... "Venere e il professore" è il titolo del film, anche se quello originale recita "A song is born" (è nata una canzone, se non sbaglio nel tradurre).
La vicenda è sostanzialmente la stessa: incontro casuale, in occasione di una ricerca sulla musica jazz, con una ragazza, il solito "cattivo", ... Leggi l'opinione
Armstrong;Steve Cochran;Tommy Dorsey;Virginia Mayo| PRODUZIONE: Jubal Classic Video| DATA DI USCITA: 20/04/2011| ETA CONSIGLIATA: Tutti| DURATA: 113 min| TITOLO IN LINGUA ORIGINALE: A Song Is Born| DATI TECNICI: Full Screen - Mono - Area 2 (Europa/Giappone)| DESCRIZIONE: Il professor Hobart Frisbee lavora insieme a un gruppo di colleghi accademici - fra i quali il professor Magenbruch - alla compilazione di un'enciclopedia del musical. Escono cos dai confini del loro mondo alla scoperta della nuova musica popolare, che si chiama jazz, swing o boogie woogie. S'imbattono anche in una cantante di night club, Honey Swanson, disposta a ogni espediente pur di sfuggire alla polizia, che la cerca per interrogarla in merito al gangster Tony Crow suo fidanzato. La ragazza decide di trovare riparo a casa di Frisbee contro il parere di lui: l'occasione per far conoscere agli accademici del gruppo le ultime novit in fatto di jazz. Quando Tony fa la sua comparsa per recuperare la ragazza, la storia d'amore fra Honey e Hobart ormai nata.
Una Opinione di pupaolo su Venere e il professore (Howard Hawks, 1948) 29.06.2005
La valutazione di questo autore:
Vantaggi:
soprattutto la musica e l'allegria
Svantaggi:
pochi e irrilevanti
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Opinione completa
Leggendo L'opinione "Spero che muoiano tutti" che Danilo-Terminal (a cui dedico con piacere questa) ha scritto sul film "Il villaggio dei dannati", ho fatto le mie solite riflessioni sulla questione della validità e qualità dei remake. Il mio giudizio in proposito è sovente negativo: i remake sono in genere pessime operazioni commerciali che tentano, invano, di ripetere un successo. Probabilmente chi si cimenta in queste operazioni di rifacimento evita accuratamente di usare la propria fantasia e la propria personalità artistica, preferendo adagiarsi sul "già fatto": ma al cinema il detto che vuole immutabile una squadra vincente assai spesso si rivela fallace. Tuttavia vi sono alcuni, rari, esempi, in cui il talento, la bravura, il mestiere, l'innato senso del cinematografaro, hanno il sopravvento sull'aspetto commerciale, in cui la strada facile della ripetizione viene abbandonata per prenderne una più difficile ma artisticamente più valida. E si hanno allora dei remake (o film che possono definirsi tali solo dal punto di vista filologico) di ottima fattura e di innegabile qualità. Uno dei talenti cinematografici di maggior rilievo è stato senza dubbio Howard Hawks: tra i suoi tanti film ricordo Il grande sonno, Il sergente York, Un dollaro d'onore, Acque del Sud, ma la sua filmografia è ricchissima come la sua biografia. Talento cinematografico di alta levatura che ci fa ringraziare il cielo di non averlo lasciato alla sua giovanile passione di corridore automobilistico, dove pure mietè lusinghieri successi. Nel 1941 Hawks gira un film divertente, dal tono leggero in cui mescola sapientemente umorismo e avventura a metà tra il giallo e la commedia rosa: "Colpo di fulmine" (Balls of fire) con Gary Cooper e Barbara Stanwyck. Tratto da un soggetto di Billy Wilder e Thomas Monroe sceneggiato dallo stesso Wilder e Charles Beckett, racconta di un gruppo di professori impegnati a redigere un dizionario. Questi cattedratici vedono la loro vita sconvolta da una prostituta che trova temporaneo rifugio presso di loro. Uno dei professori si innamora ma la tipa è appetita da un losco uomo d'affari. La girandola di situazioni comiche e paradossali è avvincenti unita ad uno scoppiettante gioco di linguaggio. Finale , con una brillantissima trovata (che a che vedere con Archimede Pitagorico, quello di Siracusa e non quello di Disney). Il film fu un vero successo al botteghino e anche la critica non lesinò pareri favorevoli, tanto che ebbe quattro nomination. Non vinse ma quell'anno doveva vedersela con Casablannca e la guerra, si sa, ha le sue esigenze (Casablanca comunque fu un Oscar meritatissimo, a prescindere). Sette anni più tardi, nel 1948, Howard Hawks riprende in mano lo stesso soggetto e decide di farne un "altro" film: ecco il genio che si manifesta. Non fa un vero e proprio remake, anche se le sequenze di questo secondo lavoro ricalcano pari pari quelle del primo. Hawks sposta l'azione da un'accademia linguistica ad una musicale: un gruppo di professori che, su lascito ereditario di un magnate, devono dar corpo ad una monumentale enciclopedia della musica. "Venere e il professore" è il titolo del film, anche se quello originale recita "A song is born" (è nata una canzone, se non sbaglio nel tradurre). La vicenda è sostanzialmente la stessa: incontro casuale, in occasione di una ricerca sulla musica jazz, con una ragazza, il solito "cattivo", questa volta un gangster, e il professore che si innamora. Di fatto un remake, ma la sostanza, grazie alla grande abilità di Hawks è tutta diversa. Al gioco sulle parole e sulla lingua si sostituisce quello sulla musica, parlata nel senso dellle discussione che inevitabilmente intrecciano i professori ma soprattutto suonata. E che musica!! A Gary Cooper e Barbara Stanwich Hawks contrappone nel secondo film un brillantissimo Danny Kaye e una avvenente Virginia Mayo. E a far loro da contorno chiama alcuni musicisti veri. Abbiamo cos' nel cast Benny Goodman, Tommy Dorsey, Louis Armstrong, Lionel Hampton, Charlie Barnet, Mel Powell, Buck and Bubbles, Page Cavanaugh e il suo trio e il The Golden Gate Quartette. Una colonna sonora jazz che con i suoi ritmi fa da perfetto contrappunto ad una vicenda sentimentale condita da un pizzico di ironico noir che si svolge a ritmo quasi frenetico, specie nel finale. Che questa voltà vedrà non più Archimede ma un'altra legge fisica aiutare la soluzione. "Venere e il professore" è un piacevole film (come il suio precdecessore, del resto) in cui oltre a godere di una piacevole e divertente vicenda si ha il anche la piossibilità di apprezzare della fantastica musica jazz suonata da alcuni tra i migliori maestri del genere (e anche qualche canzone, che non guasta affatto). Raro esempio di come sia possibile, sapendolo e volendolo fare, proporre al pubblico un remake senza lasciarsi prendere dai clichè dell'originale al punto da ammazzare verve e fantasia. Se vi capita: buona visione!
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