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Uomini che odiano le donne (Stieg Larsson)

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Uomini che non hanno stile

2  17.02.2010

Vantaggi:
Intreccio narrativo, finale

Svantaggi:
Stile piatto, ritmo diseguale

Consiglio il prodotto: No 

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Asiuletta

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Stieg Larsson fu uno scrittore e giornalista svedese. Come leggo nella quarta di copertina del suo libro, era anche un esperto conoscitore di organizzazioni di estrema destra e neonaziste, fondatore di una rivista neonazista e perfino consulente di Scotland Yard. Nel 2004 morì improvvisamente per un attacco di cuore e in seguito furono pubblicati, postumi, i suoi romanzi polizieschi facenti capo alla trilogia "Millennium". Si tratta di tre voluminosi volumi, intitolati rispettivamente "Uomini che odiano le donne", "La ragazza che giocava con il fuoco" e "La regina dei castelli di carta", che in totale superano le duemila pagine. Non solo, si vocifera che esista materiale per un quarto libro ma niente ancora è sicuro.
A quanto pare, inoltre, Larsson ha letteralmente trascinato gli europei fra le sue pagine, visto che una ricerca francese ha stimato che fosse l'autore più letto nel nostro continente tra il 2008 e il 2009.

I suoi libri non sono certo venduti a buon mercato, visto che ogni volume costa più di 20 euro, ed è forse anche per questo che, inizialmente, quando uscirono, non li degnai di particolare attenzione.
Per di più il titolo del primo volume mi faceva pensare più ad un saggio che ad un romanzo giallo, e non essendomi informata in merito sono rimasta ancora per qualche tempo nell'ignoranza.
L'estate scorsa, però, il trailer cinematografico del film omonimo tratto dal primo libro della trilogia ha destato in me una certa curiosità, e appena uscito nelle sale sono andata a vedere di cosa si trattasse.
Inutile, forse, dire che mi ha letteralmente conquistata, soprattutto grazie al personaggio eccezionale di Lisbeth Salander, e ho cominciato ad interessarmi all'acquisto dei libri.
Detto fatto, il mio ragazzo mi ha regalato il primo volume e la Befana (ovvero i miei) gli ultimi due.
Carica di aspettativa e di curiosità, ho cominciato quindi a leggere "Uomini che odiano le donne".

I punti salienti del primo libro della trilogia corrispondono alla sua trasposizione cinematografica. Nonostante ciò esistono molte differenze sottili, parecchie aggiunte che al cinema saranno state tolte per esigenze sceniche e di tempo, e un finale piuttosto differente che a mio parere è un po' migliore nel libro (ma, ahimé, è più o meno l'unico aspetto migliore che il romanzo abbia).
In genere i libri sono sempre più belli, interessanti e quant'altro rispetto ai film che se ne traggono. Pochi sono i casi in cui al cinema sanno rendere loro merito, e ancor meno quelli in cui la trasposizione su pellicola supera per qualità le parole stampate.
Ebbene, "Uomini che odiano le donne" appartiene a mio parere a quella minoranza.
Evidentemente il film riesce a fungere da collante nelle situazioni del libro, e a modificarne i contenuti quel poco che basta per migliorarne la credibilità e l'efficacia, però sta di fatto che è decisamente più d'impatto e soprattutto ha qualcosa che al libro, purtroppo, manca: lo stile.


Harriet, la nipote tanto amata da Henrik Vanger, è scomparsa ormai da molti anni, e l'anziano uomo non riesce a farsene una ragione. L'idea del delitto è ormai diventata una certezza, ma le prove non sono mai state trovate, e adesso più che mai saranno insabbiate dal tempo. Chissà, forse Henrik sarebbe capace di dimenticare, almeno per un po', se solo non gli arrivasse ogni anno, puntuale come un orologio svizzero, quel dannato quadro con un fiore secco, come dono per il suo compleanno.
Di sicuro l'assassino di Harriet si sta prendendo gioco di lui, e affonda sempre più le sue sporche dita in quella ferita mai sanata.

Mikael Bloomkvist è un giornalista bravo e serio. Lavora per la rivista "Millennium" e va a letto con la sua collega Erika, malgrado questa sia sposata. Il marito di lei, anzi, sa, e riesce a dividerla con quest'uomo senza battere ciglio o quasi.
Grazie ad un compagno di studi Mikael viene in possesso di notizie terribili circa l'operato di un affarista, tale Wennerstrom, e decide di smascherarlo per mezzo di un articolo sul giornale. Qualcosa va storto, però, le fonti si rivelano nonattendibili e Mikale finisce a dover scontare una condanna per diffamazione e ad allontanarsi da Millennium.

Lisbeth Salander è una ragazza di venticinque anni, bassa e magra fino a sembrare anoressica malgrado il numero di schifezze che continua a mangiare. Per qualche motivo è affidata ad un tutore che si comporta bene con lei e le lascia gestire la sua vita e i suoi soldi. Lisbeth è anche un hacker pericolosissimo che, per lavoro, riesce a trovare qualsiasi informazione e passarla al suo capo. Lavora alla Milton Security, ma solo quando ne ha voglia. Nessuno riesce ad avvicinarla, ad entrarci in contatto, a farsela amica. E' troppo sulle sue, e non ha certo un'aria amichevole o disposta alla socializzazione. Quando il suo tutore si ammala gravemente, Lisbeth viene affidata ad un altro tutore, Neils Bjurman, che si dimostra da subito l'esatto contrario del precedente: le toglie il controllo dei suoi soldi e, quel che è peggio, dimostra un morboso interesse per lei e per le sue abitudini sessuali, facendole chiaramente capire che per ottenere ciò che vuole lei deve essere "gentile" con lui. Il che, in parole povere, vuol dire che deve permettergli di fare ciò che lui ha intenzione di fare. Certo è che Bjurman non ha la minima idea del tipo di donna con cui ha a che fare.

Dirch Frode, l'avvocato e fidato amico di Henrik Vanger, si mette in contatto con la Milton Security e scrittura Lisbeth per fare delle ricerche su Mikael. Vogliono sapere se è pulito, affidabile.
Compiuto il lavoro, Mikale viene chiamato da Henrik che gli propone un accordo: se il giornalista indagherà sulla scomparsa di Harriet e nel contempo redigerà un libro che racconti della famiglia Vanger, avrà una ricompensa altissima, e potrà anche disporre di informazioni interessanti sull'affare Wennerstrom.
Mikael tentenna, è perplesso, non prende niente sul serio, eppure alla fine accetta l'incarico e si trasferisce sull'isola svedese di Hedeby per compiere le sue indagini, con tutta la discrezione che può.
Naturalmente questo non gli attira certo le simpatie dei Vanger, soprattutto quando arriva ad una svolta...

Numerosi i personaggi che entrano in gioco in questo libro e, per forza di pagine o per decisione dell'autore, ci vuole un po' prima che tutti i fili della narrazione si intreccino e che avvenga l'incontro tra i due veri protagonisti, Mikael e Lisbeth.
Larsson è sicuramente bravo nel comporre questo intreccio e nel mantenere viva l'attenzione per tutte le quasi settecento pagine del volume, come è abile ad utilizzare uno stile scorrevole che rende rapidissima la lettura. Il problema è che il suo stile, oltre ad essere scorrevole, è anche talmente piatto da risultare quasi inesistente, e questa è forse la peggior pecca di un romanzo giallo che, altrimenti, si rivela abbastanza originale, ben costruito e con un'ambientazione insolita e ricca di fascino.
Quel certo piattume che si riscontra nella lettura, unito ad una certa ingenuità nelle descrizioni e nell'uso dei vocaboli e all'abitudine direi quasi da tema infantile di premettere al nome dei personaggi l'articolo indeterminativo (es.: "Un Mikael stupito lasciò la casa..."; "Una Lisbeth diversa dal solito giunse a..."), impoverisce notevolmente questo noto romanzo, rendendolo sicuramente un libro commerciale ma altrettanto sicuramente un romanzo che non farà mai parte della storia della letteratura.
Gli stessi personaggi, pur godendo di descrizioni sia fisiche che psicologiche, risultano infine piuttosto piatti e poco significanti, e forse l'unica eccezione è Lisbeth che, per via della sua intelligenza e originalità, viene fuori un tantino più interessante.
Certo apprezzo l'umanità dei protagonisti, che sono lontani dall'essere eroi io geni e basta, ma hanno ognuno i suoi limiti, difetti, paure, problemi, inadeguatezze, però li ritengo poco interessanti e coinvolgenti un po' tutti, perchè privi dello spessore che potrebbero e dovrebbero avere.
Se nel film Lisbeth è quel che si dice un tipo tosto e lo dimostra quasi ad ogni scena, e Mikael è un uomo profondamente onesto e sincero, nel romanzo si fa ben più fatica ad estrapolare il loro carattere malgrado Larsson non si faccia scrupoli di definirlo a parole, cosa che personalmente aborro perchè credo che un carattere si possa cogliere, mai spiegare come fosse un'equazione matematica.
Larsson rischia insomma di non essere carne né pesce, di non schierarsi mai. Racconta tutto con stile freddo e cronicistico, senza un briciolo di partecipazione o emozione, e questo va a discapito della tensione e della drammaticità, come anche della credibilità dei personaggi che, piuttosto che uomini e donne, a volte sembrano burattini di cui l'autore si limita a muovere i fili distrattamente e magari anche con uno sbadiglio.
La stessa violenza, quando c'è, sembra impalpabile e distante, troppo lontana per colpire davvero il lettore.
Lo dico con un certo dispiacere, perchè come ho scritto in precedenza la storia mi piace e anche i personaggi, e ho apprezzato l'intreccio: Larsson non ha uno stile del tutto consono a ciò che racconta. Mi sono chiesta se fosse un problema di traduzione, oppure se ciò possa dipendere dal fatto che i suoi manoscritti saranno stati rivisti dagli eredi o da chi si è occupato della loro pubblicazione postuma, ma poi andando a scavare nella biografia dell'autore ho pensato che, fondamentalmente, ciò sia causato dal suo stesso lavoro. Evidentemente, essendo un giornalista e avendo scritto per lo più saggi, anche nel romanzo il suo stile è rimasto quello di una fredda cronaca, il che può essere un pregio in alcuni momenti ma è senz'altro un difetto in altri.

La mia valutazione finale, dunque, dipende soprattutto dal fatto che nella lettura io cerco una certa qualità anche di stile, e gli autori piatti non riescono proprio a colpirmi. Dopo la lettura per me Larsson appartiene a questa categoria. Naturalmente leggerò anche gli altri due libri della trilogia, anche perchè sono comunque curiosa di scoprire l'evolversi della vicenda, però a questo punto non mi aspetto più niente dalle loro pagine.
Ho comunque notato che questo è poi un romanzo strano, nel senso che tende a piacere molto di più se la lettura è fatta tutta d'un fiato, mentre i ngrana più lentamente quando si lascia un attimo da parte. Cosa abbastanza comprensibile, per carità, ma difficile quando stiamo parlando di settecento pagine, perchè non tutti hanno tempo e possibilità di leggerle d'un fiato senza mai fare una pausa. Larsson, in relazione alla voluminosità dell'opera, avrebbe dovuto renderla più compatta, più viva, cosa che invece non fa se non in alcuni momenti che, proprio per questo, si leggono con maggiore rapidità. Il ritmo diseguale della narrazione è quindi un altro punto a suo sfavore.
Questo non vuol dire che si faccia fatica a leggerlo, e personalmente ho impiegato poche notti a divorarlo, ma resta una pecca nella fluidità del racconto.

Il tema della violenza sulle donne, quello che per intenderci manda Lisbeth su tutte le furie, invece, sarà anche furbo ma mi è sembrato piuttosto sentito, anche perchè ricorrente un po' in tutto il romanzo e in diverse forme. Leggere le cifre riguardo la percentuale di molestie e violenze sessuali perpetrate, mai denunciate, reiterate ecc., mi ha gettato in uno stato di disgusto che non può essere reso a parole.
La mia opinione in merito a persone - se così possiamo chiamarle - che si macchiano di tali scempi è talmente bassa da essere ben sotto terra, ed è una categoria umana (sempre tra virgolette) nei cui confronti non ho la minima pietà.
Violentare o molestare una donna per me ha la stessa gravità di un omicidio, e quando smetteremo di rilasciare in tempi record uomini che hanno stuprato ragazze e donne forse il nostro mondo sarà, almeno un pochino, migliore e più sensato.

Dopo tanti difetti, comunque, un pregio: ho trovato il finale del libro più adatto e bello rispetto a quello del film e penso che un epilogo si quel tipo avrebbe impreziosito e reso più originale la pellicola.
Diciamo che le ultime due pagine hanno riscattato un po' il romanzo facendolo arrivare, nella mia personale valutazione, alla sufficienza.
Nell'impossibilità di assegnare il mezzo voto, però, 2,5/5 diventa inesorabilmente 2, perchè non mi sento di premiare un autore che ha sprecato una buona storia con uno stile talmente piatto e banale.
Di Dan Brown ce ne sono a bizzeffe, e da Larsson francamente era lecito aspettarsi qualcosina di più.

Consigliato con riserva: se ne può fare tranquillamente a meno.
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angie9

angie9

18.05.2012 15:44

un libro che avvince

Francesco_19

Francesco_19

06.01.2012 19:25

Se vi è piaciuto leggete anche A PRIMA VISTA di Stefano Zeppilli, un autore esordiente. E' un libro ricco di suspance e potete leggere la mia recensione. Merita, non ve ne pentirete!

Francesco_19

Francesco_19

06.01.2012 19:24

Se vi è piaciuto leggete anche A PRIMA VISTA di Stefano Zeppilli, un autore esordiente. E' un libro ricco di suspance e potete leggere la mia recensione. Merita, non ve ne pentirete!

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