Sono qui solo perché mantengo sempre gli impegni con gli amici. Lo facevo allora, lo faccio ancora oggi a distanza di vent’anni o quasi. E siccome avevo preso un impegno con un amico, e un altro amico mi ha avvisata del fatto che mi stava cercando disperatamente per pubblicare la nostra opinione congiunta… beh.. Io non sono brava a raccontare musica come lo fa quel gigante che si chiama Moreno e che qui tutti conoscono come Bregaing, ma vi racconterò il perché i Violent Femmes erano la scelta più felice che Moreno potesse fare per una opinione pubblicata in simultanea. Anzi.
Sono passati esattamente 19 anni.
Mi trovavo in una radura nascosta da un bosco nei dintorni di Waterbury (ampiamente descritta in modo magistrale nell’opinione di Traveller55, http://www.it.ciao.com/Waterbury__Opinione_508149 )
e come forse molti di voi sapete negli Stati Uniti è proibito bere fino ai 21 anni compiuti. Beh, non crediate che i giovinastri com’ero io allora non bevessero COMUNQUE. Semplicemente, organizzavano feste chiamate comunemente Keg Parties, all’aria aperta, con le radio / boombox, con fusti di birra, e ci si accampava da qualche parte sperando che non arrivasse la polizia, si piazzavano i fusti di birra, si accendevano i fari delle auto (si guida a 16 anni nel mio stato di nascita), si tiravano fuori i bicchieri di plastica e si accendevano i boombox a manetta. Voilà, ecco la discoteca mobile, birra, musica e luci, e speriamo che la madama non arrivi, e se arriva sgommiamo!
diciannove anni fa mi trovavo a saltare su e giù in un campo con un mezzo gallone di birra in corpo mentre cantavo a squarciagola
– baciatemi il culo –
dietro alle mie spalle vi vedo che mi fissate, mi fate male ma ormai non me ne frega niente perché lo fate sempre… E ne becco una perché mi hanno mollata, due perchè i miei rompono, tre per i mal di cuore che mi faccio venire e quattro per i mal di testa che mi faccio venire; cinque perché mi sento sola, sei perché mi sento triste…. Insomma, era Kiss Off, un brano dei Violent Femmes.
Sì, essere adolescenti negli anni ’80 era divertente, e abbiamo fatto un sacco di stupidaggini, anche pericolose..Altri tempi. Erano gli anni di band che sono diventate miti nel tempo, come gli Smiths, i Cure, gli U2, i Dire Straits; erano gli anni del Punk, del New Wave, di ragazzini arrabbiati che volevano gridare il proprio disagio al mondo intero. Erano gli anni degli Style Council, di Bruce Springsteen, degli Smiths e dei Clash; quando ancora il testo di una canzone era più importante del loop accattivante. E noi cercavamo qualcuno che sapesse trasmettere in musica gli anni che stavamo vivendo. Non ci sentivamo dandy come Morrisey o Paul Weller. Non volevamo cotonarci i capelli e assumere un’aria mogia e depressa. Il nostro senso di ribellione contro una società che pareva non COMPRENDERE noi giovani andava di pari passo con la voglia di divertirsi, di scoprire i primi amori e le prime delusioni e con la voglia infinita di divertirci. Trovammo ciò che cercavamo da tre ragazzi abbastanza brutti, abbastanza sconosciuti, che suonavano una musica che pareva registrata in una cantina.
Usavano il nostro stesso linguaggio. Parlavano delle stesse cose di cui parlavamo noi all’intervallo, o mentre fumavamo le prime sigarette di nascosto, o quando ci rintanavamo nella nostra camera al telefono con gli amici. Avevano il nostro stesso atteggiamento, una scrollata di spalle quando le cose non andavano come volevamo. Strafottenza e arroganza contrapposta alla depressione d’animo e ad una visione cupa della vita.
I Violent Femmes, con il loro album omonimo di esordio, diventarono gli idoli incontrastati dell’estate 1985. Non perché fossero belli, né perché fossero straordinariamente dotati musicalmente. Era perché erano DIVERTENTI.
I testi delle dodici canzoni incluse nell’album Violent Femmes erano gemme di ironia e cinismo adolescenziale.Ci facevano RIDERE e BALLARE al ritmo dei nostri piccoli grandi problemi di allora. Era un ritmo carico di adrenalina, ma che nel contempo era una deviazione alla musica che andava allora – il punk e la new wave – era la perfetta soundtrack per quei giorni odiosi quando non sei ancora abbastanza grande per affrontare davvero i problemi che incontri nella tua vita di ogni giorno, e ti senti TROPPO grande per piangerci sopra. Giorni in cui non vedevi l’ora di diventare grande e che ora che sei grande ti mancano davvero tanto.
I Violent Femmes non erano là per denunciare le ingiustizie nel mondo. Non volevano far credere a nessuno che avrebbero aperto gli occhi ai giovani su temi da adulti, e non intendevano affatto trasmettere un messaggio profondo ed intellettuale. NO: loro erano lì per difendere i problemi dei ragazzi in giovane età si trovano faccia a faccia con problemi concreti . Papà che non ti presta la macchina per portare fuori la ragazza dei tuoi sogni. Che però tanto ti ha dato buca la settimana scorsa perché se la tira. E la stessa donna ti molla all’uscita della scuola il giorno dopo. E i tuoi dicono che non ce la fanno più con te e con i casini che combini. E ti senti incazzato nero con il mondo intero perché nessuno ti capisce. E hai voglia di gridarlo al mondo intero. E NON TE NE IMPORTA NIENTE DELLA FAME NEL TERZO MONDO, NE’ DELLE INGIUSTIZIE RAZZIALI, NE’ DELLE GUERRE IN MEDIO ORIENTE. NON ORA. FRA CINQUE, DIECI ANNI, FORSE. Ora sono un ragazzino o una ragazzina con gli ormoni in fermento che ha beccato l’ennesimo voto schifoso a scuola e quello lì che mi piace non mi degna nemmeno di uno sguardo, e esisto solo io. Sono al centro del mio mondo e dei miei problemi e sono alla disperata ricerca di attenzioni e cerco qualcuno che mi ascolti e che mi capisca. Ed ecco i Violent Femmes che da un garage o una cantina cantano le stesse cose che io sto pensando e dicono che è meglio che me ne freghi. Ecco, qualcuno MI ASCOLTA E MI CAPISCE !
Gordon Gano, il solista, le cantava, no: le GRIDAVA con una voce nasale che poteva benissimo sembrare uno dei miei coetanei post-sbornia illegale che si faceva una doccia per togliere le ragnatele dagli occhi. Lo faceva con una carica di adrenalina che solo i Clash si portavano appresso allora, ma i Clash erano troppo politicizzati e ormai il gruppo si era già sciolto da qualche tempo. Erano iperattivi com’eravamo noi, e ascoltavano la nostra stessa musica e la rimaneggiavano proprio perché potessimo urlare con loro mentre saltavamo in un campo di grano con un bicchiere di plastica pieno di birra calda in mano.
I Violent Femmes erano stati in grado di prendere spunto da tutti i generi musicali che già ascoltavamo prima – un tocco di reggae qui, un po’ di folk là, uno xilofono… Proprio come dice Gano, “favori speciali vengono in 31 gusti”… Una metafora che ha a che vedere con il gelato, che aveva un altro significato, ma che può benissimo essere applicato al loro genere di suonare musica. Era una base di punk arrabbiato, dai refrain abbastanza semplici, accordi di chitarra e di basso facili da riprodurre a chi era alle prime armi con qualche strumento musicale, ma pieno di melodie prese a prestito da altri generi che ravvivavano il panorama e che rendevano il ritmo animato, persino quasi allegro. Come ci sentivamo noi. Allegri a volte, depressi in altri momenti, ma sempre pieni di energia e di voglia di gridare.
I taboo che venivano cantati dai Violent Femmes – sesso, alcool e violenza – rendevano questo album una sorta di ascolto vietato in casa per noi ragazzi. Chissà cosa pensavano i nostri genitori quando ci proibivano di ascoltarli in camera nostra. Tanto comunque parlavamo delle stesse cose e le facevamo anche noi sempre nonostante tutto. E poi dai, ci raccontavano proprio ciò che facevamo noi. “quando sono a passeggio faccio il galletto ma sono veramente teso come una corda, mi sento bene oggi, forse mi fermo a battertela un po’, anzi no fammi andare và che ho mi è venuta l’eritema solare…” ( quale eritema solare, era acne giovanile. E la canzone si chiamava Blister In The Sun).
L’anno scorso quando ero da mia mamma negli USA, il nipote, di suo fratello, che oggi ha diciassette anni, stava ascoltando l’album dei Violent Femmes in soggiorno. Certe cose resistono al tempo. Sono immortali. Come l’amicizia.
E questo album ormai non accende più in me il senso di ribellione e di aggressività che faceva allora, ma è ancora un bell’ascoltare. Adesso non salto più nei campi mentre lo ascolto, non è più la mia colonna sonora di notti brave, ma di pomeriggi passati a pulire. Così, benché una parte in me sia ancora ribelle, mi ribello solo all’aspirapolvere, ma vince lui e i peli del mio persiano, così tiro fuori il mio arnese che un po’ ad un fusto di birra ci assomiglia pure, e accendo lo stereo a manetta, e mi metto a saltare e a cantare a squarciagola ora come allora. E chisenefrega se stono. Tempo che attacchi Good Feeling, che è il brano numero 10, ho finito il mio salto nostalgico a ritroso nel tempo e la mia casa è di nuovo a posto. E ogni volta penso che quando io avrò una figlia adolescente le regalerò il CD dei Violent Femmes e le spiegherò che ci sono cose che passano in fretta mentre alcune cose restano per sempre.
Una di queste cose è l’amicizia.
Dedicato all’amico che ho ultimamente perso di vista (anche se solo di vista a video) con il quale dovevo scrivere questa opinione congiunta, all’amico che mi ha avvisata, e a tutti gli amici che ho conosciuto su Ciao. Certe cose meritano di essere ricordate a 15 anni come a 34, anche quando la vita corre e tu fai fatica a stargli dietro.
27.01.2006 17:07
Sempre opinioni interessanti! Perciò attivo il segnala opinioni e non mi perdo più le tue nuove!
11.01.2006 20:28
Sono felice di sapere che facevo parte di una tribù... Hai perfettamente colto l'energia che sprigiona questo album e gli splendidi musicisti che lo hanno composto... CIAO
04.04.2005 07:38
modestamente me ne intendo molto di musicsa..ma i violentes femmes non li conosco affatto a arte il nome..cercherò di colmare questa lacuna. ciao