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Opinione

per Troy (Petersen, Wolfgang)
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4 Stelle Il Gladiatore Signore dei Cavalli…
72 su 72 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi ambientazioni suggestive, epiche battaglie, infarinatura di mitologia greca

Svantaggi il povero Omero sarebbe inorridito nel vedere come è stata stravolta la sua opera: fortuna che fosse cieco (e che sia morto già da un po')

Dettagli

Genere drammatico
Età minima per tutti
Regia buona
Attori convincenti
Sceneggiatura buona
Colonna Sonora appropriata
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

Albes Dal 2 mar 2004

L'ipocrisia è l'omaggio che la verità rende all'errore [George Bernard Shaw] / Se c’è un rimedio... continua

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Era solo questione di tempo! Come poteva Hollywood resistere alla tentazione di rappresentare uno dei più grandi poemi epici mai scritti? Doveva solo aspettare il momento opportuno. E così ha atteso che Russel Crowe, con i suoi combattimenti in giro per le arene dell’impero romano, desse modo all’americano medio di realizzare che l’inizio del mondo andasse retrodatato rispetto al 1492, e che Peter Jackson ci deliziasse con ore di battaglie tra qualunque essere si potesse trovare nella terra di mezzo. Ora forse risulterà un po’ più chiaro il titolo sibillino che ho scelto per questa opinione. Prendete a piene mani dal Gladiatore, per gli stereotipi del periodo greco-romano, e dal Signore degli Anelli, per l’epicità delle battaglie, date una spruzzatina di Baywatch (sia perché i guerrieri somigliano più a bagnini delle spiagge americane che a combattenti dell’antica grecia, sia perché le riprese si sono svolte tra California e Messico), di Beautiful per gli intrighi e per gli innamoramenti, e di Conan il barbaro, e il film-epico in “spada e sandalo”, come qualcuno lo ha definito, è bello e pronto!

Il film prende come pretesto (è solo “ispirato” all’Iliade, e Petersen lo “confessa” tra i titoli di coda) l'Iliade di Omero per infilare una trama sotto le battaglie e le imprese dell’“eroe bello”, che sono alla fin fine il vero fulcro della fatica cinematografica del regista di Air Force One, Virus letale e La storia infinita. Un po’ come certi filmetti: scelgono il titolo, che può essere “Biancaneve sotto i nani” o “L’albero delle zoccole”, solo per decidere i costumi, ma poi l’importante è fare vedere la “ciccia”. Qui è la stessa cosa, cambia solo la “ciccia” da far vedere: variando il modo di vestire i combattenti, la cosa importante resta comunque dar vita a battaglie pantagrueliche con grande clangore di spade e profusione di sangue. La trama (dell’Iliade, e, parzialmente, del film) è molto in breve questa: 3200 anni fa, Paride, principe di Troia, che dopo averla combinata grossa con la storia del pomo della discordia non ne azzecca più una, non trovando in patria donne che gli aggradassero, rapisce, con l’aiuto di Venere, la bella ma infedele Elena, regina di Sparta e moglie del re Menelao. Il re non la prende bene e muove guerra contro Troia, dando vita con le sue truppe ad un assedio decennale. L’eroe dei greci è il pelìde Achille, mentre il guerriero simbolo dei troiani è il figlio primogenito di Priamo e fratello di Paride, Ettore. La città verrà espugnata soltanto grazie al famosissimo stratagemma dell’omonimo cavallo...

Parliamo un po’ dei personaggi. La caratterizzazione è stata fatta praticamente sgrossandone i tratti con un machete. Il buono è chiaramente buono, il cattivo indubitabilmente cattivo. Niente scale di grigio: o è bianco o è nero. Ad esempio, in realtà, nell’Iliade il fiero Ettore prende le armi di Achille dopo aver ucciso Patroclo, così come la tradizione gli permette, per cui non è il cavaliere senza macchia che il regista ci impone di credere. Comunque, alla fine, poco importa. Ovviamente un discorso a parte e molto più lungo merita Achille, grande protagonista del film. Il povero Brad Pitt ha dovuto allenarsi 7 mesi per arrivare ad avere il fisico da eroe palestrato che si vede nel film e per riuscire a combattere, bersagliere ante-litteram, sempre di corsa e sempre saltando. E pensare che sarebbero bastati ulteriori pochi minuti dal barbiere per rendere il tutto più credibile, tagliando la lunga zazzera bionda, che attira gli spettatori, e soprattutto le spettatrici, del 2000, ma che risulta solo plausibile, ma non probabile, nel Peloponneso di qualche migliaio di anni fa. E anche i combattenti sono in perfetto stile “un mercoledì da leoni”: sembra che siano sulla spiaggia non tanto per combattere quanto per saltare sul loro surf e andare a cavalcare le onde, tutti muscolosi allo stesso modo, tutti che ricordano più fattezze vichinghe che mediterranee, anche questo plausibile, dato che erano indo-europei e non mediterranei, ma non probabile. Per l’“ira funesta” del pelìde Achille, cantata da Omero, c’è poco posto, in mezzo alle migliaia di combattenti che si danno battaglia in spiaggia, agli effetti speciali, che ormai non si negano a nessuno, alle scenografie esagerate, dove non devono mai riuscire a trovare comodamente posto né gli eserciti né le flotte, perché talmente smisurati da non poter essere contenuti nell’inquadratura, e che possono essere visti nella loro interezza soltanto dall’alto, osservati dagli occhi compiaciuti degli dei. L’Achille di Petersen risulta, alla fine, più simile ad un bullo del Bronx, irascibile, strafottente e spaccone, che all’eroe descritto da Omero. Riassume il carattere del personaggio il suo primo ingresso sul campo di battaglia: dimenticatosi che c’era una guerra, continua a dormire (insieme a due fanciulle) e arriva in ritardo all’appuntamento con la gloria, tra due ali di folla che si aprono mentre passa in groppa al suo cavallo. Molto intensa, invece, la scena di Priamo che implora un infastidito Achille di consegnargli il corpo del figlio Ettore, vera scena madre del film. Vengono annoverati nel cast due personaggi che già una certa esperienza in fatto di battaglie con “il signore degli anelli” se l’erano fatta: Orlando Bloom, che tolta la parrucca bionda dell’elfo Legolas, si lascia comporre sul capo le treccine di Paride (ma, nostalgico della trilogia di Peter Jackson, continua anche qui ad usare arco e frecce con perizia), e Sean Bean, che smessi i panni del Boromir Tolkieniano, interpreta il saggio Ulisse. La recitazione delle donne merita una citazione a parte: sponsorizzata dalla kleenex, Elena, Andromaca, Briseide non fanno altro che piagnucolare e lamentarsi con i rispettivi compagni. Un minimo di spessore in più non ci sarebbe stato affatto male.

Per chi vuole conoscere alcune delle più importanti incongruenze del film rispetto all’Iliade, può ancora indugiare con le prossime righe, altrimenti, si può senz’altro passare avanti (tanto, il film è solo “ispirato” all’Iliade, e non pretende di esserne rispondente, quindi Petersen può fare un po’ come vuole). Non può essere Ulisse a convincere Achille a partire per la guerra dato che lo stesso Ulisse si fingeva pazzo per non partire. Inizialmente, la schiava presa dai greci non è Briseide ma Criseide, che viene poi scambiata con Briseide perché Agamennone deve restituirla a Crise, sacerdote troiano di Apollo. Il duello tra Paride e Menelao termina con la vittoria di quest’ultimo; poi Athena guida la freccia di un illustre sconosciuto, Pandalo, capo dei Lici, a colpire il re di Sparta, ma non ad ucciderlo. È in seguito a questo che si accende la battaglia tra Greci e troiani, e non dopo che Ettore uccide Menelao (evento non accaduto nell’Iliade: Menelao rimane vivo per tutta l’Iliade). Mancano svariati eroi di importanza quasi paragonabile ad Achille. Enea, che in realtà non compare solo durante la fuga col vecchio padre Anchise sulle spalle, ma, essendo uno dei migliori guerrieri troiani, partecipa a pieno diritto alla guerra (e non gli viene certamente chiesto da Paride se è in grado di usare una spada). Addirittura, Enea affronta Achille, prima che questi affronti Ettore, e i due fanno anche una lunga chiacchierata. Nelle opposte fila, mancano Diomede ed Aiace Telamonio. In particolare, quest’ultimo affronta Ettore prima di Achille. Solo dopo Achille, che si trova già su un campo di battaglia, affronta Ettore, anch’egli già sul campo di battaglia, e non va a chiamare Ettore a casa così come si fa dalle mie parti quando il citofono è rotto! Il corpo di Ettore viene trascinato per parecchi giorni per farne scempio, e non viene semplicemente portato via, come fa Achille nel film. Il duello di Ettore non è così eroico: infatti, Ettore, in preda al terrore, scappa per ben tre volte davanti ad Achille, ed i due per tre volte fanno l’intero giro delle mura di Troia. Solo dopo Achille conficca la lancia nello stremato Ettore. Mancano Cassandra ed Ecuba, moglie di Priamo. Patroclo non è il cugino di Achille, ma solo un amico, ed inoltre è più grande di Achille, ed era stato posto da Peleo al fianco del giovane figlio per proteggerlo. E tutti e due non sono più dei giovanotti. Ed inoltre, tra i due c’è qualcosa di più della semplice amicizia, sentimento non “politically correct” e quindi non inserito nel film, mentre si indugia sull’amore tra Achille e Briseide, che non c’è nell’opera omerica. L’Iliade termina con le esequie di Ettore. Tutto il resto (cavallo, distruzione di Troia), che Petersen, quasi si fosse accorto che erano già passate quasi due ore e mezza e doveva mettere ancora un bel po’ di cose, liquida in poche scene, è riportato nell’Eneide. Non è Paride che suggerisce ai compatrioti di bruciare il cavallo, bensì Laocoonte, che verrà per questo punito da Nettuno che manda due serpenti marini che divorano lui e i suoi due figli (e questo fu il segno che convinse i troiani a portare il cavallo all’interno delle mura). Infine, Priamo è ucciso da Pirro, figlio di Achille, o da Neottolemo (sono la stessa persona), ma non certo da Agamennone. Basta! Ho già annoiato a sufficienza.

Per concludere, vado con il solito “angolo del pignolo”. Il sole non può sorgere sul mare, come avviene invece durante tutto il film, perché Troia si affaccia sul mare verso ovest, per cui sul mare il sole tramonterebbe, e non sorgerebbe. Le guardie troiane appaiono oltremodo svampite, se danno l’allarme suonando la campana solo nel momento in cui già l’intera flotta è visibile sullo specchio di mare antistante la città. Le navi si arenano un po’ troppo dentro la spiaggia: la discesa per i soldati è sicuramente più comoda, ma è poco credibile che navi di quel tipo potessero superare senza difficoltà i fondali sabbiosi frontistanti Troia senza incagliarsi prima.

In definitiva, vi consiglio tutto sommato di andarlo a vedere, tenendo però presente che non uscirete dal cinema sapendo tutto dell’Iliade, ma comunque avrete passato quasi 3 ore gradevoli. Avrei voluto mettere 3 stelle e mezzo, ma visto che non è previsto, che mi sento buono e che voglio premiare l’impegno, ne metto 4 e non se ne parli più (giusto per distinguerlo da Van Helsing, cui ne ho generosamente date 3). So che non ho bisogno di addurre ulteriori motivazioni per convincere i (anzi, le) fan di Brad Pitt ad andare a correre a vedere il film con il loro eroe più volte ignudo a “giacere” ora con Briseide ora con altre ragazze. Per i non-fan di Brad Pitt, per quelli cui non piacciono le battaglie, se non vi interessa nulla della mitologia greca, se 2 ore e 3/4 vi sembrano troppe per un film... in tal caso, è meglio fare altro.

Invece, se avete visto Troy e non vi è bastato, non preoccupatevi! In cantiere nella frenetica Hollywood ci sono già: Alessandro Magno di Oliver Stone, una miniserie sull’ascesa di Ottaviano Augusto e una, più generale, sulla storia di Roma. Intanto, Enea, protagonista qui solo di una comparsata, ed Ulisse scalpitano in attesa degli inevitabili sequel!

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Pagina 1 di 16 | 1 - 5 di 77 commenti
  • miagolio77 20/06/2009 17:06
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Aily 26/03/2009 09:01
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Evvivaaaaa!!! Qualcun'altro si è accorto delle "famose albe" sul mare a Troia!!!!!!! Aggiungo: le armi sembrano di ferro ma in realtà siamo nell'età del bronzo. Aiace non viene ucciso ma si suicida dopo che Ulisse gli sottrae le armi di Achille. Sparta non è sul mare come fanno vedere all'inizio ma Paride e Elena salpano da Ghitio. Ulisse più che convincere Achille lo induce a scoprirsi, pur travestito da donna, perchè nasconde armi in mezzo agli abiti femminili che ha portato in dono. In questo modo Achille è costretto a partire. Menelao non muore anzi si trova pure nell'odissea dieci anni dopo la fine di Troia. Achille non è nel cavallo ma è ucciso da Paride il quale nonscappa con Elena ma muore ucciso da Filottete con una freccia avvelenata. Insomma bellissimo Brad Pitt ma pessima ricostruzione storica

  • gategate 29/09/2007 08:17
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Adoro andare a caccia dell'errore... e qui il bottino è grande! :-D Dopo le cirtiche (giustificate) mi aspettavo quasi mezza stellina, generoso!

  • janicot 22/03/2007 19:05
    Ha valutato l'opinione
    Utile
  • Asragorn 27/01/2006 01:47
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
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