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Ti lascio una canzone - Artisti vari

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Piccoli grandi artisti crescono!

5  20.09.2009

Vantaggi:
Buona musica e belle interpretazioni

Svantaggi:
Poca varietà, pezzi troppo omogenei

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

Voce artista

Originalità

Design del disco

continua


reddy147

Su di me: "Like stars across the sky we were born to shine all of us here because we believe". Purt...

Iscritto da:23.12.2008

Opinioni:33

Fiducie ricevute:6

In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 15 utenti Ciao

Per tutta la primavera Antonella Clerici e la sua "banda" di talentuosi giovanissimi cantanti hanno accompagnato il sabato sera di moltissime famiglie. Premettendo il fatto che in genere sono molto scettica riguardo questo tipo di trasmissioni, mi sono dovuta ricredere dopo aver ascoltato questo incredibile raccolta, e dopo aver visto le performance di questi bimbi dalle voci adulte su youtube.
La compilation, già disco di platino a detta di Cecchetto, è costituita da due cd. Uno eseguito dai ragazzi della prima edizione, e uno da quelli della seconda. Non tutti i ragazzi del programma cantano un brano (e questo è un vero peccato!), sono state selezionate, suppongo, le canzoni che hanno riscontrato maggior successo, ma in realtà io non ho ben capito il criterio di scelta (dov'è, per esempio, la straordinaria interpretazione di "Vivrò (senza te)" di Veronica Liberati???).
In ogni modo, il primo cd (canzoni della prima edizione) si apre con la sigla del programma. Una sorta di medley di poco meno di tre minuti che comprende una strofa della versione italiana di "Something Stupid" di Frank Sinatra, una strofa di "Noi, ragazzi di oggi" e un pezzo tratto da una delle sigle di Pisano, di cui non mi ricordo il titolo, cantato da Antonella Clerici (che, forse, era meglio evitasse questa brutta figura...soprattutto visto l'alto livello dei ragazzi!).
Il secondo brano, un classico di Fred Buscaglione "Eri piccola così" (leggermente revisionato in una strofa, data l’età dell’interprete, nella quale le sigarette sono state sostituite dalle caramelle e i "tre sette" dalle frittelle!) è cantato da Ernesto Schinella (undici anni al tempo dell’incisione), che con teatralità e simpatia si cala nei panni del rude Fred senza sfigurare affatto.
Abbandonate le atmosfere degli anni ’40 ci troviamo catapultati, dalla terza canzone, direttamente al 1986 con un classico della musica italiana, “Caruso” di Lucio Dalla, interpretato a dispetto della consuetudine da Simona Collura, una dodicenne dalla voce leggermente rauca, davvero intonata e con una buona estensione.
Più “adulta” la voce della quarta traccia, la quindicenne Serena Rizzetto, esegue “È tutto un attimo” di Anna Oxa, acuti e buon controllo armonico della voce rendono l’esecuzione quasi perfetta. Voce graffiante e profonda fanno sì che la ragazzina abbia qualcosa di “oxiano” e che quindi sia adatta al pezzo, nonostante il fatto che spesso si ha l’impressione che questo brano sia peculiarità esclusiva, considerando soprattutto il testo, dell’eclettica (caratterialmente e vocalmente parlando) Anna Oxa .
Ancora una voce femminile , e oserei dire una delle migliori di tutta la compilation, per la quinta canzone. Giuliana Danzé esegue "La voce del silenzio” di Tony del Monaco, conosciuta da tutti, però, nella versione di Mina. Ed è proprio con la tigre di Cremona che il confronto è inevitabile. Giuliana, a dispetto dei suoi quattordici anni, ha una voce molto matura, calda e armonica. Un’indubbia preparazione (comune a tutti i ragazzi per la verità) fa sì che riesca a gestire le difficoltà esecutive del brano restando sempre fedele al testo e al significato profondo del pezzo (di Mogol e Paolo Limiti peraltro), dando comunque un tocco personale all’interpretazione.
Si continua con un altro pezzo di Mina, “le mille bolle blu”, forse meno difficile del precedente ma egualmente ben interpretato da Caterina Frola (tredici anni), che come la ventunenne (nel 1961) Mina gioca con le strofe di questa canzone, ancora oggi moderna, senza tradire la giovane età. Anche per lei competenza musicale e voce adulta sostengono un’ottima (e divertente) esecuzione.
Un altro classico anni ’80 (anzi 1988) al settimo posto; “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri interpretato abilmente dal quattordicenne Gabriele Tufi; voce calda per questo giovanissimo, che a parer mio nonostante gli elogi della giuria, non si esprime al massimo delle sue potenzialità. E regge a fatica il confronto (impossibile da farsi) con la versione originale. È comunque da premiare la valenza tecnica di questo ragazzo, che, gusti a parte, dimostra competenza e capacità.
L’ottava canzone del primo cd introduce il primo “gruppo”, I poco de bonos, alias Ernesto Schinella (quello di prima), Pasquale Greco e Vincenzo Civita; i tre bambini (età media dieci anni e mezzo) come Gianni Morandi, Enrico Ruggieri e Umberto Tozzi al Festival del 1987 intonano “Si può dare di più” con decisione e sicurezza. Le voci questa volta (fortunatamente) rivelano l’età dei piccoli cantanti e rendono il pezzo ancora più simpatico. In mezzo a tanti “mostri di bravura” ecco finalmente delle voci, intonate sì, accurate e con studio alle spalle, ma ancora innocenti, e che sembrano dimostrare al mondo cosa vuol dire cantare per il puro gusto di farlo.
Un'altra canzone dalle atmosfere partenopee per Simona Collura che si cimenta in “Cu’ mme” , portata in auge da Roberto Murolo e Mia Martini nel 1992. Il brano presenta notevoli difficoltà, dal testo in dialetto alle complessità armoniche esistenti, ma Simona regge e realizza un’ottima re-interpretazione di questo, ormai, classico della musica italiana.
Volo diretto per l’America a quattro canzoni dalla fine tramite l’eccezionale voce di Giuliana Danzé che si cimenta in un pezzo di Liza Minnelli, l’intramontabile “New York, New York”, e contro ogni possibile previsione questa ragazzina riesce a realizzare una sorprendente versione dello storico pezzo: azzecca atteggiamento e note manifestando un’insolita (data l’età) sicurezza e padronanza nella gestione dell’esibizione.
Ancora Ernesto Schinella e di nuovo una canzone di Massimo Ranieri per l’undicesima traccia, “Erba di casa mia”, Ernestino, che con il microfono ci sa fare e si muove molto bene sulla scena, canta sicuro questo successo degli anni ’70, senza particolari pretese e arroganze; il risultato è un buono.
Omaggio a Luigi Tenco con una versione duettata di “Mi sono innamorato di te”; Manuela Rinaldi e Luigi Dragone intonano dolcemente questo brano senza alterarne la struttura originale. Timbro acuto per lei, profondo per lui. un incontro di opposti che risulta vincente.
“Il mio canto libero” cantato da tutti i ragazzi del programma è il tredicesimo motivo. Sono ben riconoscibili le voci degli interpreti delle precedenti canzoni e cantano anche, in maniera altrettanto buona, tutti gli altri bambini, le cui esibizioni non sono state incluse nella compilation. Il capolavoro di Mogol/Battisti ritrova vigore in questa versione grazie all’accordo di voci e stili tanto diversi tra loro. Toni alti e bassi armonizzati in modo da ottenere l’effetto più adatto in relazione alla significato di ogni strofa. Un piccolo capolavoro. Altrettanto buono, a parer mio, è stata la realizzazione con il gruppo della seconda edizione di “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero, purtroppo non inclusa nella compilation.
Chiude il primo cd, Andrea Faustini (tredicenne) più volte premiato dalla giuria nel corso del programma, che intona “Per amore” di Mariella Nava. Questo ragazzo dalla voce nasale stupisce per la sua dimestichezza con le note e le variazioni di modulazione, nonché per la sua tendenza ad arrivare a toni abbastanza alti nonostante la giovane età.
Il secondo cd invece raccoglie il meglio della seconda edizione del programma; aprono “le danze” le Belle Bimbe (decisamente le mascotte del programma), cinque bambine (dagli otto agli undici anni) tutte pepe, tra le quali spicca, senza ombra di dubbio, per carisma e vocalità la dolce Viola Cristina, che “dall’alto” dei sue nove anni è già una piccola diva. Il pezzo “Mamma mia”, tratto dall’omonimo musical, è interpretato canonicamente, anche se con una pronuncia un po’ azzardata e uno stile molto da Zecchino D’Oro, ma che si pretende, in fondo, sono semplicemente bambine.
Mario Scucces (dodici anni), intona con maestria un altro pezzo storico di Massimo Ranieri, “Se bruciasse la città”, nella seconda traccia del cd. Il giovane interprete ha ancora una voce bianca e pura, ma la sua capacità canora è già notevole. Riesce a modulare la voce con precisione, e risulta davvero piacevole da ascoltare.
Il primo dei “tre tenori” (in assoluto, a parer mio, la rivelazione del programma) appare alla terza posizione, il quattordicenne Gianluca Ginoble esegue un pezzo classico del repertorio di Andrea Bocelli, “La luna che non c’è”. Gianluca sembra avere la stessa voce del tenore toscano, e indubbiamente, l’ammirazione che prova per questo grande della lirica internazionale lo porta ad imitarlo nella modulazione dei suoni e nella gestione delle note. Il risultato è perfetto, il ragazzo ha potenza e dolcezza e una voce da brividi. Superbo.
Ecco apparire il terzo gruppo del programma, I Tremendi, queste tre piccole pesti dalle facce furbette cantano “Quando vedrai la mia ragazza” di Little Tony. Così come le Belle Bimbe anche loro tradiscono la loro vera età (per fortuna!) e sembrano davvero appena usciti da un programma del Mago Zurlì, ma questa loro ingenuità fa sì che entrino più velocemente nel cuore di chi li ascolta, e tutte le inesperienze tecniche passano in secondo piano.
Il secondo tenore del terzetto è Ignazio Boschetto che si cimenta in “Quando l’amore diventa poesia” di Massimo Ranieri (che nella versione originale duettava con Orietta Berti). Boschetto ha quattordici anni e una voce profonda e matura. L’esecuzione è qualcosa di eccezionale: acuti, impostazione sicura e controllo delle note, ottima modulazione, senza contare una vocalità straordinaria. Tanto studio alle spalle, ma soprattutto una certa dote naturale, rendono questo ragazzo una promessa (si spera) della canzone italiana di alti livelli.
Nome impronunciabile e origini indiane per Sara Althdurage (dodici anni) che intona “Che m’importa del mondo” di Rita Pavone, con la quale condivide un timbro profondo e strutturato nonostante la giovane età. Niente acuti particolari né straordinarie estensioni per un pezzo delizioso eseguito con cura e precisione.
Immancabile (considerato il testo e lo spirito del programma) “Io canto” di Riccardo Cocciante alla settima traccia. Eseguita da Federico Berto, intonatissima voce bianca, questa versione è a metà tra quella originale del 1979 e quella realizzata da Laura Pausini nel 2006, soprattutto per la non definizione del timbro del giovanissimo interprete. Il risultato è comunque di buon livello, e l’interpretazione risulta molto appassionata e sentita.
Meglio (a parer mio) di Tiziana Rivale, Micaela Foti (quattordici anni), canta “Sarà quel che sarà”, ottavo brano del cd. Micaela “sente” la musica e le parole, le interpreta e le fa sue. Questa “partecipazione” al significato del testo, unita ad una solida preparazione musicale danno vita ad un pezzo orecchiabile e davvero piacevole da ascoltare.
Di nuovo Mario Scucces con “E la chiamano Estate” di Bruno Martino. Le caratteristiche vocali di Mario, di cui ho già parlato, lo rendono adatto a questo pezzo dal sapore antico e (forse) a tratti un po’ lagnoso.
Il piccolo Luigi Fronte (consiglio di vederne l’esibizione su youtube; è STRAORDINARIO! Ha presenza scenica e carisma, un futuro showman!) canta “Patatina”di Gianni Meccia. Timbro profondo e atteggiamento furbetto rendono l’esibizione semplicemente deliziosa. Credo che fonderò il suo fan club!
Le ultime tre tracce sono una delizia per l’udito; inizia Sonia Mosca che esegue “I have nothing”, e regge egregiamente il confronto con la Houston (almeno per quel che riguarda l’esecuzione), naturalmente Sonia non ha l’abilità, né il timbro della cantante americana, ma bisogna ricordarsi che stiamo parlando di una quindicenne!
Poi di nuovo Ignazio boschetto con “La nostra favola” di Jimmy Fontana, ed infine il terzo tenore del “trittico”. Piero Barone, il quindicenne agrigentino che canta ai matrimoni, il più “lirico” dei tre, intona “non ti scordar di me” di Beniamino Gigli. E come un tenore professionista (e sfido chiunque a capire che è solo un ragazzo!) non sbaglia una nota né un attacco. Sublime. Non esistono altre parole per descrivere questa voce e quest’interpretazione.
Nel complesso la compilation raccoglie classici della musica italiana e i ragazzi hanno tutti davvero ottime basi alle spalle e bellissime voci. Per i nostalgici della musica “d’altri tempi” e per i cultori del “saper cantare” non può mancare, per tutti gli altri una possibile chicca.


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piersilvio

piersilvio

10.01.2011 09:22

eccellente recensione

silvano.silvano

silvano.silvano

03.06.2010 12:59

Grazie per l'ottima segnalazione.

diavoletta90

diavoletta90

15.03.2010 18:52

bravissima!

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