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Vantaggi Dialoghi italiani magistrali, un continuo rimbalzare fra malinconia ed ironia
Svantaggi Distribuito male in Italia
"Questa è la storia vera del mio villaggio...". Così finisce il racconto dello scemo del villaggio, del matto, che salva tutti i suoi amici dall'olocausto con un'idea che lo stesso rabbino troverà geniale. Fingersi deportati su un finto treno con destinazione Russia e poi la Palestina, la terra promessa. In queste parole c'è tutto il sogno di un uomo che ha riscattato la sua situazione di Matto con un'idea, l'unica geniale della sua vita... o quasi. In questa parola, quasi sospirata alla fine del film, viene fuori tutta la bellezza di questo film. Il treno della vita è stato un sogno, l'idea di una fuga perfetta organizzata da tutto un villaggio - tutto un popolo - dal destino che altri avevano stabilito per queste persone. Ma è anche la sintesi del sogno di un uomo che si è trovato "... per caso..." ad essere il matto. "Io volevo fare il Rabbino, ma quel posto era già occupato e quindi ho fatto il matto!" In una sola frase la storia di un uomo, raccontata con l'ironia di un popolo, tanto antico da averne viste troppe per non affrontare l'esistenza con un misto di malinconia ed ironia. Tutto ciò si sintetizza nella lingua parlata da questo popolo, l'Yiddish, che uno dei personaggi definisce come "... un tedesco con ironia... ciò che vi chiedo per diventare tedeschi è di non essere ironici!".
Le parole del Matto, però, sono anche la sintesi della tragedia di un popolo, che si è visto distrutto, dentro e fuori, e tutto per un caso. Chi si è salvato? Il migliore, il più forte... chi? La risposta è nelle parole del Matto. "... lo sono diventato per caso". In Maus, Art Spiegelman dice: "... i sopravvissuti si sono salvati per caso". Ironico, non è vero? Quello di Schlomo il Matto è un sogno, un utopia, quella della fuga e della conciliazione fra nazisti, ebrei e zingari. Grandiosa la scena in cui gli ebrei e gli zingari si incontrano nel loro comune destino di fugiaschi e terminano in un canto che è fusione delle due culture, delle due anime.
I dialoghi di Moni Ovadia sono una continua presa in giro di tutto e tutti, accompagnado scene magistrali. Come dimenticare il conflitto interno al treno fra ebrei che impersonano i nazisti - ... non è nazista chi vuole esserlo ma chi se lo merita... - e gli ebrei divenuti comunisti - ... i vagoni saranno amministrati da soviet eletti dal popolo... i deportati dormiranno nei vagoni dei tedeschi... fuggiamo dai nazisti e ci rivedremo a Mosca... - rappresentazione della stupidità dei totalitarismi che hanno creato divisioni fra gli uomini.
L'utopia di Scholomo continua: "Che importa? Vi siete mai chiesti invece se l'uomo esiste?... Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo ha creato Dio solo per inventare se stesso... E' l'uomo che bisogna cercare".
In tutto ciò, resta il treno, distrutto e ricostruito, comprato e reso sacro dalla sua missione. Il treno fermato, deviato, salvato. Il treno che realizza l'utopia di fuga di Schlomo, inseguito dai partigiani che lo credono tedesco e vogliono distruggerlo senza mai riuscirci, che fugge dall'incubo continuo dei tedeschi, quelli veri, quelli cattivi.
Il film termina con Schlomo che termina la sua storia in un immagine che non avremmo voluto e che tiene separata l'ironia della storia di Schlomo dalla realtà storica (contrariamente a Benigni che ne La vita è bella porta l'ironia della sua fiaba all'interno dei campi).
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naiade 31/01/2007 19:20
daniela4 17/12/2006 08:41
nikki-fdg 21/11/2005 19:51
guarda, ho scritto un'opinione, ma mi pento di non aver scritto la tua. Molto azzecata, precisa, coglie esattamente quanto trasmette questo film straordinario. I miei complimenti perchè hai usato veramente le parole giuste per trasmettere quanto è eccezionale questo film
Mabuse 04/02/2005 20:19
Ottima recensione !
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Un film bellissimo, che all'uscita avevo perso, ma ho recuperato su Sky