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Una donna di Ragusa (Maria Occhipinti)

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Una donna "nata" a Ragusa..

3  05.05.2009 (06.05.2009)

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Loredana26

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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 10 utenti Ciao

Era uno strano pomeriggio del mese di Dicembre.. senza voglia di far nulla.. senza sogni da realizzare.. senza una meta da raggiungere.. camminavo sola in giro per le vie del centro della mia città.. e alla fine.. eccomi.. un punto di riferimento.. una meta inevitabile quando a guidare è l'istinto e non la ragione.. ad un tratto mi sono ritrovata tra gli scaffali della libreria.. non di una libreria qualunque, ma della mia libreria, quella in cui trovo sempre le risposte che cerco, quella in cui trovo sempre il profumo dei libri che voglio sentire, quella dove come sottofondo c'è sempre la musica che voglio ascoltare..
Non stavo cercando qualcosa in particolare, non volevo comprare niente perchè non avevo neanche il portafogli con me.. volevo solo stare un pò lì.. in un posto in cui mi piace stare.. e così, poggiato su uno degli scaffali, messo lì in attesa di essere riposto al suo posto, ci stava questo libricino tutto blu della Sellerio dal titolo "Una donna di Ragusa"..
Confesso che rimasi davvero stupita di non aver mai sentito parlare di questo libro.. mai.. lo presi in mano, lo aprii e ne sfogliai qualche pagina, riconobbi dei luoghi della mia città.. Lo riposi al suo posto triste di non poterlo comprare.. Passò qualche giorno e mi ritrovai tra quegli scaffali ancora una volta.. e ancora quel libricino stava nello stesso posto in cui lo avevo lasciato.. che strano! pensai.. questo libro sembra stia aspettando che lo compri.. A questo punto infatti lo presi.. e iniziai subito a leggerlo con tutte le aspettative che una cosa del genere poteva comportare..
Iniziai dalla prefazione di Carlo Levi. Continuavo a chiedermi come fosse possibile che Carlo Levi, un autore così importante avesse scritto la prefazione di un libro scritto da una ragusana, una certa Maria Occhipinti.. e io non ne sapessi nulla! Iniziai a leggere le prime pagine, i primi capitoli e la storia che veniva narrata, come avevo intuito, era l'autobiografia dell'autrice..
Vissuta a cavallo della guerra, lei aveva dovuto subire il risvolto tragico del fascismo ragusano. Pochi sanno infatti che qui a Ragusa il fascismo ebbe il picco di violenza di tutto il sud d'Italia, lo squadrismo fu tanto violento quanto addirittura quello padano. Solo qui. Solo a Ragusa. Probabilmente per la vicinanza strettissima di Pennavaria con Mussolini, probabilmente per altri motivi, fattostà che qui tutto divenne amplificato e gli scontri furono atroci.. e lei stava lì.. stava in mezzo.. a lottare contro il fascismo.. a lottare contro la povertà.. a lottare..
Ma durante la lotta si sa, qualche colpevole bisogna trovarlo! E fu lei ad essere presa, incarcerata e portata al confino..
Fino a che parlava delle vicende che si svolsero qui a Ragusa, devo dire che mi ha affascinato molto la lettura, ho scoperto aneddoti che non conoscevo, ho scoperto usanze e luoghi, ho rivisto posti che frequento quotidianamente per come apparivano 80 anni fa, davvero interessante.. Poi però la seconda parte diventa davvero lenta: le idee comuniste che lei abbraccia diventano esagerate e proprio di difficile comprensione, ma non per il modo in cui sono espresse, ma per quelle espressioni esageratamente comuniste che è impossibile condividere, quel modo di appartenere ad uno schieramento politico che non ho mai sopportato, quell'estremismo che finisce per disturbare, e poi tutta la descrizione della prigionia, della nascita della figlia in carcere, della fame, della sporcizia, del dolore.. del dolore.. soprattutto del tanto dolore.. del troppo dolore..
Sono stata persino tentata di interrompere la lettura del libro, ma poi ho resistito e sono contenta di averlo fatto..
Mi ha dato delle emozioni molto forti questo libro, emozioni contrastanti..
Ho provato piacere nella lettura ma anche fastidio, un forte fastidio, un ribrezzo forte per ciò che la guerra ha portato, ma soprattutto ho capito tante cose, ho visto con gli occhi di chi ha vissuto quegli anni e ha saputo ribellarsi alle violenze gratuite, ai soprusi, alle raccomandazioni, allo squadrismo.. a Pennavaria.. quel folle che ha fatto di Ragusa una provincia ma con troppi morti sulla coscienza, quel folle da molti ancora oggi acclamato come un grande eroe..
Capisco adesso! Capisco perchè non conoscevo questo libro, perchè non se ne parla.. Capisco perchè nessuno conosce la storia di Maria Occhipinti.. visto che ha dovuto abbandonare la sua città perchè la sua città aveva abbandonato lei.. a cominciare dai suoi stessi genitori, dal marito, da tutta la gente che aveva aiutato a difendersi a spese sue. E' dovuta scappare per conservare un buon ricordo della sua città, e mai più tornarci.. mai più..
Penso che questo libro e questa donna di Ragusa siano così poco conosciuti perchè Ragusa si vergogna di mostrare quello che è stata, si vergogna di far vedere cosa è successo nelle sue strade quando la gente moriva di fame e nessuno poteva fare niente, se non uccidersi a vicenda in nome di ideali assurdi che cambiavano colore e volto ai dominatori ma che che non cambiavano nella sostanza di persone senza scrupoli vittine di regimi che neanche comprendevano, vittime di ideologie (non importa se fasciste o comuniste) che volevano solo il potere.. IL potere.. questa parola assurda.. Che fastidio che mi da leggere queste cose, che fastidio sentire giustificazioni alle lotte armate, come se avessero davvero motivo di esistere, come se non potessero essere evitate per niente al mondo, immanenti, necessarie lotte armate..
Contadini.. operai.. soldati.. a lottare tra di loro per il pane.. lottare.. lottare.. lottare..
Quando leggiamo queste vicende nei libri di storia sembrano così lontane, quasi come se non fossero realmente accadute, sembrano storie raccontate da dover imparare per prendere un buon voto a scuola.. E invece quando poi ci si ritrova davanti quelle stesse vicende calate in una realtà che si conosce, calate in mezzo a gente di cui si è sentito parlare, in mezzo a modi di dire che sono anche i tuoi modi dire, beh, allora come si fa a non rimanere nauseati da quelle parole assurde e sporche di sangue? Come si fa a leggere questo libro senza doverlo chiudere in alcuni momenti per la violenza di quelle scene? Come si fa?
Non so se ho fatto bene a comprare questo libro, non so se consigliarlo oppure no, mi ha sconvolta, mi ha delusa, mi ha fatto sentire fiera, mi ha commossa, mi ha lasciato così tanta confusione nelle sensazioni che ho provato che una volta finito non sono più nemmeno riuscita a riaprirlo.. L'ho conservato in libreria e credo che non lo leggerò più..

Maria Occhipinti è una donna di Ragusa.. ma io direi meglio che è una donna nata a Ragusa.. perchè delle caratteristiche delle donne ragusane non ha niente, in positivo e in negativo, in tutti i sensi contorti con cui ha vissuto la sua strana assurda vita..


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ondalis

ondalis

21.05.2009 18:26

è un libro-testimonianza, che ha necessità di far conoscere le brutture della guerra! Ciao ...PS: scusa se non ero passata qui, ma non avevo ricevuto la notifica e il sito fa di nuovo le bizze! Ciao

gategate

gategate

18.05.2009 15:05

Un libro che t'ha chiamata a sè... la memoria è un bene prezioso, nascondere gli orrori del passato è male. Tornerò.

ermione75

ermione75

18.05.2009 12:40

bene!!

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