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Opinione

per Vita di Pi (Yann Martel)
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4 Stelle naufragio di Pi
34 su 34 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

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Svantaggi nessuno in particolare

Dettagli

Contenuti
Reperibilità libreria
Layout: buono
Qualità Materiale buona
Prezzo 13.40€

L'autore

adri84mj Dal 30 giu 2000

chissà se qualcuno si ricorda ancora di me...com'è cambiato il sito...e come sono cambiato io!!! continua

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Inizierei con una precisazione da pignolo quale ormai sono universalmente riconosciuto; l'autore si chiama Yann Martel e non Martel Yann come parrebbe interpretabile dalla categoria inserita a suo tempo dallo staff.
"Life of Pi" era semplicemente uno dei cinque libri tra cui scegliere quale materiale dell'esame orale di inglese II e a quanto pare in Italia non se l'è filato quasi nessuno, forse per questo i professori della Cattolica hanno deciso di proporlo quest'anno a circa 800 studenti, e non mi stupirei se ci fossero accordi sottobanco con gli editori, visti gli spaventosi intrallazzi che il mondo universitario mette in atto...
Quindi avevo a disposizione cinque libri e dovevo sceglierne due, quindi perchè proprio questo? Assolutamente non era il più breve, perchè supera le 300 pagine e nemmeno era quello con più recensione online già fatte (criterio strautilizzato dai miei illustri colleghi).
Mi ha incuriosito molto il retro del libro, le famigerate dieci righe che sono crudelmente destinate a riassumere il lavoro faticoso dell'autore nel creare un romanzo...ecco queste dieci righe parlavano di un ragazzo indiano che decide di abbracciare con entusiasmo induismo, cristianesimo e islam; non mi è servito leggere altro, ho scelto all'istante.

L'autore, Yann Martel, afferma che il primo fetale impulso a scrivere questo romanzo gli è venuto dalla lettura di una recensione; il critico letterario distruggeva senza mezzi termini il lavoro di un autore brasiliano, un romanzo che raccontava di una famiglia ebrea che nei primi anni trenta decide di emigrare dalla Germania con il suo carico di animali (erano possessori di uno zoo); durante la traversata oceanica però un naufragio li colpisce e un ragazzino rimane su una scialuppa di salvataggio con una pantera nera, con tutto l'impianto metaforico di ebreo indifeso vs bestia feroce (i nazisti) che ne consegue.
Sempre stando alle parole dell'autore, dopo aver letto questa recensione, la storia è finita nel dimenticatoio ed è riaffiorata solamente qualche tempo dopo, durante un viaggio in India effettuato con il precipuo scopo di scrivere qualcosa di interessante.
Quindi la conoscenza superficiale di questo romanzo brasiliano e la conoscenza del mondo quotidiano indiano, quello della periferia e delle cose semplici, sono le premesse per questo romanzo che si è anche aggiudicato premi importante come il Booker Prize 2002.
Anche la biografia dell'autore entra in qualche modo nella creazione del suo personaggio principale; l'autore è figlio di un diplomatico che a causa della sua attività ha abitato in regioni molto diverse del mondo scorazzando da un continente all'altro la sua famiglia; così il romanzo si snoda tra diverse nazioni, dall'India al Canada, passando per isolette oceaniche al limite dell'immaginazione umana e finendo alla deriva sulle spiagge del Messico.
Il personaggio principale, Pi, inoltre tradisce una predisposizione al cosmopolitismo di miglior caratura, evidenziato dalla tripartizione della sua coscienza religiosa e non solo.

Ma veniamo alla vera e propria trama di questo romanzo, che vede dapprima una descrizione accurata e appassionata da parte dello stesso Pi della sua preadolescenza in India, precisamente a Pondicherry, dove suo padre conduce uno zoo e dove quindi Pi cresce a stretto contatto con gli animali e le loro abitudini.
Da precisare che nella finzione letteraria che Yann Martel mette in atto, il racconto di un Pi adulto ed invecchiato in Canada, è incorniciato e glossato (ma solo inizialmente) dall'autore-intervistatore; ma ben presto ci dimentichiamo di questa cornice, anche per volere dell'autore, ed entriamo senza mediazioni all'interno del racconto di questo personaggio.
Piscine subisce fin da piccolo gli scherni di un nome troppo facilmente storpiabile, che deriva addirittura dal nome di una piscina francese.
Quando la sua età entra in doppia cifra, con già alle spalle una vasta conoscenza del mondo animale, Pi si affaccia al mondo della religione.
Nonostante la poca osservanza della sua famiglia, Pi è cresciuto in un ambiente imbevuto di induismo e ora, grazie anche al carisma di alcuni personaggi secondari, si lascia affascinare da islam e cristianesimo.

Il vero motore della vicenda è però un altro e cioè la decisione della sua famiglia di lasciare l'India con destinazione Nord America, a causa dei cambiamenti economico-politici che l'India attraversa in quegli anni (Settanta).
Il padre di Pi vende alcuni animali a zoo di tutto il mondo e decide di salpare alla volta del Canada con il carico di animali invenduti o particolarmente pregiati, in pieno stile arca di Noè.
La nave cargo di bandiera giapponese non tarda però a dare segni di instabilità ed il naufragio è inevitabile; Pi si ritrova su una scialuppa di salvataggio, in compagnia di alcuni animali e soprattutto di un vuoto incredibile dato dalla sicura morte di tutti i componenti della sua famiglia.
L'allegra combriccola che abita la scialuppa di salvataggio è composta da Pi, da Richard Parker, un'enorme tigre del bengala da lui salvata dall'annegamento, una iena a dir poco agitata, un orango-tango dai comportamenti marcatamente maternie infine una zebra ferita gravemente.
Il mite Richard Parker (ricordatevi che è una tigre nonostante il nome umano) si pappa giorno dopo giorno gli altri occupanti della scialuppa, senza troppo impegno nè fatica e quindi sull'imbarcazione rimangono solamente la tigre ed il ragazzino.

Pi è dotato di un'ottima intelligenza, conosce a perfezione le abitudini della tigre del Bengala con la quale praticamente è cresciuto e unisce a un grande senso di sopravvivenza una fede incrollabile e un'irrefrenabile voglia di vivere.
Sono proprio queste sue caratteristiche mentali e spirituali a costringerlo ad ingegnarsi per poter sopravvivere su una scialuppa di qualche metro da dividere necessariamente con una tigre a dir poco vorace.
Vi lascio scoprire da soli le varie peripezie che l'insolita coppia deve attraversare nell'oceano e le varie invenzioni dell'adolescente indiano.
Sia ben chiaro che fin da subito siamo a conoscenza di come finirà il tutto, è palese che Pi riuscirà a salvarsi visto che è lui che ci sta raccontando i suoi 227 giorni alla deriva nell'oceano.

Se in quelle famigerate dieci righe sul retro del libro si fossero focalizzati sul fatto che la parte più corposa del romanzo è quella dedicata ai sei mesi e mezzo di Pi nel bel mezzo dell'oceano a bordo di una scialuppa insieme ad una tigre, mai e poi mai avrei scelto di leggere "Vita di Pi".
Eppure sono contento di averlo fatto, nonostante la questione religiosa che mi ha attirato verso questa lettura non sia poi così accentuata e approfondita come speravo.
Come ho già sottolineato più volte, il protagonista di questo libro abbraccia con entusiasmo tre diverse fedi, esaltando la magnificenza degli dei dell'indusimo, il valore di fratellanza e la grandissima devozione ispirati dalla religione musulmana e il grande messaggio d'amore del cristianesimo.
Molto significativa dal punto di vista di questo filone tematico è la scena in cui i capi spirituali delle tre comunità religiose si recano in concomitanza dai genitori di Pi perchè a detta loro il ragazzino deve effettuare una scelta.
In questo episodio i tre illustri capi spirituali si attaccano verbalmente vicendevolmente per quanto riguarda pregi e difetti delle tre religioni, mentre il piccolo ed ingenuo Pi si giustifica dicendo semplicemente che quello è il suo modo di cercare Dio.
In questo frangente Pi mi ha provocato un'enorme empatia, perchè mi sono figurato un ingenuo ragazzino che prende il meglio di ogni religione e sintetizza così una personalissima formazione spirituale...e invece il mio professore ha espresso la sua idea a questo proposito dicendo che Pi era "out of mind".

Gli altri temi che il lettore non mancherà di notare, sono la splendida integrazione tra uomo e animale, fatta di rispetto e timore reverenziale, ma anche di affetto reciproco; c'è poi una grande consapevolezza dell'importanza del valore della famiglia; e poi ancora è affrontato il rapporto con la natura, con le sue meraviglie e la sua crudeltà, i rapporti interpersonali in situazioni estreme (vedi l'incontro con il cuoco francese) e tanto, tanto altro.
E non pago di tutto questo e di aver realizzato un ottimo impianto narrativo che permette allo spettatore di perdersi tra le descrizioni dei paesaggi naturali, delle azioni e delle riflessioni di Pi, l'autore riserva una sorpresa per il lettore nel finale, una sopresa che induce altre mille riflessioni, delle quali però non posso parlarvi per non rovinarvi la sorpresa.

"Vita di Pi" è veramente un libro ricco, in ultima analisi, di riflessioni positive sulla vita, sull'uomo, sulla natura, sugli animali; Martel non risparmia nessun ambito in questa sua ode alla vita, alla fede, al confronto costruttivo con gli altri.

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