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Opinione

per Vita di Pi (Yann Martel)
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4 Stelle Realismo magico
30 su 30 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi Possibilità multiple di lettura: allegorica, analogica, psicanalitica.

Svantaggi Un po' forzato in alcuni punti.

Dettagli

Contenuti
Reperibilità edicola
Layout: buono
Qualità Materiale buona
Prezzo 5,90 €

L'autore

Pufuleto Dal 3 giu 2006

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che, pur... continua

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Yann Martel è nato in Spagna (1963), ma è canadese. Ha studiato filosofia, ma scrive letteratura. Ha ricevuto il Premio Booker per un romanzo, ma è un abile scrittore della prosa breve. Non assomiglia a nessuno, per cui è comparato con tutti. Oltre alle voci contrastanti della critica, Martel ha il merito di non scrivere due libri nella stessa maniera. Il suo primo libro (The Facts Behind the Helsinki Roccamatios) è una raccolta di racconti per il quale è stato comparato con Calvino o con Borges. Segue poi Seif, un romanzo asimmetrico sul destino incerto dell'immigrato, e La vita di Pi, libro che gli valse il Booker Prise nel 2002.
Yann Martel scrive veloce e deciso, cosi come vive, e il tema prediletto nei suoi libri è la sopravvivenza nelle situazioni estreme.

Il romanzo La vita di Pi comincia con una nota dell'autore sulla scrittura. Così cominciano le stranezze del testo di Martel. Il narratore parte per l'India per cercare l'ispirazione per poter scrivere un libro ambientato in Portogallo(!!). Ma le sue fatiche sono inutili e il narratore incontra un vecchio misterioso che gli promette di raccontargli una bella storia.
Il vecchio si rifiuta però a raccontare e indica l'eroe della storia come legittimo narratore. Martel crea quindi un'ambiente ideale per sostenere la storia nella storia e attira il lettore con questa imponderabilità offerta dalla finzione pura. Il personaggio - eroe - narratore è Piscine Molitor Pater. Pi è il diminutivo opportuno del suo nome intero, dovuto ad una piscina di Francia ( come si fa a chiamarti il figlio Piscine?). Forse non per caso, Martel sceglie un nome che ricorda Pip, l'eroe di Grandi Speranza di Dickens
In questo momento interviene un cambiamento al livello narrativo. Martel sceglie la soluzione della narrazione in prima persona (lo stesso Pi).

La prima parte del romanzo è un bildungsroman.Si raccontano gli episodi più importanti dell'infanzia di Pi. Figlio di un direttore di zoo, Pi è appassionato del mondo animale. Nella sua visione, il nemico più grande nella relazione uomo - animale è l'antropomorfismo, quindi dare attributi umani agli animali . In una scena chiave del romanzo, il padre di Pi gli da una prova dura sulla crudeltà degli animali, buttando una capra nella gabbia di una tigre (la capra viene divorata all'instante). La scena lascia tracce serie nella mente del bambino, colpito anche dal cinismo del fratello : Tu sarai la prossima capra (previsione maliziosa abbastanza vicina alla realtà).
Un'altra sequenza importante della prima parte del romanzo è costituita dalle discussioni sulla fede e religione. In modo paradossale, la seconda passione di Pi, dettata senza ombra di dubbio dal clima effervescente della vasta India, è la religione. Sedotto dalla bellezza e dalla verità dei discorsi religiosi, Pi (personificazione ideale - ironica della diversità confessionale dell'India) diventa indù, cristiano e musulmano. Tutto quello che vuole lui è di amare Dio

La seconda parte del romanzo ci racconta l'avventura di Pi dopo il naufragio. Buttato nel mare, lui si sveglia in una scialuppa insieme ad una zebra, una scimmia, una iena e una tigre. Lo troviamo davanti ad una nuova lezione: la sopravivenza. Qui, per dire la mia, l'immaginazione del lettore è un po' forzata. Poco a poco, le regole della sopravivenza portano ad un risultato bizzarro: nella barca rimangono Pi e la tigre. A questo punto diventa chiaro che la convivenza tre i due sopravissuti, per 227 giorni, è assolutamente inverosimile. Uno dei episodi simbolici di questa parte è quando i naufragi trovano una strana isola deserta ma piena di vegetazione. Nella mente di qualsiasi lettore, il seguito dello scenario è scontato: Pi vivrà per un tempo l'avventura di Robison Crusoe, poi sarà salvato da una nave. Martel trasforma questo punto critico della narrazione in un momento di anticlimax, rifiutando all'eroe la possibilità di Crusoe: l'sola è "abitata" dalle pianti carnivori. Qui la nozione di " uccidi per vivere" è estremamente evidente, mettendo in ombra quella di "mangia per vivere". Pi deve credere nel salvataggio e deve diventare il padrone della natura ostile. Prega ogni giorno le sue divinità e studia in dettaglio il comportamento del tigre Richard Parker e della natura circondante.

A mio modesto parere, la parte più interessante del romanzo è costituito però dagli ultimi sei capitoli.
Pi viene salvato, la tigre scappa e lui non può più dimostrare la veridicità della sua storia. Ha dunque la possibilità di testare la reazione della gente dopo il suo racconto. Lui racconta due versioni: una vera ma inverosimile e una falsa ma verosimile. Tocca ai lettori cosa credere.
Gli ultimi capitoli chiudono perfettamente il cerchio della narrazione e ci troviamo ancora davanti al narratore che, consigliato dal vecchio, ci ha raccontato la storia.

Questo modo di racconto in racconto (l'autore ci racconta che Pi ci racconta che ci racconta una storia - e non ho sbagliato le ripetizioni) suggerisce domande a quello che legge il romanzo. Domande legate al processo di creazione, di interpretazione o di recettività
Una storia strana e tollerante che unisce nella maniera postmoderna diversi ingredienti. È una storia che ti farà credere in Dio. È una storia che descrive la vita del personaggio nei momenti tragici, grotteschi, ilari. Una storia fantastica in alcuni parti, una storia pungente, se volete, come quella di Jonathan Swift, una storia moralista, come quella di Defoe, una storia emozionante come quella di Dickens.
Come suggerisce lo stesso Yann martel, il romanzo è una storia legata alla fede, che ci fa continuare a navigare instancabili nell'universo della finzione, sopportando con pazienza le intemperie, i naufragi e gli incontri con la selvatichezza, sicuri che ad un certo momento, in un modo o nell'altro, arriveremo alla spiaggia.

Un citato che mi è piaciuto molto:
"Le ultime parole di un ateo: "E' bianco! E' tutto bianco! A-a-amore! Mio Dio!". E il salto verso la fede in punto di morte. Invece l'agnostico, se rimane fedele al suo io razionale, alla sterile e insipida realtà dei fatti, proverà a spiegare la calda luce che lo avvolge: "S-s-scarsa ossigenazione del c-c-c-cervello". Privo di immaginazione fino all'ultimo, l'agnostico si perde la storia più bella".

Anche se, come aveva promesso all'inizio, non mi ha convinto a credere in Dio e rimango la stessa agnostica, il libro mi ha fatto riflettere tanto sul modo di vedere e sentire la fede, la natura, la famiglia, la condizione dell'uomo su questa terra.


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Pagina 1 di 7 | 1 - 5 di 31 commenti
  • ortichina 06/11/2007 10:44
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Molto interessante!

  • annasegr 15/09/2006 14:27
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Melina2811 15/09/2006 07:48
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • bertobrach 09/09/2006 18:47
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ottima recensione.. Ora che ho più tempo sicuramente lo leggerò! ciao!!!!

  • chiccabirba 08/09/2006 12:11
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
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