin Lin. Punti di forza degli episodi precedenti sono stati sicuramente il filone poliziesco legato alle auto da tuning e la presenza di attori del calibro di Vin Diesel e di Paul Walker. Se in 2 fast 22 furios si era già sopportata l'assenza di Diesel, sostituito degnamente da Tyrese Gibson, in questo episodio il clima, già dalle prime scene, appare totalmente modificato, oltre all'assenza di Walker si nota anche che l'ambientazione e il soggetto generale è totalmente cambiato. Questa volta ad interpretare il ruolo da protagonista ci troviamo Lucas Black, nel ruolo del teenager Sean Boswell, che subito si cimenta guarda caso in una gara automobilistica sfidando con la sua utilitaria un po' vetusta un tipico bullo statunitense dotato di una Dodge Viper da oltre 500 cavalli. Sean, pilota quasi fallito nonostante la giovane età, ha diversi problemi con la legge e con l'autorità e cimentarsi nelle gare clandestine non l'aiutano di certo. È costretto a continui trasferimenti da un città all'altra degli States, a causa delle sue bravate e dei suo problemi. E così proprio alla fine della sfida con la Viper in cui si capotta distruggendo interamente la sua auto e per evitare di essere rinchiuso in un riformatorio, viene quasi costretto all'ennesimo trasferimento, questa volta la meta è quella del Giappone e della sua capitale Tokio, dove Sean deve raggiungere il padre, burbero militare stanziato nella base nipponica. I problemi del giovane sono tanti, dalla rabbia per un mondo che sente totalmente avverso nei suoi confronti, ai vari guai con la giustizia a causa della sua grande ed unica passione e motivo di vita: i motori. Ragazzo difficile da gestire, anche a Tokio, dove dovrebbe solo studiare stando lontano dalle automobili, egli non riesce a non farsi rapire dal richiamo che le auto hanno su di lui. Crede che questa sia l'occasione per ricominciare da capo e far vedere a tutti la sua stoffa e il suo talento da pilota, ma così non è, almeno all'inizio. Lui per gli altri è solo un "gaijin", uno straniero, un outsider, guardato dall'alto in basso dai coetanei. Introdotto nel mondo del tunig locale dal suo compagno di scuola e amico americano di nome Twinkie (interpretato da Bob Wow), Sean scopre il rutilante e rischiosomondo delle corse automobilistiche drift, dove esiste una vera e propria gang di giovani armati dei loro bolidi nipponici che hanno il nome di Nissan Silvia S13/S14, Nissan 180Sx/sil-Eighty, AE86, Mazda FC35, Zefiro, Skyline GTS-T, fino ad arrivare alla quasi normale Mitshubishi Evo VIII. Sean non perde tempo: il coraggio non gli manca e la prima sera arriva a sfidare niente di meno che D.K. (the king of drift, Brian Tee), il campione in carica della specialità del drift e affiliato anche alla Yakuza, la famosa mafia giapponese, essendo nipote di un boss.
Il mondo del drift è per lui cosa nuova, non sa proprio come cominciare a fare fumare le gomme percorrendo le rampe di un parcheggio multipiano, sbagliando ogni curva e distruggendo l'auto prestatagli da Han (Sung Kang). La figura come capirete non è delle migliori e la sua nomea non può che peggiorare dopo una prestazione del genere. La sua fortuna è che viene preso sotto l'ala protettrice da Han, pseudo-amico di D.K., abile a fare fruttare gli affari e che lo prende sotto i suoi ordini affinché gli possa ripagare il debito scaturito dalla distruzione della macchina nella prima gara. È grazie a lui che comincia ad entrare nel giro ed è merito suo se il protagonista, dopo ore e ore di allineamento, comincia a sapere guidare driftando, egli comincia a fare intravedere la sua abilità cominciando a riuscire a controllare il lato maggiormente impulsivo del suo carattere. A tutto questo si aggiunge anche l'inevitabile parte più love, dove Sean prede una sbandata, guarda caso proprio per la ragazza di D.K. anch'essa gaijin e dal nome di Neela (Nathalie Kelley): cosa che aumenta ancora di più l'attrito tra i due, facendo salire il livello dello scontro che trova il suo apice nella corsa conclusiva. Come già ampiamente espresso quello che ci si trova davanti è profondamente differente rispetto al contesto originale degli altri due episodi, in particolare modo, non viene mantenuto quel filo di congiunzione che legava il primo al secondo: solamente con un cammeo di Diesel nella scena conclusiva si può dire che stiamo vedendo un film alla Fast and Furios. Inutile quindi fare confronti in quanto la diversità è talmente elevata; il film si rivolge comunque alla stessa fetta di pubblico, i giovanissimi e gli amanti del tuning e delle corse automobilistiche in generale. Questa volta viene affrontato il tema particolare del drifting che rappresenta un genere di corsa che prevede la derapata o sbandamento controllato nelle curve, dove al posto di una normale frenata, per non perdere velocità, l'auto viene intraversata gestendo il controsterzo e controllando l'accelerazione. La tecnica in questione è una delle più complicate e solitamente la si vede compiere solamente dai rallisti professionisti. Viene anche in qualche modo spiegata l'evoluzione che questa tecnica ha avuto in oriente, con le prime sfide di drifting sui tornanti delle colline fuori Tokio, dove Sean viene addestrato da Han, fino alle sfide illegali nei contesti metropolitane per le strade della capitale nipponica e per gli stretti cunicoli e rampe che si trovano nei parcheggi multipiano di cui Tokyo appare piena.
Al regista di origine taiwanese Justin Lin non si possono certo fare appunti sulla quantità e sulla qualità delle autovetture, che visto il contesto nippo, non potevano certo non essere made in oriente: tante e belle le autovetture, il modo con cui viene fatta bella mostra di loro, nei tipici raduni notturni dove fanno sfoggio le livree coloratissime e i vani motore cromatissime, attorniate da ragazze con carrozzerie altrettanto attraenti. Un po' fuori luogo invece il contesto della sceneggiatura, che se da un lato può apparire positivamente distaccata dagli altri episodi originali, dall'altro affronta delle problematiche forse troppo grandi per essere trattate in un film del genere, e quindi solo accennate e non scavate in profondità: come lo scontro tra due diversissime culture come quella occidentale e orientale che alla fine scopriamo nemmeno troppo diverse, oppure come le difficoltà di un teenager nello trovare i giusti stimoli al giorno d'oggi. Quello che posso dire è che si tratta di un film troppo piatto, nonostante le sgommate, le auto lustre e gli inseguimenti a 300 km/h per il centro di Tokyo, potrei persino definirlo anche banalotto e sempre privo di sorprese, che non ricalca nemmeno per qualche momento l'atmosfera che si respirava negli altri capitoli. Forse sono gli atri due che io, da grande fan, ho sopravalutato, oppure è proprio questo Tokyo Drift a non dare gli stessi stati d'animo e le stesse sensazioni. Una considerazione che mi viene spontanea da fare è questa: se in meno di cinque anni Fast and Furios ha rivoluzionato in qualche modo le modalità di vedere il tuning da parte di molte persone ed è riuscito ad incassare più di 200 milioni di dollari con il primo episodio, riuscendo ad aumentare ancora di più con il secondo, facendo vendere qualche decina di milioni di dvd, non è che l'ambientazione e la produzione da parte di Neal H Moritz siano una grande mossa pubblicitaria per catturare tutta una nuova serie di fan della parte orientale del mondo. Infatti appare abbastanza distorta e in contrasto con il contesto generale l'ambientazione in quel di Tokio, che se appare spettacolare dal punto di vista visivo e delle corse, di certo non si può apprezzare appieno come se fosse stata una Los Angeles o un'altra città USA. Quindi secondo me, questa ennesima produzione è di un gradino più sotto alle precedenti, soprattutto per la piattezza della storia in generale e per l'assoluta mancanza di sorprese, si merita solamente un 5, facendo in qualche modo rimpiangere Mr Toretto. Anzi l'unico motivo per cui andrebbe visto è proprio la sua presenza con un cammeo nella scena finale, che si vede bene dal non lasciare spalancata una porta per un possibile e plausibile altro sequel. Ritornando un secondo al film , vorrei precisare, che tutte le prove attoriali, non sono di livello, solo sufficiente la prova del protagonista Lucas Black, un gradino sotto invece tutti gli altri, compreso Brian Tee e la bella Nathalie Kelley che non riescono a catturare appieno lo spettatore. Un po' meglio va per Sung Kang che nel ruolo di Han riesce ad esprimere qualcosa di più Voto: 5 *** per eccesso ed essendo davvero generosi, d'altronde sono un accanito fan della serie.
The Fast and the Furious: Tokyo Drift Titolo originale: The Fast and the Furious: Tokyo Drift Nazione: U.S.A. Anno: 2006 Genere: Azione Durata: 104' Regia: Justin Lin Sito ufficiale: www.thefastandthefurious.com Sito italiano: www.fastandfurious3.it
Cast: Lucas Black, Nikki Griffin, Bow Wow, Brian Tee, Nathalie Kelley, Zachery Ty Bryan, Daniel Booko Produzione: Original Film, Universal Pictures Distribuzione: UIP Data di uscita: 14 Luglio 2006 (cinema)
Sceneggiatura: Alfredo Batello, Chris Morgan, Kario Salem Fotografia: Stephen F. Window Montaggio: Dallas Puett Musica: Brian Tyler NOTA BENE: errore nel titolo del prodotto/film Ercolani non è il regista che è Lin
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13.12.2006 01:09
ottima recensione sul serio..pero' sono in disaccordo con la tua critica, anch'io patito degli altri 2 capitoli. Ritengo che finalmente viene fatto qualcosa di diverso mostrando oltre che le macchine anche la vita a Tokyo (o per meglio dire del Giappone..io ci sono stato ed e' proprio cosi!),qualcosa che non viene fatto in nessun film occidentale e poi tra l'altro risulta quasi serio quando muore l'amico del protagonista. Ovviamente tutto considerato la tipologia del film.
05.10.2006 11:44
E' un film???? scusate ma non me ne sono accorto...... velocità e drift la fanno da padrone ma il resto dovè? interpretazione degli attori e dialoghi? zero...., Tokio? affascinante città l'unica nota positiva.... cè di meglio sicuramente.
03.09.2006 18:42
Ottima opi.......anche io l'ho commentata...........niente a che fare con le prime due....★ ★ ★ ciao Õ|ßå|Ð ★ ★ ★