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Vantaggi Il meglio di Almodóvar nelle sue vesti di sacerdote di ogni sorellanza, con in più la consueta bellezza della pittura, la prevedibile simpatia e umanità dei personaggi femminili, la composizione equilibrata del soggetto narrato.
Svantaggi Ah sì mi chiedono gli svantaggi, mi chiedono…
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | ottima |
| Attori | geniali |
| Sceneggiatura | ottima |
| Colonna Sonora | da comprare! |
| Qualità Video (DVD): |
continua
(Attenzione: rileggendo ho notato che, al fine di giustificare il mio entusiasmo, ho per forza dovuto fare rivelazioni compromettenti)
Scenario ispanico: nell'aria scossa e indaffarata in cui si alternano la periferia della grande città e la polverosa provincia manchega, sventolano vite di donne, avanti e indietro da Madrid alla campagna mulinante e ritorno, tra il passato e il presente, tra maternità e speranza, tra la condizione di femmine-preda e quella di vendicatrici di se stesse e del mondo incendiato.Ah Pedro, como te quieren las mujeres: con esultanza, sollievo e una frizzante contentezza epidermica, saluto il rientro del grande Almodóvar nell'alveo rotondo e pieno del mondo femminile, la cui esteriorità e interiorità aveva saputo così magnificamente raccontare in almeno quattro capolavori: "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" (1988), "Il fiore del mio segreto" (1995), "Tutto su mia madre" (il più grande di tutti, 1999), "Parla con lei" (2002, così indulgente da far uscire bene perfino gli uomini).
Dopo il monosessuale e intricatissimo noir meta-filmico "La mala educación" (2004), di cui avevo a calde lacrime lamentato la totale assenza di figure femminili e l'ossessione di un mondo popolato solo da famelici maschi violati e violatori, le donne confermano di essere il migliore territorio d'esplorazione per il cinquantaseienne castigliano, divenuto a giusta ragione il regista spagnolo più acclamato dai tempi di Luis Buñuel.
Amore corrisposto, amore reciproco, amore speculare: Almodóvar sembra annodare un cordone ombelicale di memorie condivise, feticismo, e un passaparola di mutuo soccorso che s'intreccia tra sé e le sue protagoniste, e contemporaneamente tra tutte loro, ottenendo come risultato di questo paziente lavorio d'uncinetto il tessuto spesso di un mantello magico, luogo che ripara e rende invisibili, angolo di credenza in cui si mettono da parte ciambelle e cialde croccanti da sgranocchiare insieme, cassetto buio di legno profumato di bucato che custodisce i segreti e concede a ognuna il suo boccone di ricordo.
Questo film riprende il discorso (non troppo interrotto ma comunque intermittente da lì in poi) di "Todo sobre mi madre", nel senso che aggiorna il punto della situazione sulla società civile di un paese che trent'anni fa era indietro di trent'anni rispetto all'Italia e che ora, sempre paragonato a noi, pare la culla della modernità; nel farlo, procede però ben dentro la metrica danzante di una sceneggiatura che mai perde di vista il nerbo del racconto, la scansione degli eventi, la necessità di raccordare ogni spunto sospeso alla circolare necessità di comprensione del quadro generale espressa dall'attenzione dello spettatore.
Vi sono delitti involontari, colpevoli fraintese, innocenti femmine affannate solo nella difesa di ciò che, direttamente o meno, è la loro progenie: nella liberale Spagna di Zapatero (viva Zapatero, a proposito, anche se non concordiamo sulla politica estera) PA racconta gente comune costretta a tirare avanti con gli espedienti del lavoro in nero; mostra il substrato inestinguibile di una tradizione rurale in cui il pettegolezzo funerario adorna camere ardenti esattamente come i rosari e le litanie; esorta el pueblo ad escogitare una propria micro-economia di scala (intesa come scala del condominio) per schivare le insidie del mercato (inteso come mercato di quartiere).
Nel 2006, la vitale precarietà di una popolazione creativa e amorosa giustifica e spiega la necessità sempre più irrinunciabile della famiglia, ma ne proclama al tempo stesso l'ampliamento ben al di fuori dai recinti del sangue, dei cognomi, delle proprietà o dei contratti.
La famiglia è sacra, ma lo è ancor di più se siamo noi a sceglierci i parenti, a decidere di chi essere fratelli e sorelle, a stabilire liberamente che nome e che bisogni abbia una figlia malata, anche se non è uscita dal nostro ventre.
PA non parla di o per l'omosessualità. Non parla nemmeno di sessualità, e la sequenza in cui Raimunda ricompone il cadavere di Paco è esplicita proprio in questo senso: accovacciata a terra e ripresa a mezzo busto la donna gira il corpo del morto e noi sappiamo che ne scopre il sesso esposto, ma pochi istanti di camera fissa e il rumore inequivocabile di una zip richiusa ci confermano che qui il centro del mirino non è sul desiderio, sulla carnalità e sulla natura dell'identità di genere.
Qui si parla di amore, e basta. Che PA trovi più semplice e naturale farlo 'usando' l'universo femminile ha certamente a che fare con elementi biologici (le donne crescendo imparano a trasmutare nel sangue, a custodire la vita non ancora nata nel loro corpo, infine partoriscono) ma forse anche con l'eredità psico-culturale di un mondo - il nostro - che volente o nolente ricorda la più grande felicità e sicurezza e dolcezza senza bisogni proprio nel limbo pre-natale della placenta materna.
"Volver" conferma, d'altra parte, la mai discussa arte di compositore figurativo che PA ha sempre iniettato sin nei più minuti dettagli e angoli e segmenti e spazi delle proprie inquadrature. Il patio della casa di Augustina, al paese, è incorniciato da maioliche a muro di struggente antichità e grazia; quando Irene e Raimunda si confessano lo fanno sedute su una panchina pubblica contro lo sfondo di un murales sgargiante; la festa nel ristorante in cui la protagonista organizza le cene per la troupe cinematografica è caratterizzata dall'allestimento colorato e semplice di un luna park, e dona lo stesso sentimento infantile di allegria ed eccitazione.
Potrei elencare decine di esempi, ma la giostra e l'armonia di colori che PA organizza per il nostro sguardo nell'accuratezza di ogni elemento filmato è portatrice di vita pura, che ricade luminosa nella stoffa fiorita di vecchi vestiti, nell'eccesso rivelatore di una stivaleria aggressiva e scalpicciante, nei rossetti, nelle nuances del trucco, nel profilo scuro di matite per occhi dalla punta grossa, dalla grana tenera.
SCHEDA
VOLVER - TORNARE (Volver, Spa 2006, 121'). Regia, soggetto, sceneggiatura e montaggio: Pedro Almodóvar. Fotografia: José Luis Alcaine. Musiche originali: Alberto Iglesias. Scenografia: Costumi: Donna Berwick. Con Penélope Cruz, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Yohana Cobo, Chus Lampreave, Leandro Rivera, Augustin Almodóvar. (Voto: 8)
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apo1971 04/09/2010 12:29
Dio come mi vergogno , Almodovar mi manca totalmente! Non solo non ho visto questo "Volver" , ma nessuna delle sue opere. A risentirci quando avrò qualcosa da dire anch'io.
barbyinsegn 22/11/2009 09:17
Anche a me questo film è piaciuto molto, del resto Almodovar è uno dei miei registi preferiti, ho visto quasi tutti i suoi film e ne ho parecchi in dvd
sorcia 14/11/2007 19:19
eusapia 20/09/2007 09:31
è il primo film di Almodovar che ho visto, un colpo di fulmine!
Lucidare la propria tomba, prendersene cura come fosse un villino può aiutarci ad affrontare meglio la morte. Affrontare meglio la morte, non tanto nel momento esclusivo del trapasso, ma l'accettazione del concetto stesso di negazione dell'esistenza aiuta senz'altro ad affrontare meglio la vita.