Scappando l'amore

5  30.10.2008

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mauro_meo

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Sono strani, particolari, a volte i pensieri che nascono da soli nei nostri ragionamenti. Ripensavo, ormai una decina di giorni dopo averlo visto, all'ultimo film di Woody Allen. Come sempre, come molti dei suoi film, strano, solo in apparenza semplice ma in realtà con tante complesse nervature appena celate dalle immagini e dalle parole.
Mi è tornato in mente Arthur Schnitzler che così tanto amava indagare di amore e di sessualità e ancor più del rapporto strano e complesso tra sogno e realtà. Ha scritto lui Doppio sogno, novella da cui Stanley Kubrick poi partì per il suo Eyes Wide Shut. Dove ancora una volta ci parlava di amore e di sesso e naturalmente, come così spesso nei suoi film, del labile confine tra normalità e follia. Mi è tornato in mente uno dei pensieri di Schnitzler. Di come può variare l'approccio tra uomo e donna a secondo dei caratteri, dei temperamenti, dei gusti, anche solo del proprio passato. Quello che invece, secondo lo scrittore austriaco, non cambia mai è la reazione finale, la conclusione della storia, dell'avventura. Tutti provano un senso di distacco più o meno evidente nei confronti della persona con la quale quella avventura l'hanno vissuta. Che rende inevitabile e anche amaro il più delle volte il distacco, quasi rovinato da un senso di vergogna. È un pensiero abbastanza pessimista e forse tutto questo pessimismo in Woody Allen e in questo film non c'è. Anche perché molti dei toni rimangono su un livello divertente, di gioco, di scherzo. Ma è anche vero che nessuna delle relazioni che sembra intrecciarsi nel film alla fine delle avventure delle due ragazze americane a Barcellona si trasforma in qualcosa di stabile. Tutto, o quasi, torna al punto di partenza. Appena una Fiesta spagnola. Almeno così parrebbe. La fedeltà è il ritorno, poco importa dove, così dice il Casanova di Schnitzler. Anche solo alla propria immagine di se che uno si crea. Poco importa se non c'è spazio per l'amore.

Una frase nel film mi ha colpito, portandomi anche a pensare a me e a molte delle persone che mi circondano. L'Amore vero, quello romantico, è solo quello inappagato, che trova la sua perfezione nell'incompletezza. È evidente anche qui un tono di pessimismo. Hemingway scriveva: "Se due persone si amano non può esserci per loro una fine felice". Certo lui pensava in questo caso ad una fine tragica della storia. Ma il concetto mi pare simile. L'accostamento del dolore all'amore, come se semplicemente un amore felice non potesse esistere. E forse è anche vero, ma mi spiace doverlo pensare. Mi piacerebbe poter immaginare felicità, almeno nell'amore. Ma in questo film di felicità poi non sembra di poterne trovare molta. O meglio ancora, non se ne trova forse molta alla conclusione della storia anche perché tutto, in uno strano percorso circolare, sembra tornare al punto di partenza. Ma almeno nel mentre di felicità un po' ce ne stata. Forse il messaggio è questo, di tentare, di rischiare. Di accontentarsi di prenderne un po' di quella felicità quando c'è. Anche perché non ci sarà sempre, e lasciarla sfuggire forse è solo un peccato. E di liberarsi almeno in certi momenti degli schemi che ci creiamo noi stessi, delle nostre gabbie.

Vicky Cristina Barcellona è la nuova scorribanda di Woody Allen nel tema dell'amore, un tema davvero così caro al regista newyorchese e che di certo conosce davvero bene, anche perché la confusione dell'amore in fondo l'ha sempre vissuta in prima persona, senza mai tirarsi indietro, come dimostrano anche le sue vicende famigliari.
Siamo a Barcellona e forse anche il sole dona nuovamente forza a Woody Allen dopo i film di ambientazione londinese, onestamente non sempre così riusciti. E torna a parlare solo di amore, e di sesso. In molte delle sue forme e di certo nella sua sostanza. Relazioni di coppia tranquille o tumultuose, strani triangoli, e onestamente ho un po' invidiato Xavier Barden, che non faticano anche a trasformarsi in un ipotetico quadrato. Tutto inizia con una semplice vacanza di un paio di mesi, e beate loro che possono permetterselo, di due ragazze americane a Barcellona. Un mondo straordinario, indubbiamente magico con le strane atmosfere dei paesi latini, il suono della chitarra, il vino, i pergolati, le chiese di Oviedo, i localini lungo le Ramblas, le atmosfere di Gaudì. È tutto questo quello che incontrano Vicky e Cristina, due amiche così diverse nel loro approccio all'amore. Fredda, razionale, sicura, almeno per ora Vicky, prossima ormai al più classico dei matrimoni americani. In cerca dell'amore vero, passionale, anche senza regole Cristina, animo sempre inquieto e roso, appena ferita dalla conclusione di un amore. Ma consapevole che amore e dolore vanno assieme, il secondo sempre accompagna il primo. Tutto questo raccontato dalla voce esterna, forse, almeno a mia impressione, la cosa, soprattutto in questa lunga prima fase, meno riuscita del film. Ma tutto questo, tutte le riflessioni sull'amore, sarebbero potute rimanere tranquillamente riflessioni e la vacanza appena una vacanza. Finché Cristina non incrocia con lo sguardo Juan Antonio. A volte basta davvero uno sguardo, un incontro. Per cambiare tutto. Anche se alla fine si tornerà semplicemente al punto di partenza. Sconclusionato, bello, affascinante Juan Antonio. E di certo sicuro di se. E di quella sicurezza ne vorrei avere un po' anche io. Avvicinarsi a due ragazze americane sconosciute ed invitarle per un fine settimana ad Oviedo. Per visitare la città, per mangiare, per bere. Per far l'amore tutti e tre insieme. Tutto parte da qui, dalla proposta di Juan Antonio. Ogni cosa, l'amore, il sesso, la follia. E il racconto di Woody Allen. Anche il paradosso di una povera Cristina pronta a tutto per il bel pittore per sentirsi all'improvviso male proprio sul più bello. E lasciare la casta e bloccata Vicky nelle mani di Juan Antonio. Che cede al suo fascino, alle atmosfere della chitarra spagnole, delle chiacchiere del pittore, al vino. Per una notte di passione, di vero sesso. Che per lei si trasforma in un'infatuazione forte, forse in amore. E questo la sconvolge. Lei così precisa, anche nell'irrazionalità dell'amore, lei ormai prossima al matrimonio. Lei sconvolta finalmente dall'amore e dal sesso. Ma decisa a dimenticare tutto per l'ordine, per il freddo ed insipido futuro marito, che non parla di poesia, di pittura, di arte. Ma solo di golf, di case, di soldi. E poi Juan Antonio è attratto da Cristina. Bionda, bella, sensuale, amante dall'arte. Nasce qualcosa tra i due. Fino all'arrivo dell'ex moglie di Juan Antonio. Penelope Cruz, folle, schizofrenica. Finalmente di nuovo in un ruolo perfetto per lei. La follia dell'amore. Che torna. L'amore tra lei e Juan Antonio era stato perfetto, così perfetto da diventare imperfetto. L'Amore vero, quello romantico che trova la sua perfezione solo nell'incompletezza. Arte e amore. Marie Elene e Juan Antonio. E sesso. E follia. Cristina serve quasi a ristabilire il rapporto tra i due che diventa così a tre. In tutto, nell'amore, nell'arte, nel sesso. E Woody Allen esplora anche questo rapporto a tre e l'amore saffico. Anche se forse lo fa in punta di piedi, quasi per non disturbare, senza esagerare in questo. Le sue attenzioni rimangono per le dinamiche delle coppie che si formano e si rompono più volte nel film. E sono davvero tante le coppie nel film, ognuna con le proprie dinamiche, con i propri sentimenti. Il rapporto a tre può forse distrarre, ma Woody Allen a modo suo continua ad indagare nello stesso tempo le altre dinamiche delle altre coppie. A cominciare dal rapporto tra i due anziani americani che ospitano le due ragazze. Con la confessione della donna a Vicky che il suo amore per l'uomo è scomparso ormai da anni, lasciando spazio all'abitudine e all'affetto, come forse capita a molti nella realtà. E spronando la ragazza a non fare lo stesso errore, a vivere la vita, a vivere l'amore. La passione per Juan Antonio. E poi il rapporto tra la stessa Vicky e il marito, freddo, già freddo, prima ancora di nascere. E poi le dinamiche complesse, irrazionali, tra i tre protagonisti del film. La crescita artistica di Cristina non accompagnata però da una crescita emotiva. Anche lei incapace per davvero di cambiare. Non cambia il suo disordine emotivo, la ricerca di un amore vero, completo, neppure quando sembra aver trovato tutto, davvero tutto. Gli stimoli intellettuali, l'arte, le braccia di Juan Antonio e Marie Elene. Fino a lasciarli, fino a rompere il delicato equilibrio che si era ricreato tra i due. Che subito, una volta spartita Cristina, ricompiano a litigare, fino a che Maria Elena scappa un'altra volta nella sua follia. Per ritornare di nuovo per l'ultima scena, splendido esempio del cinema vagamente folle e surreale di Woody Allen.

È un film sull'amore questo. Sull'amore, sul sesso, raccontato e fatto, sulle passioni. Temi cari a Woody Allen. Di nuovo sopra le righe dopo i film londinesi. Forse gli fa bene l'atmosfera più calda ed avvolgente di una Barcellona così mediterranea, forse gli da nuova linfa vitale. Ne risulta un bel film che parla d'amore senza stancare mai, o quasi. Ed è particolare questo perché è un film molto parlato, più parlato che visto, forse. Sono soprattutto i dialoghi e i monologhi ad occupare la maggior parte dello spazio e del tempo. Non penso che ci sia neppure un attimo di silenzio nel film. Ma non è mai rumore, sono sempre parole che ci incuriosiscono, ci accarezzano, ci divertono, ci emozionano. Se posso permettermi un'unica critica è per la lunga parte introduttiva con la voce fuori campo che continua a parlare. Ecco è questa la parte che mi è sembrata più fragile del film, forse troppo lunga e questa sì troppo parlata. In tutto il resto del film invece mi è parso di vedere sempre dietro i protagonisti il sorriso ironico e allegro di un Woody Allen d'annata, anche se certo diverso, forse un po' più amaro, o amaro in modo diverso, da quello di anni fa.

È difficile forse capire alla fine il suo giudizio sull'amore, almeno in questo film. Quello che mi ha colpito è che dopo tutto quello che accade in questi due mesi le due ragazze ripartono da Barcellona esattamente come erano arrivate. Sicura di se, forse semplicemente perché lo deve essere, Vicky, quasi dimentica di come possono essere forti le passioni. Ancora alla ricerca dell'amore e del dolore Cristina, sempre così insoddisfatta, così inquieta. Quasi che Barcellona sia stata solo una parentesi. O meglio un sogno. Il doppio sogno di Schnitzler. Quasi che la realtà sia diversa dall'amore e dalle passioni. Quasi che la realtà sia solo quello che noi ci imponiamo debba essere, quello che noi vogliamo debba essere. Appena una scatola vuota. L'errore sia di Vicky sia di Cristina che pure paiono così differenti. Entrambe si costruiscono una realtà e in quella si impongono di vivere. Quando cedono, quando si lasciano andare all'amore, devono subito ritrarsi, scappare. Quasi che l'amore sia pericoloso, quasi che sia meglio vivere senza. In modi diversi dall'amore scappano entrambe, sia Vicky sia Cristina. Solo in sogno l'amore può essere vissuto. Se è vera questa interpretazione il sorriso di Woody Allen forse si fa un po' più triste. E in fondo anche Marie Elene e Juan Antonio scappano dall'amore. Il loro amore così perfetto che non può essere. Che manca qualcosa. Che li tiene lontani l'uno dall'altra anche se sempre tentano di riavvicinarsi.

Una commedia sull'amore. Sempre un argomento così difficile. Quando sarebbe invece così semplice. Basterebbe semplicemente amare.
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Loredana26

Loredana26

28.06.2011 17:54

l'ho visto proprio ieri sera in tv questo film.. mi ha lasciato una sensazione di tristezza incredibile.. è come se l'amore.. in qualunque modo lo si intendesse e lo si vivesse, non potrebbe comunque rappresentare una via di salvezza.. :( come se bisognasse solo arrendervisi..

Guenda-Dubens

Guenda-Dubens

12.05.2011 13:27

Non è il mio genere,molto utile il tuo consiglio!

annasegr

annasegr

30.04.2009 21:33

Ottima Recensione per un film che io ho Amorevolmente e anche Sensualmente... adorato....

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