Chitarra, basso ed un secchio di latta...
30.06.2004
Vantaggi:
Musica senza età . Folk e blues rivisti con spirito anticonformista .
Svantaggi:
Non hanno avuto il successo che si meritavano . La loro discografia non è stata all’altezza dell’esordio .
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Qualità dei testi
Qualità della musica
continua
 bregaing
Su di me:
ciao
Iscritto da:30.08.2000
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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 38 utenti Ciao
...davvero, ai Violent Femmes non serviva altra strumentazione per scatenare il loro pubblico. Gli stessi identici strumenti furono usati nel 1982 per le registrazioni del loro primo album: “Violent Femmes”. Ma per poter tentare di affrontare in modo completo il esordio e quel che rappresenta, mi permetto di farvi fare un passo indietro. Il gruppo si formò nel lontano 1980 grazie al bassista Brian Ritchie (il più dotato strumentalmente) ed al batterista Victor de Lorenzo (di chiare origini italiane. Sicule per la precisione). Gordon Gano, chitarrista e voce del gruppo, di qualche anno più vecchio, si affiancò a loro dopo poco. Il nome del gruppo ha due possibili significati (nessuno dei due però è stato dato come ufficiale): Violent è facile da spiegare, mentre Femmes sarebbe stato ispirato da una marca di “assorbenti femminili” (!?) o dallo slang che indicava gli omosessuali che battevano nei sobborghi di Milwaukee. La loro attività si scatenò febbrile in diverse esibizioni live eseguite in ogni luogo possibile: bar, pub, sale da bowling, marciapiedi, parcheggi, sottoscala… Insomma ogni luogo era buono per suonare e divertirsi. Ma soprattutto, ogni occasione era buona per sfogare la propria esuberanza adolescenziale e per rimorchiare qualche ragazza. Infatti, gran parte dei loro testi avevano come comune denominatore gli innamoranti, le delusioni amorose e le ragazze Il tutto con diversi e poco celati riferimenti sessuali.
Il gruppo era molto conosciuto nella loro città (soprattutto per i casini che scatenavano le loro performance) ma al di fuori di Milwaukee erano sconosciuti. Fu un membro dei Pretenders che li volle come spalla per un tour. Questo fruttò a loro un contratto discografico che gli corrispose un guadagno di 0 dollari. Erano davvero altri tempi! I soldi per poter registare il disco, invece, furono dati come regalo dal padre di De Lorenzo in occasione del 18° compleanno del figlio. Probabilmente voleva assecondare il pallino musicale del figlio. Mai avrebbe pensato di aver gettato le basi a uno dei dischi più interessanti e divertenti di tutti gli anni ottanta. Il disco uscito originariamente in vinile era composto da 10 brani tutti scritti da Gordon Gano. Questa versione, a me tramandata su una cassetta C60 dal fidanzato di mia sorella, fu il mio primo approccio al gruppo. Avevo appena 13 anni. Successivamente il disco è stato riedito in Cd con l’aggiunta di due “bonus track” (ed è questa la versione che ho successivamente comperato) mentre due anni fa, in occasione del ventennale, l’etichetta ha esagerato proponendolo in formato doppio CD con ben 36 brani!! Ma veniamo alla descrizione dei brani.
”Blister in the Sun” inaugura egregiamente l’album con la sua miscela irresistibile di rockabilly e folk. Forse è il brano più famoso del gruppo e molti di voi l’avranno sentito senza sapere che a suonarlo erano proprio i Violent Femmese. Puro divertimento! Segue ”Kiss Off” in cui sembra di sentire una versione “accattona” dei Beach Boys con qualche collegamento agli Stray Cats. Personalmente credo che in questo brano (ma anche in altri) ci sia il germe del low-fi sbracato dei Pavement.
”Please Do Not Go” è un regge “bianco” che può ricordare qualcosa dei Pretenders (o un brano dei Clash incrociati con un tocco di Smiths) La ritmata “Add It Up” mescola ancora blues a folk. Chi apprezza i White Stripes non tarderà ad innamorarsi di brani come questo. Vorrei soffermarmi un attimo sul timbro vocale di Gordon Gano: un cantanto “nasale” che sembra a metà strada tra Lou Reed e Gavin Friday dei Virgin Prunes. Molto particolare. Tra lo scanzonato e il tormentato.
“Confessions” passa tra il canovaccio blues-rock che potrebbe avere comuni radici con Nick Cave e Tom Waits per arrivare ad un finale che ben si riallancia la blues psichedelico dei Doors. Molto interessante. “Prove My Love” sembra ricalcare la trama melodica del brano di apertura. Carino.
In “Promise” si sentono echi dei Rolling Stones e dei gruppi garage degli anni sessanta. Su tutti mi viene in mente il nome dei “Sonics!”. Avete presente? “To the Kill” a mio parere è il brano più legato (come influenza e tributo melodico) a Lou Reed ed ai Velvet Underground. Incredibile pensare a che suono sono riusciti a forgiare che erano solo in tre senza il supporto di altri strumenti!
“Gone Daddy Gone” è un altro brano che vi scioglierà le gambe ed a cui il vostro “culo” non sarà trattenersi dal muoversi. La melodia è sorretta da un xilofono scanzonato. Paralleli musicali? Qualcosa a metà tra Fuzzstones e “Lovecats” dei Cure. “Good Feeling” è un blues scazzato che potrebbe essere imparentato a “Sunday Morning” dei Velvet Underground. Anche qui mi sembra di intravedere un semino dei Pavement. Struggente l’inserto dei violini nel finale.
“Ugly” (una delle bonus track rispetto all versione originale in vinile) è un rockabilly scatenato che piacerà tanto a chi apprezza i Clash. “Gimme the Car” andrebbe citata solo per il testo (troppo simpatico!). Tuttavia vorrei soffermarmi su quella linea di basso così malata, da entrarti subito nella testa. Un blues sincopato che mi ha ricordato ancora qualcosa dei Doors.
In quadro musicale generale è sorretto da ansie adolescenziali, voglia di divertirsi e una certa dose di malinconia. La musica è una miscela rock composta da dosi non equamente ripartite di folk, blues, garage e rock’n’roll. Il tutto rivisto con uno spirito quasi punk (ma solo come indole). Quel che stupisce è che questo disco, anche a distanza di oltre ventidue anni, suona ancora fresco ed attuale. Direi anche che la musica dei Violent Femmes non è immediatamente riconoscibile come periodo storico. Sebbene dato alla luce nel 1982, offre sensazioni che potrebbero appartenere agli anni ’50, come pure ai sessanta. Nondimeno oggi potrebbe essere scambiato come il prodotto di una delle band di punta del rock di Detroit o di New York. Pochi dischi possono avere questa dote. Questo succede quando la musica creata ha dentro un qualcosa di originale e misterioso. Qualcosa che la rende eterna. Suggerimento: se non riuscite a procurarvi questo CD, vi consiglio la raccolta “Add it Up!” che condensa gli anni migliori della loro produzione.
Nota finale non relativa al disco: questa opinione era nata dalla volontà di creare un’opinione combinata con “kumquat”. Sebbene ci siano stati diversi intoppi (vedi tempo interminabile richiesto per la pubblicazione della categoria) l’opinione è venuta alla luce. Ho provato a contattare kumquat per settimane ma non mi risponde. Quindi, nell'attesa, ho deciso di pubblicarla comunque. La mia intenzione (e spero anche quella di kumquat) è quella di dare più ampio eco ad un gruppo dimenticato e poco apprezzato.
(Salvo ripensamenti) Questa è la mia ultima opinione (sigh!).
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03.11.2006 13:33
j'adore violent femmes. ciao ciao
12.10.2005 21:48
tutto un altro stile musicale! ...ma davvero ci lasci?? :-(
29.11.2004 11:26
ottima opinione