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Opinione

per Vita di Pi (Yann Martel)
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4 Stelle Realtà o fantasia? Un'avventura straordinaria Opinioni con immagini
63 su 63 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi una lettura insolita e affascinante, a metà tra il romanzo d'avventura e quello di formazione, arricchita da alcune interessanti riflessioni filosofiche; un protagonista indimenticabile; uno stile pulito ma al tempo stesso molto suggestivo; un geniale col

Svantaggi a tratti il romanzo è un po'lento; il realismo di alcune descrizioni rasenta talvolta la brutalità.

Dettagli

Contenuti
Reperibilità edicola
Layout: mediocre
Qualità Materiale mediocre
Prezzo € 5,90

L'autore

lorenza2002 Dal 15 nov 2004

“E tu, anche se sei milanista, sei la più bella persona che c’è in circolazione” (Michele, 24.05... continua

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"Vita di Pi" è una lettura insolita e affascinante, a metà tra il romanzo di avventura e quello di formazione… Non senza un pizzico di magia e qualche riflessione filosofica che comunque non appesantisce affatto l'opera, ma la rende semmai ancor più interessante.

Il romanzo è suddiviso in tre parti, ciascuna ambientata in luoghi diversi.
La prima racconta dell'infanzia e della prima adolescenza del protagonista, un ragazzino indiano che i genitori hanno inspiegabilmente (e crudelmente, direi!) battezzato col nome delle piscine di Parigi preferite da un parente: Piscine Molitor (!). Non c'è davvero da meravigliarsi del fatto che il poveretto voglia essere chiamato con un semplice diminutivo, Pi!
Il padre è il direttore dello zoo di Pondicherry: i suoi due figli crescono quindi in quello che considerano un autentico paradiso terrestre, a stretto contatto con gli animali, imparando ad amarli e rispettarli ma anche - quando necessario - a temerli.
Questa prima parte del romanzo, oltre a presentarci Pi, ci propone pagine interessanti e senza dubbio insolite: mi riferisco innanzitutto alle descrizioni accurate di alcuni animali e del loro stile di vita, nonché alla spiegazione del perché sia per loro preferibile, a certe condizioni, vivere in cattività, in uno zoo, piuttosto che liberi nel loro habitat naturale; ma mi riferisco anche e soprattutto al racconto dell'inusuale, triplice (ebbene sì!) conversione di Pi.
Proprio così: il ragazzino, cresciuto in una famiglia indù, che però non attribuisce particolare importanza alla vita spirituale, scopre a un certo punto in sé il desiderio di avvicinarsi a Dio e di amarlo. Spinto dalla curiosità, si reca dapprima a far visita a un sacerdote cristiano, che gli fa conoscere Gesù e la Sua storia, poi da un mistico musulmano, che gli insegna a pregare Allah, e diventa così, contemporaneamente e consapevolmente, indù, cristiano e musulmano praticante.
Indimenticabile è la scena in cui Pi e i suoi genitori incontrano casualmente le tre guide spirituali: mentre queste iniziano a litigare tra loro, furibonde, esigendo che il ragazzino decida una volta per tutte quale sia il suo unico credo, egli candidamente ricorda loro che una scelta del genere non è affatto necessaria, dal momento che il suo desiderio è semplicemente quello di "amare Dio", e che lo stesso Gandhi ha sostenuto che "tutte le religioni sono vere". Quanta saggezza, in un ragazzino così giovane…!
Interessanti sono anche le riflessioni che l'autore fa, attraverso la voce del giovane protagonista, sull'agnosticismo: "Le ultime parole di un ateo: "E' bianco! E' tutto bianco! A-a-amore! Mio Dio!". E il salto verso la fede in punto di morte. Invece l'agnostico, se rimane fedele al suo io razionale, alla sterile e insipida realtà dei fatti, proverà a spiegare la calda luce che lo avvolge: "S-s-scarsa ossigenazione del c-c-c-cervello". Privo di immaginazione fino all'ultimo, l'agnostico si perde la storia più bella".

La seconda parte del romanzo, che ne costituisce il cuore, trasforma "Vita di Pi" in un avvincente romanzo di avventura.
A metà degli anni '70, la famiglia del protagonista, per motivi politici, decide di emigrare in Canada, portando con sé alcuni degli animali dello zoo nella speranza di venderli; nel corso della lunga traversata, però, la nave inspiegabilmente affonda: il 16enne Pi si ritrova improvvisamente separato dal resto della famiglia, sperduto nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico, a bordo di una scialuppa.
Il ragazzino però non è solo: a fargli compagnia vi sono infatti una zebra, una iena, un orango e soprattutto Richard Parker… un'enorme, pericolosa tigre del Bengala.
I giorni trascorrono senza che nessuno giunga in soccorso dell'unico superstite e dei suoi compagni di viaggio, o - per meglio dire - della tigre: in breve tempo, infatti, gli altri tre animali vengono brutalmente uccisi.
Inizia così il resoconto di "un'incredibile storia di coraggio e di resistenza, in un contesto straordinariamente tragico e difficile" (definizione che ho tratto dall'ultima pagina del romanzo, e che è attribuita a un funzionario del Ministero dei Trasporti, venuto a conoscenza dell'accaduto).
Su una scialuppa di soli 8 metri di lunghezza e 2,5 metri di larghezza, accerchiata dagli squali e con a bordo un feroce carnivoro di ben 200 kg, dagli artigli "taglienti come coltelli", Pi sperimenta così la Paura. Paura della noia. Paura della solitudine. Paura del dolore. Paura di morire.
Il resoconto che lo stesso protagonista fa dei ben 227 giorni trascorsi in balia dell'oceano è estremamente accurato. Pi racconta, senza risparmiare alcun dettaglio, anche quello più sgradevole, i disagi fisici (i vestiti si disintegrano, vittime del sole e del sale; il corpo gli si ricopre di vesciche infiammate, dolorosissime; l'acqua potabile scarseggia, e la sete lo tortura fino quasi a farlo impazzire; il cibo diventa in breve la sua ossessione; la vista momentaneamente lo abbandona) e quelli psicologici, non meno crudeli e insopportabili: la vita di un naufrago "ti prostra fisicamente e ti uccide moralmente", afferma.
In effetti egli alterna momenti di lucidità, nei quali mette a frutto il suo ingegno per sopravvivere, ad altri di autentico delirio: "Il dolore ha bisogno di compagnia, e la follia lo accontenta volentieri"…
Pi ci rende inoltre partecipi dell'orrore e dello sgomento provati in occasione della prima uccisione di un "essere senziente" (un pesce)… Ma anche dell'esultanza provocata in lui dal percuotere a morte, poco dopo, un dorado ("L'uomo si abitua a tutto, persino a uccidere").

In mezzo a tanta sofferenza, però, ci sono piccoli, grandi successi, che danno a Pi la forza per andare avanti. Proprio così: il nostro naufrago - incredibilmente - non perde mai la speranza, ma anzi continua a lottare, animato anche dalla sua incrollabile fede in Dio.
Ecco che egli decide di sfruttare le proprie conoscenze e alcune favorevoli circostanze per… addomesticare il suo temibile compagno di viaggio, riuscendo a trasformarlo - da terribile minaccia quale era - in una presenza non solo innocua (o quasi), ma addirittura indispensabile: "Una parte di me non voleva assolutamente che Richard Parker morisse, perché allora sarei rimasto solo con la mia disperazione, nemico ancor più temibile di una tigre. Era Richard Parker a darmi la volontà di vivere. (…) Gli sono grato. E' la pura verità: senza Richard Parker, non sarei qui a raccontare la mia storia".
Ma non è solo la presenza del gigantesco felino a trasmettere al giovanissimo Pi la voglia di andare avanti; solo in mezzo all'oceano, egli aveva infatti già scoperto di avere "una feroce volontà di vivere", e ce lo racconta ricorrendo a una semplice quanto meravigliosa metafora: "La vita è uno spioncino, la mia unica, minuscola finestra sull'immensità. Come potrei passare oltre, rinunciare senza lottare alla visuale pur ristretta che mi offre?".

"Vita di Pi" è dunque anche un appassionato inno alla vita, il racconto di un'esperienza all'insegna della fede e della speranza.
Certo, il suo realismo spesso brutale può talvolta infastidire, ma al di là di questo non si può non restare affascinati dalle descrizioni accurate, dalle immagini insolite e spesso estremamente poetiche, dallo stile semplice e pulito ma al tempo stesso suggestivo che contraddistinguono questo romanzo.
Pi è un protagonista indimenticabile, un giovane saggio che per la sua dolcezza e il suo rispetto nei confronti degli animali (oltre che per il suo tentativo di addomesticare la tigre) ricorda l'altrettanto indimenticabile Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry.
Il romanzo è stato ascritto al filone del "realismo magico": trovo la definizione sia calzante, e soprattutto che renda bene le atmosfere di "Vita di Pi". Se è vero, infatti, che l'autore ha arricchito l'opera con numerosissimi dettagli che rendono assolutamente verosimile la vicenda narrata, è altrettanto vero che poeticità e magia fanno di questa storia una sorta di affascinante fiaba, che - soprattutto nella parte conclusiva - ci mostra ambienti fantastici, primo tra tutti un'incredibile isola… carnivora.
Nella seconda parte del romanzo, in particolare, la partecipazione emotiva del lettore è intensa, anche grazie all'espediente della narrazione in prima persona, e questo è senz'altro un ulteriore punto di forza.
Geniale è poi l'epilogo della vicenda.
Nella terza e ultima parte del romanzo - lo si intuisce fin dalle prime pagine, dal momento che è un Pi ormai adulto e padre di famiglia a raccontare a uno scrittore la sua storia - il naufrago guadagna infine la terraferma. Ed è a questo punto che l'autore ci regala un inatteso, assolutamente imprevedibile colpo di scena, mescolando improvvisamente le carte in tavola e offrendoci una versione alternativa, completamente diversa, dell'intera vicenda.
Sta al lettore, a questo punto, alla sua sensibilità e alla sua capacità o meno di sognare e di fantasticare, decidere cosa sia realmente successo…
Un romanzo che fa riflettere, insomma, ma che sa anche appassionare, divertire, meravigliare; un romanzo insolito e convincente, che ha fruttato al suo autore, il 40enne di origine canadese Yann Martel, il prestigioso premio letterario "Man Booker Prize" nel 2002.
"Vita di Pi" ha ottenuto un clamoroso successo presso i lettori di tutto il mondo, tanto da aver convinto la Fox 2000 ad acquistarne i diritti cinematografici. Resta da vedere se la trasposizione sul grande schermo riuscirà a mantenere intatti lo spirito e la magia di questo libro così speciale…


YANN MARTEL, "VITA DI PI", 2001
Ed. Piemme Mini Pocket
Pagg. 379, € 5,90

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di lorenza2002 lorenza2002

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Pagina 1 di 13 | 1 - 5 di 65 commenti
  • muffettarosa 22/02/2007 16:51
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • yvette.th78 15/10/2006 10:07
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Anastasia72 27/09/2006 11:12
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Da leggere!

  • ilgattojazz 08/02/2006 11:42
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Non lo conoscevo. Sembra interessante...

  • stefano67 18/01/2006 14:02
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Altra sublime opinione. Il romanzo, da ignorante qual sono, non lo conoscevo e per adesso lo metto in lista, hai visto mai...

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