Cappe e Spade, Maschere e Lame
31.03.2006
Vantaggi:
L'affilata lucidità visuale di una fotografia cattiva come la sceneggiatura, la superiore caratura di alcuni dialoghi, l'efficacia esplosiva delle scene d'azione, la voce di Michele Gammino nella versione italiana .
Svantaggi:
La consueta aderenza al fumetto originale richiede il ricorso alla sospensione dell'incredulità sulle premesse narrative, ma è un sacrificio che vale la pena affrontare .
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Sì
 brest
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V ( ) ha il ghigno permanente di Guy Fawkes, antico ribelle bombarolo londinese di oltre quattro secoli prima. 'Oggi' è l'anno 2030, e un misterioso 'terrorista' illuminato e mascherato architetta la sua personale carnevalesca vendetta contro il Sistema, incarnato nell'autocrate Adam Sutler (John Hurt), nel predicatore xenofobo Lewis Prothero (Roger Allam) e nel capo della polizia segreta Creedy (Tim Pigott-Smith): per risvegliare le coscienze assopite in un regime para-nazista, per restituire la libertà a simulacri di persone governate con la manipolazione dei media, per ripagare i responsabili con lo stesso dolore patito da lui. La spaurita Evey (Natalie Portman) finisce 'prigioniera' di V , e solo allora inizierà a capire per cosa vale la pena combattere, e resistere. Fuochi d'artificio sul Tamigi, moltitudini di sosia, ombre di Cromwell che si adagiano nella notte di un futuro prossimo parallelo in cui un romantico Fantasma dell'Opera si lancerà mulinando pugnali contro il megaschermo del Grande Fratello: da che parte staremo? W per Weaving Avrete notato che nelle parentesi dedicate agli interpreti nella sinossi della trama, manca il nome dell'attore che dà corpo e voce al protagonista. Ebbene, l'attore in questione è il quarantacinquenne australiano (ma nato in Nigeria) Hugo Weaving, ormai molto celebre per essere apparso nella trilogia dell'Anello nel ruolo di Elrond e soprattutto per la sua accanita caccia a Neo nei panni del (quasi) indistruttibile Agente Smith nel trittico di "Matrix". Purtroppo, Weaving non si vedrà mai, per tutto il film: indosserà la maschera di Guy Fawkes in ogni inquadratura, e agli spettatori privati della versione originale sarà negata anche la sua voce, che nell'edizione italiana è però sostituita da quella, assolutamente strepitosa, del veterano Michele Gammino (Harrison Ford e Kevin Costner i nomi principali del suo carnet). Insomma, io di Weaving non ho visto né sentito nulla, per me poteva essere Tom Cruise o Panariello; però il personaggio è ben disegnato e scritto, possiede tutto il fascino rétro dell'eroe romantico e la parlantina di un vero imbonitore di morte. Lui e la sua faccia di plastica sardonica e congelata nel sorriso; lui e le sue daghe letali manovrate con l'inspiegata abilità del tagliatore di sushi; lui e il suo destino di martirio e redenzione e la sua grazia nel cucinare la colazione a Evey e la sua incrollabile magia da illusionista.
M per McTeigue Espertissimo vice-regista e regista di seconda unità, James McTeigue riceve
Fotografie per V per Vendetta (James McTeigue Usa/Ger 2005)
finalmente il premio di una gavetta umile ma lucrativa, e dirige in prima persona questo soggetto che i celeberrimi fratelli Wachowski avevano già estratto, ben prima di inventare "The Matrix", dal fumetto creato da Alan Moore e David Lloyd: come tutto il cinema che trae nutrimento da 'graphic novels' di successo, fondamentale è il trattamento delle fonti iconografiche, operazione in cui McTeigue dimostra di muoversi con grande agio e gusto. La Londra di un 2030 assolutamente improbabile nel suo scenario fantapolitico è invece perfetta e immutata in una dimensione neo-gotica che esalta il tono del racconto, innestando gli incubi futuristici di Orwell sulle guglie di Westminster e i monitor invasivi di Max Headroom nel cortocircuito della quotidianità e della comunicazione globalizzata. Il regista e i Wachowski Bros. arricchiscono la fedeltà alla fonte primaria con una fluidità di tratto tutta cinematografica, e le mille stratificazioni di cui ormai tradizionalmente si compone l'immaginario di un fanta-antiquariato lussuoso e futurista si accavallano con la densità scenografica di una grotta del tesoro e la confortevole morbidezza di un battello sottomarino di Jules Verne: è molto eloquente in tal senso il design del rifugio di V, stracolmo di una bellezza museale da Arca di Noé della cultura. P per Portman Natalie, altro centro. La non ancora venticinquenne bellissima nativa di Gerusalemme continua ad incantarmi, slalomeggiando col suo corpicino da ginnasta e il suo viso da donna bambina tra fumettoni fantasiosi (prima di questo era stata Padme Amidala nella seconda superflua trilogia di "Star Wars") e film ambientati nell'oggi, sia esso sospeso ed elegiaco ("Garden State") o concitato e crudele ("Closer"). La sua Evey è qui il personaggio destinatario dell'immedesimazione del pubblico, nella sua traumatica ellisse di conoscenza e maturazione, e questo processo di trasformazione trova il suo acme nella sequenza (ambigua e geniale) della prigionia durante la quale viene rapata a zero: mentre non viene scalfita nemmeno di una frazione millesimale la bellezza del suo volto di porcellana, il cranio rasato riesce a rendere se possibile ancora più magnetico ed elettrizzante il suo sguardo, confermandone la natura tumultuosa di piccola proporzionata tigre della cinepresa, agile come una ballerina e intensa come recentemente ho visto essere solo lo sguardo smeraldino di Giovanna Mezzogiorno.
Alan Moore aveva già 'prestato' un suo fumetto al cinema dispendioso: era successo per "La leggenda degli uomini straordinari" (2003, regia di Stephen Norrington). A mio avviso "V" è decisamente meglio perché, anziché sommare le diverse mitologie di troppi mostri e fenomeni, concentra sull'unico archetipo dell'eroe mascherato la tradizione cavalleresca del perseguitato solitario, del riparatore di torti, dell'utopista romantico. Pur privo di un volto che non sia quello brevettato nei paramenti carnevaleschi di Guy Fawkes (goffo rivoluzionario cattolico che il 5 novembre 1605 tentò di destituire Giacomo I minando senza successo il Parlamento, e ottenendo come unico risultato l'istituzione di una ricorrenza, ancor oggi abbastanza sentita nel Regno Unito, festeggiata a base di giochi pirotecnici), "V" riassume con un affascinante nerbo cialtronesco le qualità seducenti e spadaccine di Zorro e quelle 'dark' e filosofeggianti di Batman: come nei romanzi e film di Cappa e Spada, le bardature da combattimento dell'eroe sbandierano l'eleganza ventosa che già i Wachowski avevano donato all'irresistibile pellame nero del soprabito di Neo; come nella tradizione dei 'comics' anni Quaranta (L'uomo mascherato, Mandrake, Superman) la spietatezza contro i cattivi va a braccetto con la letterarietà vezzosa che contraddistingue l'eleganza degli atteggiamenti di salvataggio e protezione; come nell'inchiostro al fulmicotone dei moderni fumetti Marvel l'eroe è un freak forgiato da indicibili crudeltà subite in un passato frammentario e semi-sepolto. Come Edmond Dantès, come Beatrix, come Tex Willer alla morte di Lilith: V ci accompagna declamando il Macbeth ai nemici prima di trafiggerli da dietro il suo sorriso raggelato, e porta a compimento il progetto del cospiratore seicentesco aiutato da Evey, dal popolo in muta rivolta (grande idea la scena di massa con la gente mascherata da V/Fawkes) e dalla piromania liberatoria di effetti speciali di demolizione esplosiva che non vedevo dai tempi di "Independence Day". Certo, in tutto questo crepitante baluginare di bellezza stilizzata e dinamitarda, nella storia fa capolino anche il temibile 'messaggio', quello secondo cui il rischio della dittatura risiede anche (forse soprattutto) in quei popoli e quei sistemi che s'illudono di averla debellata, dimenticando così che qualunquismo, razzismo e indotta demonizzazione di ogni diversità sono virus latenti e inestirpabili dalle cellule di qualunque struttura sociale, soprattutto ora che mass media sempre più pervasivi e onniscienti sembrano aver scoperto quale ricchissimo giacimento d'oro e diamanti sia la paura delle persone. La sceneggiatura, che cammina con passi misurati dentro l'u-cronia di un mondo solo remotamente possibile (guerra civile in America e caos globale in cui l'Inghilterra torna a recitare un ruolo di superpotenza ma nella sua versione neo-fascista), decide di assecondare gli snodi del racconto cartaceo senza però calcare troppo la mano con riferimenti alla stretta attualità: dà al dittatore da wallscreen la bella faccia convulsa di John Hurt e nei ruoli dei due poliziotti civili il veterano Stephen Rea e il riapparso Rupert Graves (chissà se c'è qualcuno che se lo ricorda in "Maurice" di James Ivory), che scavando nei retroscena della biografia del terrorista comprendono gradualmente la necessità della sua missione. Un benevolo omaggio alla bellezza poetica del Corano non basta ad attribuire agli sceneggiatori intenti di pacificazione tra civiltà, e in realtà la filigrana 'seria' facilmente leggibile in controluce parla molto più del rapporto tra individuo e potere che di politica britannica o internazionale.
Malgrado (o forse proprio a causa di) un deciso sbilanciamento del film verso l'action-movie crepuscolare, "V per Vendetta", diversamente dai miei subconsci timori, non rischia nemmeno per un attimo lo sdrucciolamento nell'azione stravista e fracassona; al contrario, segue il miglior filone della cine-fiction che coniuga premesse pacchianamente fantasiose con uno svolgimento equilibrato e vibrante, e una tonalità di fondo virata al nero con pennellate di dialogo non meno taglienti del filo di lama dei pugnali vendicatori. Lo consiglio a tutti, e soprattutto a chiunque abbia trovato divertenti sofisticati fumetti come "Batman Begins" e "Sin City". Non fatevi spaventare dal cartoccio fumante di una sociologia schematica e barocca, perché quello che gusterete dentro la confezione sarà un'avventura calda e speziata, con quella goccia di bellezza amara che rende prelibate le pagine del libro illustrato per ragazzi su cui tutti prima o poi ci siamo addormentati esausti e sognanti. Accanto a quell'albo delle meraviglie ci svegliammo, all'indomani di una notte quasi eterna, salvi da ogni pericolo, e come per incanto adulti.
SCHEDA V PER VENDETTA (V for Vendetta, Usa/Ger 2005, 135'). Regia: James McTeigue. Soggetto: Alan Moore e David Lloyd (fumetto omonimo). Sceneggiatura: Andy Wachowski, Larry Wachowski. Fotografia: Adrian Biddle. Montaggio: Martin Walsh. Musiche originali: Dario Marianelli. Scenografia: Owen Paterson. Costumi: Sammy Sheldon. Con Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Rea, Stephen Fry, John Hurt, Tim Pigott-Smith, Rupert Graves. (Voto: 7)
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21.08.2010 11:31
senti un po , sei mica genovese di origine? Qui almeno un 7,5 ci poteva stare no? Protesto!
11.01.2009 12:22
Eccellente critica al film.
24.08.2008 19:30
un film che serve, che servira sempre..