Villa del Cedro, Mascalucia

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Villa del Cedro, Mascalucia

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Opinione su "Villa del Cedro, Mascalucia"

pubblicata 06/10/2017 | marta01
Iscritto da : 26/09/2016
Opinioni : 44
Fiducie ricevute : 108
Su di me :
caro diario...
Ottimo
Vantaggi atmosfera, accoglienza, location, genuinità dei cibi
Svantaggi ----
Eccellente
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"All'ombra di un nuovo vulcano"

Villa del Cedro, Mascalucia

Villa del Cedro, Mascalucia

Villa del Cedro è un ristorante-pizzeria napoletana del quale ho avuto una splendida esperienza e che ha avuto il pregio di rendere speciale l’organizzazione, e i colori tutti,. di una serata dedicata al festeggiamento del compleanno di mia figlia.

Accingendomi a recensirlo mi son subito resa conto che non sarebbe stato possibile scriverne prescindendo dallo specifico contesto di riferimento che ha costituito forma e sostanza di quella esperienza. Non si è trattato SOLTANTO, in altre parole, di una buona pizza napoletana di cui riferire …dal momento che l’esperienza a Villa del Cedro è stata qualcosa di più e di diverso. Essa ha rappresentato l’immersione in una dimensione di cui il titolare- chef, ha voluto, con fierezza, fare il proprio marchio di fabbrica: la propria napoletanità. Quella napoletanità che è condizione imprescindibile della sua vita e che si è portata dietro il giorno in cui, per amore, ha deciso di trasferire la propria attività … all'ombra di un altro vulcano.

Per riferire di quella esperienza mi sarebbe piaciuto partire da lì… ma ho dovuto fare i conti con la mia inadeguatezza a parlare di quella dimensione dell’essere (ché tale possiamo considerarla) della napoletanità, quale essa è nella realtà. Ero consapevole del fatto che non avrei potuto renderle giustizia se mi fossi limitata alle poche, sparute, impressioni ricavate da semplice fruitrice occasionale (quale io sono stata, in un brevissimo soggiorno a Napoli) o, peggio, se mi fossi basata sulle trite e stereotipate “immagini” che tanta letteratura, musica e televisione hanno contribuito a diffondere e che rappresentano a tutt'oggi il contesto folclorico e culturale di riferimento al quale l’immaginario attinge senza, probabilmente, averne reale cognizione. Con l’evidente rischio di banalizzarne contorni e contenuti.

Da qui la mia idea: lasciare che a parlarne fosse un napoletano in grado di rappresentarne le sfumature e che, alla passione, fosse in grado di accompagnare (probabilmente per deformazione professionale ) quella visione lucida e razionale che, qui su Ciao.it, ci ha abituati a riconoscergli ;)
Andrea (Ex72) ci racconta la napoletanità

Fatalismo, condivisione, esorcizzazione della morte. Sono questi, a mio avviso, i tre aspetti che caratterizzano quella condizione dell'anima, come mi piace definirla, che va sotto il nome di napoletanità.
E' un modo di affrontare la vita che, come tutte le cose, ha i suoi pregi e i suoi difetti. Condizione figlia delle nostre origini, di ciò che e' accaduto in passato, di quello che siamo stati. Ciascuno dei punti cardine di questo modo di essere ha ripercussioni spesso inimmaginabili su molteplici aspetti della vita quotidiana, anche i più banali. Dalla idea di società nel senso ampio del termine al calcio, dalla religione al rapporto con il cibo. Quella leggerezza nell'accettare il divenire che addolcisce l'animo ma che impedisce di ritenersi artefice del proprio destino di genesi greca, ci rende sublimi interpreti della nostra esistenza ma, allo stesso tempo, attori di un copione già scritto e quindi privi del pieno esercizio della volontà.

Storiche dominazioni ed esaltanti ribellioni hanno forgiato nei secoli quella famosa arte di arrangiarsi unita ad una marcata diffidenza verso l'ordine costituito.
Di non minore rilevanza l'atavica convinzione che l'unione fa la forza declinata in salsa partenopea attraverso una condivisone, alcune volte morbosa, degli aspetti più intimi e personali. Ad un desiderio smisurato di comunicare utilizzando in modo sublime il linguaggio non verbale e di aiutare anche colui che aiuto non chiede, fa da contraltare una cieca generosità' il cui culmine si materializza nel caffè sospeso. Conoscete? Si entra in un bar, si beve un caffè e se ne pagano due. Il caffè' pagato ma non consumato sarà donato a colui che esplicitamente ne farà in seguito richiesta.
Spiccatamente mistico invece è Il rapporto con la morte che nelle sue manifestazioni sa molto di farsa e mai di dramma. Un vero rito teatrale che ha un duplice significato: viatico per l'elaborazione del lutto e rito di passaggio che apre nuovi canali di comunicazione con il defunto che resta sempre membro della comunità' anche se in un'altra dimensione.
Molto distante dallo stoicismo, salvo rare eccezioni, il napoletano si sente profondamente epicureo. Si accontenta del poco che può ottenere purché questo poco gli venga dato il più rapidamente possibile. Lampante dimostrazione di ciò e' il suo rapporto con il cibo. Il connubio fra qualità ed abbondanza la fa da padrone in particolare se deve essere mostrato agli ospiti. Meglio un giorno da leone come si sente dire spesso, e quel giorno è senza dubbio la domenica. Il rito del pranzo domenicale all'interno dell'unico luogo riconosciuto come punto di incontro della famiglia rappresentato dalla casa della mamma, è qualcosa che da solo richiederebbe uno studio dedicato. Probabilmente Napoli è l'unico luogo in Italia dove la domenica i ragazzi non si svegliano all'odore del caffè appena fatto ma a quello del ragù di carne sapientemente messo in cottura fin dalle sei del mattino.
E guai se non fosse così, straniero e' tutto ciò che è difforme dal rito partenopeo. Per farvi meglio comprendere questo aspetto ricordate che se la mattina bevete il tè, dal punto di vista del napoletano, avete senza alcun dubbio problemi di pancia perché bere il tè non e' considerato come una libera scelta.

Si potrebbe continuare all'infinito nella descrizione di questo enorme mosaico che è la napoletanità.
Naturalmente tutto evolve e le nuove generazioni, ereditando e rielaborando autorevoli punti di vista critici a partire da quelli di Eduardo De Filippo fino ad arrivare alla sferzante ironia di Massimo Troisi, cercano di sfrondare quella che è a tutti gli effetti una filosofia di vita da tutto ciò che produce stereotipi ed impedisce il cambiamento.
Convertire il menefreghismo in leggerezza ed armonia, la furbizia opportunistica (alias "cazzimma" ) in intelligenza operativa, la devozione utilitaristica nella pratica del buon governo, è un processo lento e difficile. Convertire quella esibizione retorica e cinica della propria miseria morale e politica (mirabilmente descritta da Raffaele La Capria) in un sentimento complesso quanto nobile ...è la sfida. Oggi quella napoletaneria (ben diversa dalla "napoletanità") che quando fa i conti con la miseria ti può anche uccidere oppure, nella migliore delle ipotesi, ti conduce diritto in galera è in regressione, si intravedono nuove prospettive, ed un futuro in cui essere orgogliosi, senza se e senza ma, di una identità culturale, di una visione unica ed ampiamente condivisibile della vita, non è più un'utopia.

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Penso sia evidente a questo punto quanto difficile possa esser diventato per me proseguire con una recensione che possa essere all'altezza della magistrale analisi di Andrea :)

ALL’OMBRA DI UN ALTRO VULCANO

=
Villa del Cedro si trova a Mascalucia, comune collinare alle pendici dell’Etna, in provincia di Catania… la città della signora Serena, amore che ha indotto il signor Pasquale Zinno a lasciare la sua Napoli con un obiettivo chiaro in mente: ricrearne l’atmosfera in quello che sarebbe stato il suo regno: la cucina.

Mi ha fatto sorridere l’idea che Andrea ci ha trasferito quando ha parlato del pranzo domenicale da mammà .
E’ proprio quella l’iimpressione che ho avuto quando sono stata a Villa del Cedro che è proprio la casa dei signori Zinno: una deliziosa villetta in una zona residenziale silenziosissima, nella quale i proprietari abitano (occupandone il piano superiore) e della quale hanno adibito l’intero piano terra al piccolo e intimo ristorante-pizzeria che affaccia sullo splendido giardino.

Caldissimo l’interno, occupato da pochi tavoli, il cui punto focale è rappresentato da un camino e da un piccolo palchetto per talune serate dedicate in cui si può godere dell’intrattenimento musicale. Di più ampio respiro il giardino (godibile, grazie alle temperature siciliane, per almeno 5 mesi all'anno), un piccolo agrumeto nel quale i tavoli sono collocati ad amplissima distanza gli uni dagli altri favorendo la gradevolissima intimità dei commensali oltre ad una apprezzabile sensazione di quiete anche nelle serate in cui il locale è più affollato.

Dicevo di casa di mammà...

Sono andata in avanscoperta, in un giro tra i locali della zona, qualche giorno prima del compleanno di mia figlia, esigentissima adolescente che avrebbe voluto festeggiare il suo sedicesimo compleanno e per il quale avrebbe voluto una location esteticamente gradevole “perché ci dobbiamo fare le foto” , con molto spazio intorno ai tavoli perché “mamma, mica possiamo stare seduti tutti il tempo” , e poi “la pizza deve essere, ovviamente buonissima” e poi, e soprattutto, “non devono rompere le scatole anche se facciamo tardi perché poi rimaniamo a chiacchierare, mica siamo lì solo per mangiare”...
Insomma… una sorta di casa di mamma che ti fa fare quel che vuoi, ti fa mangiare bene e abbondantemente, si prende cura di te e dei tuoi amici e sopporta il tuo casino con la condiscendenza di chi ti vuol bene.
Bella impresa! ;)

Ci hanno accolte i signori Zinno, nonostante fosse già quasi ora di cena per il ristorante e immagino che fossero in tutt'altre faccende affaccendati. Ci hanno fatto accomodare ad un tavolo quasi fossimo lì per un incontro tra amici, più che per avere informazioni. E, senza che me ne accorgessi - in un probabile cenno d’intesa coi camerieri o com'è probabilmente costume del locale - ci siam ritrovate davanti una degustazione dei loro “sfizi napoletani” che potessero accompagnare la nostra chiacchierata oltre alla pronta offerta di una birra o di un bicchiere di vino per la signora e di un qualcosa che fosse di gradimento "per la signorina".
Ed è stata proprio, e inaspettatamente, la signorina, la protagonista della conversazione: con la pazienza e la benevolenza con la quale solo una mamma può guardare all'irruente discorso di un adolescente (che, alla sua maniera rompiscatole, comincia a mettere i puntini sulle "i" quando snocciola le sue, irrinunciabili, pretese) stavano lì a chiederle cosa cercasse e cosa desiderasse nel paziente tentativo di capire cosa avrebbe davvero potuto soddisfarla e rendere la sua “serata” memorabile. Quali le sue preferenze in fatto di cibo, come le sarebbe piaciuto che i tavoli fossero collocati per l’occasione, quale angolo le sarebbe piaciuto fosse privilegiato al momento di servire la torta per i suoi “selfie”… e frattanto mi lanciavano i sorrisi d’intesa che stavano lì a significare: siamo anche noi genitori, stia tranquilla, lasciamo a lei il ruolo da reginetta che le compete!

Non mi ha sorpreso quindi che, appena messo piede fuori dal locale, mia figlia mi abbia chiesto immediatamente di interrompere il giro che ci eravamo prefissate … perché era proprio lì che avrebbe voluto festeggiare, senza aver bisogno di pensarci oltre.

PIZZE, SFIZI E SOLLAZZI A VILLA DEL CEDRO

20 ragazzini scalmanati hanno fatto irruzione nella quieta villetta dei signori Zinno. A loro è stato riservato il più bell'angolo del giardino, sotto gli alberi e con vista sulla piscina. I due genitori, porelli, e la coppia di amici al loro seguito, avrebbero dovuto essere nascosti alla vista perché “mamma, mica potete farmi fare la brutta figura che stiate lì a guardarci” e ci è quindi toccato un diverso angolo del giardino dal quale controllare che tutto fosse a posto… senza esser visti.
Un angoletto in disparte che, però, trovandosi a ridosso della villa dalla quale si muoveva l’intera organizzazione del locale, è stato luogo d’osservazione privilegiato per avere l’impressione d’insieme di quel contesto e della filosofia dei proprietari.

Le frequenti sortite del signor Zinno ai tavoli dei suoi ospiti per parlare delle sue amate zeppole di pasta cresciuta della cucina povera napoletana che era solito dapprima realizzare con le alghe e che, ahimè, negli ultimi anni non era più riuscito a servire "come Dio comanda". E poi la pizza il cui impasto è realizzato con lievito madre crescente per un tempo non inferiore a 48 ore e ancora la bufala, che ogni due giorni si fa recapitare dalla Campania unitamente a quegli ingredienti che… solo da lì devono arrivare affinché tutto sia perfetto.

E ancora la storia di quelle pizze e dei loro ingredienti e dei gustosi aneddoti che quelle storie circondano e che rinviano alla storia della sua Napoli. Storie che però lui ti racconta … solo se le vuoi ascoltare. Perché capisci subito che ha una gran voglia di raccontartele ma ha pure la sensibilità di una persona intelligente che è in grado di comprendere quando quel “contorno” al pasto potrebbe in taluni casi esser percepito come un’invasione.
E son storie che veicolano la sua 'mission": omaggiare le sue tradizioni senza temere, ad ogni modo, creative rivisitazioni che rendano omaggio anche alla Sicilia, sua terra d’adozione e, soprattutto, mettere al centro la soddisfazione del commensale cui, ribadisce, deve essere estranea l’idea della fretta.


Perché la tavola è un rito … e ogni piatto che si rispetti va preparato al momento e “i miei clienti lo sanno che da me, quando si mangia, non si corre!” . .

  • E quegli sfizi caldi ce li siam gustati, infatti, in tutta tranquillità, appena tirati fuori dalla padella, così come abbiamo gustato una delle migliori pizze mai mangiate dal cuore morbido in cui nulla mancava … nulla era di troppo: la freschezza degli ingredienti, la bontà della mozzarella campana, la giusta sapidità, per un’esperienza gustativa che non ha pagato lo scotto della difficoltà della digestione che si accompagna spesso ad una inadeguata lievitazione.
  • Il servizio, cui partecipano anche i figli dei titolari, ha la freschezza della giovinezza: non ha nulla di imbeccato o particolarmente impostato. E’ discreto ma assai attento. Nessuna svogliatezza, pronto ad accorrere al tavolo appena richiesto, con quella cordialità che l’esempio del titolare fa sì che essa regni sovrana. Giovani camerieri che non hanno mostrato alcun segno di insofferenza per esser stati costretti a rimanere ancora al proprio posto nonostante il servizio fosse già finito da un pezzo quando tutti i clienti erano andati via …ma i miei turbolenti ospiti erano ancora lì fino a tardissima sera, in attesa che i genitori venissero a riprenderli .
  • Dulcis in fundo.. la sorpresa del conto.
    Gli extra che io e i miei amici abbiamo ordinato al mio tavolo non sono stati addebitati e, pronta a pagare l’importo pattuito all'Inizio (peraltro assolutamente onesto con un ottimo rapporto qualità/quantità/prezzo), mi son vista decurtare l’importo di talune bevande e un paio di bottiglie di spumante che il titolare mi ha informato non esser state consumate dai ragazzi. Circostanza di cui mai avrei potuto accorgermi!
  • Una doggy- bag (non richiesta) mi è stata consegnata quando sono andata via per consentirmi di portar via la porzione di torta non consumata... unitamente al saluto dei signori Zinno che hanno lasciato il proprio tavolo (nel quale a quella tarda ora stavano finalmente cenando insieme ai propri “ragazzi” ) per venire di persona ad accomiatarsi: Pasquale, con la sua vigorosa stretta di mano, la sua amabile loquacità e voglia di raccontarsi, Serena col suo inaspettato abbraccio e il buffetto alla mia “bimba” e l'invito a tornarli a trovare la domenica a pranzo, per sperimentare le degustazioni della cucina partenopea.
    Invito che raccoglierò senz'altro quanto prima.

Nella migliore tradizione del calore e dell’accoglienza meridionali che bisticciano con l’idea che identifica la laboriosità con la fretta e l’attesa con un inutile dispendio di tempo oltre a bisticciare con l’assunto che vede la professionalità far rima con una assoluta (e spesso fredda) discrezione alla quale mal si addice una chiacchiera non richiesta, identificata sempre e comunque con una indebita invasione della privacy.

Idee che sono però probabilmente figlie di un malinteso senso della modernità della cucina (e forse pure dei rapporti umani) fredda, veloce e un po’ asettica e che pare dimentica di quanto buono possa essere … un piatto genuino da mammà … ;)

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Uno speciale ringraziamento ad Andrea per avere impreziosito la mia recensione ;)

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Commenti su questa Opinione

  • stella128 pubblicata 08/12/2017
    diamante strameritato
  • nicola1985 pubblicata 24/11/2017
    che spettacolo. eccellente
  • Godipanza pubblicata 17/11/2017
    Questo si chiama talento!!!
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Informazioni sul prodotto : Villa del Cedro, Mascalucia

Descrizione del fabbricante del prodotto

Caratteristiche Tecniche

Tipo: Pizzeria

Città: Mascalucia

Stato: Italia

Continente: Europa

Indirizzo: Via Guglielmo Oberdan 42, 95030 Mascalucia, Italia

Ciao

Su Ciao da: 14/09/2017