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Vantaggi Ambienti, costumi, scenografie, interpreti; pochi momenti di classe nella sceneggiatura; il personaggio di Ettore.
Svantaggi La peploitation post-Gladiatore è datata, lo script discontinuo, le musiche nascoste da un infelice missaggio.
Dettagli
| Genere | guerra |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | buona |
| Attori | decenti |
| Sceneggiatura | buona |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Attenzione: opinione lunga ma, sinceramente, pensavate di cavarvela con tre righe?
Paride, principe troiano dongiovanni, la fa grossa: rapisce per amore la bellissima Elena, sposa del re spartano Menelao, e mette il ben più responsabile fratello maggiore Ettore di fronte al fatto compiuto: rotta verso casa, ma sarà guerra. Agamennone, capo guerrafondaio della Grecia unificata, si sfrega le mani: col pretesto di una riparazione d'onore potrà papparsi anche l'ultimo baluardo di resistenza a Est, la potente e orgogliosa Ilio di Re Priamo. Per farlo vuole al suo fianco l'incontrollabile ronin Achille, nato da una dea per essere il più grande guerriero di tutti i tempi, e che non può certo mancare alla sfida del secolo. Sbarco, assedio, equina penetrazione notturna e rogo finale della città nemica, ma in mezzo, beh, in mezzo ci sta uno dei poemi di amore odio guerra potere lussuria entità divine e passioni umane più belli di tutti i tempi.Il quale film, è meglio dirlo subito, ha almeno un grosso pregio, ovvero quello di assomigliare abbastanza alla storia omerica; infatti, alla fine i magnanimi produttori hanno pure trovato un angolino dei titoli di coda per ricordare che le vicende narrate erano ispirate a quelle messe assieme dal mitico aedo cieco, tanto nessun erede avrebbe mai potuto presentarsi ai cancelli della Warner Bros a Los Angeles, a bussare quattrini.
"Troy" invece sconta in fondo un solo peccato, ma è 'originale', forse l'unica cosa originale del film, ed è il fatto che ha l'aspetto, l'incipit, il marketing e le dimensioni luccicanti del prodotto commerciale progettato a tavolino per dragare molti dollari dal medesimo solco che già un altro filmone in calzari e tunica aveva tracciato, ovvero lo scottiano "Gladiator" (2000).
Laddove il blockbuster targato Universal andava a resuscitare coraggiosamente un filone ibernato da tempo nei palinsesti domenicali pomeridiani di Rete 4, riuscendo a coniugare decorosamente il genere hollywoodiano più tipico con la visione di un director di classe da una parte, e con la nascita dell'icona sexy Russell Crowe dall'altra, purtroppo il dna di "Troy" denuncia sin dai primi espliciti e decisivi venti-venticinque minuti i caratteri primari del clone: a) didascalie iniziali con tanto di cartina tipo albo di Asterix; b) scena di ingresso a Troia con carro a due ruote e pioggia di petali (legittima in "Gladiator", sospetta qui); c) figura di Priamo ricalcata sul Richard Harris-Marco Aurelio (che poi O'Toole sia un grande di suo è un altro paio di maniche); d) figura di Ettore-Eric Bana ricalcata (anche fisicamente, anche con i toni e i tempi della recitazione) su Maximus-Crowe; e) uno dei consiglieri che attorniano il re cattivo (là Commodo-Joaquim Phoenix, qui Agamennone-Brian Cox) interpretato dallo stesso attore, John Shrapnel, e vi assicuro che a Hollywood a queste cose ci badano, eccome se ci badano; f) lavoro sulla scenografia monumentale in campo lungo e panoramica che ricalca quello fatto da Scott sulla Roma imperiale; g) uccisione del re cattivo con pugnalata a sorpresa sul collo.
L'elenco potrebbe continuare, ma per evitare di sentirmi obbiettare che ricadendo i due film nello stesso genere (ovvero il caro vecchio 'peplum') era ovvio che coincidenze del genere si verificassero, preciso subito che l'industria del cinema americano non si muove mai a caso, e quella far di somigliare "Troy" così spesso e così tanto all'antecedente di soli quattro anni prima è una precisa scelta, studiata nei dettagli e motivata da criteri che hanno a che vedere solo con la politica industriale di una enorme major della comunicazione, non certo con le aspirazioni espressive di un grande regista (e infatti al timone c'è l'affidabile mestierante Wolfgang Petersen, capace di firmare "Nel centro del mirino" ma anche l'imbarazzante "Air Force One", per dire che è uno che quando c'è da lavorare non si tira indietro comunque) né con la necessità di fornire contributi originali ad un genere o ad una temperie culturale, sociale, iconografica.
No, lo dico chiaramente: non solo questo muscoloso filmone c'entra poco con l'Iliade (tra l'altro nessun accenno alla decennale durata dell'assedio), ma quanto a reperti archeologici non scava certo fino alla rovine di Schliemann fermandosi a strati molto, molto più sulla superficie della cultura popolare: "Il gladiatore", come detto, ma anche "Spartacus" (attacco con rotolanti sfere in fiamme), "Salvate il soldato Ryan", nientemeno (sbarco dei Mirmidoni di Achille sotto il fuoco di sbarramento nemico) e addirittura "Il giorno più lungo" (ripresa a volo radente su truppe in battigia, a perdita d'occhio).
Avanti con i saccheggi: lo sceneggiatore David Benioff, vigoroso esordiente di successo col bellissimo "La 25esima ora", alterna brani di dialogo davvero notevoli e attuali ([Achille] - [Briseide] - ) a citazioni, chissà quanto involontarie, di Mohammed Alì (, sibila Achille a Ulisse che vuole convincerlo a partecipare alla spedizione) e addirittura di Josif Stalin ( chiede frustrato Ettore al padre Priamo, a proposito del presunto sostegno di Apollo alla causa troiana).
E già che bisturizziamo la sceneggiatura, limitiamoci a menzionare en passant che la scelta modernizzante di togliere gli dèi dalla vicenda, all'inizio è invece penalizzantissima, perché richiede di far cigolare solo con umanissime pulsioni il ligneo meccanismo del racconto, e dobbiamo ingurgitare l'incipit immasticabile di una guerra che si scatena in pratica solo per la bravata di un efebo birichino e della sua mistress meravigliosamente impanata con la doratura di un'indossatrice di Vogue (Diane Kruger): se almeno ci fosse stato l'incanto divino, il premio e il pretesto del litigio tra inquilini dell'Olimpo un personaggio come Paride-Orlando Bloom non farebbe per tutto il film la figura del vaso di coccio, e ci saremmo anche risparmiati un'alternanza di scene d'apertura degna della laccata superficialità narrativa di "Episode 2" di Lucas. Ma mi rendo conto che se si sceglie un'impostazione poi quasi tutto discende di conseguenza e non è facile tenere lo stesso tallone in tanti, troppi calzari diversi prima che arrivi la freccia dello spettatore pignolo (rimando per un'analisi dei possibili bloopers alla bella ed esaustiva pagina di Albes).
Gli attori fanno perlopiù la loro porca figura: specialmente Peter O'Toole, ad un tempo paterno e materno con elastica dolenza, Sean Bean credibile amaro intelligente Ulisse, un'intensa Saffron Burrows nella parte di Andromaca e, soprattutto, il privilegiato australiano Eric Bana (già guerriero in "Black Hawk Down") non più verde-Hulk ma qui nel ruolo di Ettore, grande uomo e soldato, eroe riluttante moderno e consapevole.
A questo proposito, una postilla personal-scolastica: al ginnasio mi fecero una testa così sul fatto che una delle scene madri del poema era l'ultimo saluto di Ettore alla moglie e al figlio neonato. Al Monti piacque parecchio perché anche la sua tradizionale versione italiana, solitamente un po' stucchevole e marziale, lì raggiunge il peso sincero della pietas e dell'intimo dolore familiare.
Ero curioso di vedere se la scena fosse menzionata nel film e soprattutto come: ebbene, c'è ed è rispettosa, realistica e misurata, una specie di miracolo in un film così. Onesto riconoscerlo.
Pollice verso invece per l'atteso e incolpevole score di James Horner, collaudatissimo specialista di accompagnamenti musicali di tono bellico-epico-drammatico ("Braveheart", "Vento di Passioni", "Titanic", "Windtalkers", "Le quattro piume"): per scoprire che il compositore di Los Angeles ha scritto e orchestrato delle musiche all'altezza della situazione occorre aspettare i titoli di coda, perché in tutti gli altri momenti del film, quando non cede il passo a ventosi solenni silenzi, la musica è sempre sovrastata dal clangore degli eserciti o dalle voci degli eroi; non sapremo mai se per scelta o semplice errore nel dosaggio dell'equalizzatore in fase di post-produzione.
Sincero bilancio finale: niente Iliade (o quasi), nessuna temuta Troyata, né per fortuna alcun gelido videogame: invece, due ore e tre quarti di mix tra gioco di ruolo e sfilata di moda, ammaliante intrattenimento energico e furbetto, non meno che ammirevole e meticolosamente progettato per piacere e far guadagnare.SCHEDA
TROY (Usa, 2004), 167'. Regia: Wolfgang Petersen. Soggetto: Omero ("Iliade"). Sceneggiatura: David Benioff. Fotografia: Roger Pratt. Montaggio: Peter Honess. Scenografia: Nigel Phelps. Costumi: Bob Ringwood. Musiche originali: James Horner. Con Brad Pitt, Eric Bana, Peter O'Toole, Brian Cox, Orlando Bloom, Diane Kruger, Brendan Gleeson, Sean Bean, Julie Christie, Rose Byrne, Saffron Burrows. (Voto: 6.5)
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apo1971 05/12/2009 23:48
Pensa che ho comprato il Dvd circa due anni fà ed ancora non l'ho visto, anche perchè lo avevo acquistato insieme ad "Alexander" ,visionato per primo,e che mi deluse a dir poco (4,5 ad essere buoni)....così ho congelato anche questo "Troy" timoroso che si trattasse di un bidone simile. La tua recensione mi rincuora un poco, appena ho un pò di tempo lo vedrò e ti saprò dire. Con tutta l'ammirazione che posso! Alessandro
Dikaiosyne 17/04/2008 09:08
ocram32 08/03/2007 12:45
interessante ed esauriente..non l'vevo visto il film
alcistene 15/07/2006 15:45
"niente Iliade (o quasi), nessuna temuta Troyata," non è di per sé una 'troyata' pazzesca la mancanza di aderenza al testo? Agamennone che muore prima di rientrare a casa???? le monete in un'epoca in cui erano ancora in mente Dei? Achille nel cavallo???? insomma, dai.....
Mi aspettavo molto peggio, le basse aspettative me l'hanno fatto apprezzare non poco (e m'è venuta pure voglia di rispolverare i testi del liceo). Sono d'accordo con te su quasi tutto quello che dici, non condivido solamente l'eccessiva severità nel considerarlo un clone del "Il gladiatore" che era si un'operazione coraggiosa per aver resuscitato un genere in coma (quasi) irreversibile, ma non certo originale se lo confrontiamo con i grandi peplum degli anni 50 e 60 a cui si ispira non poco. Sul mio personalissimo cartellino 7.5 contro il tuo 6.5 dell'opinione ed il 6,0 della Brest list (sei il solito impreciso), in ogni caso vince per K.O. tecnico contro "Alexander" alla prima ripresa.