Villa Romana del Tellaro, Noto

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Villa Romana del Tellaro, Noto

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Opinione su "Villa Romana del Tellaro, Noto"

pubblicata 05/06/2017 | gategate
Iscritto da : 20/07/2004
Opinioni : 578
Fiducie ricevute : 1002
Su di me :
Staff, batti un colpo e occupati di fake e imbroglioni, per favor!
Buono
Vantaggi Masseria e antica Villa.
Svantaggi I mosaici sono pochi.
Eccellente
Qualità del veicolo
Affidabilità su strada
Comfort
Spaziosità dell'abitacolo
Qualità di guida

"La masseria che celava un segreto..."

Come prima fotografia, non posso non inserire una favolosa tigre.

Come prima fotografia, non posso non inserire una favolosa tigre.

La seconda tappa del mio viaggio 2016 in Sicilia prevedeva la visita di un luogo straordinario: la Villa Romana del Tellaro (prende il nome dal fiume omonimo). Già affascinato, in passato, dai mosaici della Villa Romana del Casale, di Piazza Armerina, non vedevo l'ora di ammirare questa nuova meraviglia.


Come ci si arriva


Risalito sul pullman a Noto, in una decina di minuti raggiungo la Villa. E’ vicinissima alla città, quindi.
La nostra guida, Linda, comunica che alla visita sarà dedicata mezz'ora. Tra me e me mugugno:- Sempre di corsa! - Invece, no. Come leggerete, il tempo concesso è sufficiente.

Scesi da pullman, si percorre, a piedi, un breve tratto di strada, fino ad arrivare alla masseria, una fattoria che era stata abbandonata.
Linda consegna i biglietti d'ingresso… ma si entra gratuitamente (dalle 7 alle 21)! Non perché godiamo di particolari privilegi. Secondo Linda, si è deciso di non far pagare l'ingresso dopo che, in passato, gli incassi furono rubati. La zona, in effetti, è abbastanza isolata: non doveva essere difficile impadronirsi del denaro custodito in biglietteria. Ora che non ce n’è più, i ladri dovrebbero restare lontani. Vi passo la notizia così come mi è stata riferita: strano che enti pubblici rinuncino così facilmente a incassi sicuri.


Le origini della Villa


La Villa risale al IV secolo d.C. (vi sono state ritrovate ben 108 monete di bronzo di quell'epoca) e fu scoperta, casualmente, nel 1971. In che modo? Erano stati notati strani movimenti in quella masseria abbandonata: delle persone scavavano. No, non stavano coltivando la terra e nemmeno avevano perso qualcosa! Stavano cercando d’impadronirsi di preziosi tesori, ovviamente. Canaglie!
Messi in fuga i banditi, iniziarono le operazioni ufficiali di scavo.
Si scoprì che la masseria era stata costruita sui resti di una Villa romana, una modesta dimora… appena seimila metri quadrati! :-D Emersero numerose rovine, alcuni pregiatissimi mosaici, monete, ceramiche, attrezzi di lavoro.
La Villa romana fu abbandonata, dopo essere stata data alle fiamme, probabilmente ai tempi delle invasioni barbariche. Meglio trasferirsi in luoghi più sicuri.

I mosaici scoperti furono pazientemente asportati e trasferiti altrove, per procedere al restauro. Furono poi ricollocati qui, a fianco della masseria.


Verso i mosaici


Dopo la doverosa digressione (il passato dei luoghi è sempre affascinante, secondo me), torniamo alla mia visita.
Superata la biglietteria, si accede ad alcune stanze della masseria. Alle pareti sono stati appesi quadri con la riproduzione di particolari dei mosaici. Ho notato anche un manichino, con un abito d'epoca (probabilmente romana). Da non perdere il plastico della masseria, posto in una teca di vetro, sulla planimetria dell'antica Villa (ben più ampia). Credo sia stato realizzato dagli allievi del Liceo Artistico Matteo Raeli di Noto, nel 2008/2009. Ottimo lavoro!
Si sale, poi, su di una passerella. Ed ecco, ai lati della passerella, si possono ammirare gli splendidi mosaici. Decoravano i pavimenti di tre stanze e quindici metri del lato nord del portico del peristilio.
Osserviamoli insieme, se vi va.


Il riscatto del corpo di Ettore


La prima stanza è collocata all'estremità est del portico. Del primo mosaico si è conservata, purtroppo, soltanto la sezione sinistra. Fu, infatti, elevata, sopra questa parte dell’antica Villa, la fondazione di un muro della masseria, che distrusse gran parte dell’opera. Acc!
In che modo, allora, pur possedendo soltanto una porzione dell’opera, si è riusciti a ricostruire ciò che rappresentava? Semplice: il mosaico parla! Non si tratta di un prodigio: alcune iscrizioni (Odisseo, Achille, Diomede, Priamo) indicano i nomi dei personaggi raffigurati. Partendo da lì, è stato (relativamente) facile ricostruire la scena completa.
Si tratta di un episodio della guerra di Troia. Narrato in una tragedia di Eschilo, ormai perduta, "I Frigi".

Achille ha sconfitto e ucciso Ettore e i Troiani chiedono la restituzione del corpo del loro eroe. I Greci accettano di consegnare la salma, ma, avidi e per nulla compassionevoli, pretendono di essere pagati. Ottengono tanto oro quanto Ettore pesava. Nella scena, il corpo è collocato sul piatto di una bilancia (si notano le gambe): sull'altro piatto, è stato posto il peso equivalente a quello del cadavere, in oggetti preziosi.

Il mosaico è come un quadro, racchiuso in un cornice decorata con immagini di alloro, frutti e fiori. Agli angoli sono state raffigurate delle maschere. La cornice è inserita in un'ulteriore cornice, con piante e animali. Non si dimentichi di ammirare la splendida tigre, vicina alla passerella su cui ci si trova.


Il mosaico dei crateri


La seconda stanza è adiacente alla prima.
I crateri (no, la Luna non c'entra) sono i vasi, posti ai quattro angoli del mosaico, dai quali scaturiscono festoni di alloro, che s'incontrano al centro del quadro. In questo modo, il pavimento è suddiviso in quattro sezioni, ognuna con un quadro, alla quale si aggiunge un quadro centrale (purtroppo molto rovinato). In ognuna delle quattro sezioni sono rappresentati un satiro e una menade.
Ogni quadro è incorniciato da un motivo a onde e sovrastato da grandi conchiglie (sembrano quasi degli ombrelloni! :-D).


Il mosaico con scene di caccia


Si tratta sicuramente del gioiello più importante della collezione della Villa. Il mosaico più grande (metri 6,40 x 6,20) e più complesso. Sembra quasi di osservare un film! Sono mostrate varie scene, in sequenza.
E' accostato al precedente, sul lato nord del portico. Ricorda molto i mosaici della Villa del Casale, perché, anche qui, si ammirano scene di caccia.
La cornice è curatissima, con uccelli, animali acquatici e svastiche. Succede di non dedicarle troppa attenzione, rapiti dal quadro centrale, ma non perdetevela!
Si parte dall'alto, a sinistra. Si tratta, purtroppo, della parte più rovinata del mosaico. E' rappresentata la cattura di alcune bestie feroci, costrette a entrare in una gabbia, il cui portello è tenuto da un cacciatore. Pronto a far scattare la trappola e imprigionare le fiere.
Procedendo verso destra, si vede la lotta tra un cacciatore e un leone, che ha appena ucciso una gazzella. In un attimo, l'animale da cacciatore si ritrova preda. Intorno alla scena si muovono altri cacciatori: sei di loro sono allineati, forse pronti a un'azione comune, precedentemente concordata.
Al centro del mosaico è stata posta una donna, assisa su di un trono di rocce. Forse rappresenta l'Africa. Osserva la scena di un cacciatore, disarcionato, attaccato da una tigre. Un compagno giunge in suo soccorso. Ma potrebbe essere troppo tardi: riuscirà a salvarlo?
A destra della figura femminile, si mostra un carro, che trasporta le belve catturate: il carro tenta di attraversare una palude. La cosa singolare è che sono state rappresentate le linee cinetiche, per raffigurare il movimento di uomini, animali e cose nella superficie liquida! Insomma, si cercò un modo per creare l’illusione del movimento. Oggi lo consideriamo normale, basta sfogliare un fumetto qualsiasi: ma per l’epoca doveva essere qualcosa di nuovo.
Tre personaggi osservano la scena del carro, restandosene comodi sulla riva.
Tanta fatica per cacciare… e arriva finalmente il momento del banchetto, collocato in basso a sinistra. All'ombra regalata dagli alberi e da un telo steso tra i loro rami, gli uomini si ristorano, mangiano e bevono, accuditi dai servitori. Alla loro destra, anche ai cavalli è concesso il meritato riposo.


Il mosaico del lato nord del portico


Girate le spalle alle tre stanze appena visitate, resta l'ultima sorpresa: questo mosaico, di 15 metri di lunghezza per 3,70 di larghezza.
Abbagliati dalla bellezza delle figure ammirate poco prima, si può, forse, restare delusi. Ma è un "tappeto" che merita attenzione. Non è stato prelevato e restaurato altrove, è sempre rimasto nella sua posizione originaria.
Si osserva una sequenza di festoni di alloro, i quali formano medaglioni circolari e poi s'intrecciano in medaglioni di dimensioni minori, che si alternano ai primi. I medaglioni più grandi sono più elaborati, con spirali e fiori di loto aperti o chiusi. Si aggiungono, poi, ottagoni con lati curvi, decorati con motivi geometrici.
Insomma, quello che appare un "semplice" pavimento privo di disegni complessi è, in realtà, frutto di un lavoro certosino, attento alle simmetrie, dove l'inserimento di ogni elemento è stato accuratamente valutato.


Gli artisti


Chi realizzò tali capolavori? Non conosciamo i nomi degli artisti all’opera, ma è stata individuata la loro probabile origine.
Il mosaico dei crateri ricorda, proprio per la presenza dei crateri angolari, mosaici ritrovati in Tunisia. Mentre le scene con i satiri sono simili a quella di Piazza della Vittoria, a Palermo.
Anche la scena di caccia, presente alla Villa del Casale di Piazza Armerina, è un classico, visto spesso in Africa.
C'è, quindi, sicuramente un legame tra questi mosaici, pur essendo situati in posti molto lontani tra di loro. Non è la stessa mano ad averli realizzati, ma esisteva una scuola che formava questi artisti, di origine africana.
Le caratteristiche principali dei mosaici sono colore, decorazioni e movimento, ma si nota anche il gusto romano: i personaggi che banchettano somigliano a figure rappresentate sull'Arco di Costantino. Probabilmente il lavoro fu eseguito da artisti nord-africani, insieme ad artisti italiani.


Inoltre…


Curiosando sul sito dedicato alla Villa del Tellaro, ho notato molte interessanti iniziative (destinate a gruppi e a scolaresche).
Si pubblicizzano visite guidate, dopo le quali ci si dedica…
… alla creazione di mosaici (per rendersi conto di quanto sia difficile questo lavoro)
… alla realizzazione di vasi in argilla (anche questa non è una passeggiata, a meno che non ci si accontenti :-P)
… alla simulazione di scavi archeologici (quelli veri sono un’altra cosa, ma farsi un’idea è un buon modo per iniziare)
… a imparare a riconoscere le piante (per usarle per tingere le stoffe o a scopi curativi).
… a sfornare il pane, seguendo le tradizioni antiche (altro che impastatrici: olio di gomito!).

Prenotando, si può anche assaggiare del cibo romano. Non quello dell’epoca, ovviamente. E non perché gli abitanti della Villa si siano mangiati tutto. :-P
I piatti si basano sulle ricette presenti nell’opera “De re coquinaria” di Marco Gavio Apicio, testo molto più antico dei libri della Clerici e della Parodi. Leggendo i nomi di alcune pietanze, non credo rifiuterei le polpette di orzo e la cassata di Oplontis. :-P

Si può anche optare per una lezione sui caratteri cuneiformi dei Sumeri, che si concluderà con la realizzazione di una tavoletta d’argilla sulla quale incidere tali caratteri e di un vaso. Ok, mi sfugge il nesso con la Villa romana, ma anche la civiltà sumera merita di essere conosciuta. E imparare qualcosa di nuovo non fa mai male.


Finale


Chi si aspetta un sito simile a quello della Villa del Casale, resterà con l’amaro in bocca. Come hanno sicuramente potuto constatare tutti coloro che mi hanno seguito, leggendo la mia opinione, i mosaici sono pochi, per questa ragione la visita non richiede molto tempo. Pochi, ma splendidi. Vale la pena di raggiungere la Villa del Tellaro, secondo me.
Inoltre, a differenza di quanto successe nella Villa del Casale, nella Villa del Tellaro non ho patito il caldo. Forse la giornata era più fresca, ma non ne sono sicuro, dato che, quando si è rotta l’aria condizionata del nostro mezzo di trasporto, abbiamo sofferto parecchio. Ho l’impressione che all’interno delle costruzioni della Villa del Tellaro l'aria circoli meglio. I mosaici, qui, sono meglio riparati dai raggi solari, rispetto a quelli della Villa del Casale. I cartelli sono tutti leggibili e non è possibile calpestare nessun mosaico.
Occuparsi di pochi mosaici richiede meno tempo e meno lavoro: il minor numero di mosaici, in questo caso, rappresenta un vantaggio.

Mi è dispiaciuto, però, non trovare, in loco, un libro che parli dei mosaici. Alla Villa del Casale vi sono numerosi negozi di souvenir, qui nulla. E' un peccato non sfruttare adeguatamente questi reperti. Ci si potrebbe ricavare molto denaro, secondo me. E non si tratta soltanto di una questione di soldi: il guadagno potrebbe essere investito per valorizzare ulteriormente il sito, per i restauri, per nuove ricerche e altri scavi. La "Villa del tesoro", come è stata definita, potrebbe produrre un tesoro ancora più grande. Possibile che nessuno sembri interessato?


Immagini: © gategate (Cody e Berry non hanno partecipato: sono rimasti a guardia della casa :-P)
  1. Come prima fotografia, non posso non inserire una favolosa tigre.
  2. L'arrivo (a piedi) alla masseria.
  3. Nei locali della masseria si trovano interessanti oggetti…
  4. … e anche il modellino della masseria, sovrapposto alla pianta della Villa.
  5. Gli eroi che pesano il corpo di Ettore.
  6. Il mosaico dei crateri.
  7. Il banchetto d'altri tempi.
  8. Un tappeto di mosaici.
  9. Particolare di una scena di caccia.
  10. Uno dei crateri.

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Commenti su questa Opinione

  • vale81 pubblicata 20/07/2017
    spettacolare
  • corinne1804 pubblicata 17/07/2017
    Complimento per il diamante
  • happydebby pubblicata 15/07/2017
    super Eccellente!
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Su Ciao da: 01/06/2017