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(What's The Story) Morning Glory - Oasis

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What'sTheStoryBehindTheirGlory 4 Gloria

5  06.08.2002

Vantaggi:
L'album brit - pop per eccellenza, e in generale uno dei migliori dischi dello scorso decennio .

Svantaggi:
La discografia successiva non riuscirà ad eguagliare un simile risultato .

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

continua


Pametoth_Skab

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"This is history! This is history! Right here! Right now! This is history!"
Knebworth, 11 agosto 1996.
Se lo spettacolo che si presenta di fronte a te non fosse tale da mozzarti il fiato penseresti che tuo fratello ne ha appena sparata un'altra delle sue.
Ma non è così.
Davanti a te 250000 persone, solo per sentirti suonare.
Sai bene cosa siginifichi avere così tante persone a un solo concerto.
Non è più una sola nazione.
Ti chiami Liam Gallagher, hai 23 anni, hai firmato il tuo primo contratto discografico solo 3 anni fa e questa sera hai un pianeta ai tuoi piedi.

Febbraio 1995.
"Stai sbagliando. E' merda.".
Loco Studios, nel sud del Galles, in aperta campagna. Liam aveva appena finito di commentare il primo ascolto al mixer di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo singolo degli Oasis: "Some Might Say".
Una canzone che, per stessa ammissione di Noel, rubava nuovamente dal passato, precisamente dai Faces; eppure una canzone che avrebbe regalato agli Oasis il primo numero 1 in classifica.
Liam non lo avrebbe mai detto e manifestò la sua totale disapprovazione; la quale non fu minimamente accolta da Noel, convinto da subito che il pezzo avrebbe funzionato, e ciò portò ovviamente all'immancabile litigata in cui il minore dei due Gallagher espresse apertamente per la prima volta il desiderio di arrivare a comporre dei brani in un futuro.

Ma intanto il presente firmato Noel funzionava anche troppo bene: durante il tour dei mesi successivi divenne lampante come in madrepatria si fosse ormai giunti al delirio per la band di Manchester. Show annunciati e subito sold out (tra essi quello al Cliffs Pavillion di South End, immortalato nello splendido video a lunga durata "Live By The Sea") e fanatismo sfrenato, spesso in grado di sfuggire all'immaginazione degli stessi Gallagher. Ad aprire gli show di questi ultimi erano band come Ocean Colour Scene, Pulp e soprattutto i Verve del talentuoso Richard Ashcroft. Fu proprio quest'ultimo, il 22 aprile del 1994, durante lo show degli Oasis alla Sheffield Arena in cui la gente rischiò davvero di ammazzarsi, ad urlare "Questo è davvero rock'n'roll!"; per poi aggiungere, tempo dopo, riguardo a quello stesso concerto: "Molti di noi avevano sempre creduto negli Oasis, ma quello fu il momento in cui tutti capimmo quel che sarebbero diventati". In effetti la sensazione dominante durante gli spettacoli di quel periodo era quella di stare assistendo alla nascita di qualcosa di tremendamente importante. Era nell'aria. Osservare il pubblico degli Oasis durante le loro esibizioni equivaleva in qualche modo a riprovare la stessa, vibrante energia percepibile solo pochi anni prima a Seattle, quando band come Nirvana e Pearl Jam divennero simboli del movimento grunge.

Fu durante i concerti di questo periodo che la scena musicale nota come brit pop ascese a fenomeno di massa, divenendo storicamente il più importante evento musicale inglese degli anni 90.

I mesi successivi non furono comunque tutti in discesa per Noel e compagni, benchè tutto finisse puntualmente con il girare per il verso giusto.
Prima cattiva notizia: Tony Mc Carroll, il batterista, venne licenziato, in quanto considerato tecnicamente insufficiente per i nuovi brani di Noel. Per non parlare dei continui screzi con Liam, che aggravarono ulteriormente la situazione. I diritti per la registrazione di "Some Might Say" non gli vennero nemmeno pagati, e Mc Carroll dovette intentare causa agli Oasis (causa che si sarebbe protratta per anni, dando infine ragione al batterista). Prima buona notizia: al posto di Mc Carroll era entrato nel gruppo Alan White, fratello del batterista di Paul Weller, che si era ritrovato a suonare il secondo concerto della propria vita nientemeno che al festival di Glastonbury.
Seconda cattiva notizia: il festival di Glastonbury - un'esibizione degli Oasis assolutamente deludente, con Liam che dopo il secondo pezzo invitò tutti i 100000 presenti a fare a botte con lui, salvo poi far intervenire Robbie Williams a ballare sul palco.. Noel e Robbie si erano conosciuti poco prima del concerto e avevano insospettabilmente fatto amicizia. Seconda buona notizia: le foto di Robbie, immortalato un momento prima mentre si fumava una canna e un momento dopo sul palco con gli Oasis, vennero pubblicate sui giornali. Qualche giorno dopo Robbie venne licenziato dai Take That. "Tutto secondo i piani", fu il commento di Noel, mentre l'ormai solista Williams ringraziò gli Oasis e scrisse in seguito un album d'esordio in larga parte ispirato dalle canzoni di questi ultimi. Per la cronaca: oggi gli Oasis e Robbie Williams si detestano.
Terza cattiva notizia: le sessions di registrazione del secondo album degli Oasis non partirono col piede giusto: i nostri iniziarono a lavorarci all'interno dei Rockfield Studios, ma dopo soli pochi giorni Noel, di ritorno ai suddetti studi, trovò Liam nel bel mezzo di un party con un sacco di sconosciuti completamente ubriachi che correvano da una parte e dall'altra e suonavano le sue chitarre. Terza buona notizia: Noel era pienamente consapevole del successo colossale che aspettava la band. Aveva inizialmente pensato a "Flash In The Pan" come titolo del nuovo disco, ed era convinto di utilizzarlo finchè il solito episodio del tutto casuale non accese la consueta lampadina nella testa del nostro. Semplicemente, durante una telefonata di quest'ultimo in America, un ragazzino tirò su il telefono e gli rispose con quella che, almeno secondo lo stesso Noel, doveva essere un'espressione slang statunitense del periodo. "Hey, what's the story morning glory?" disse l'anonimo ragazzino, e carta e penna erano già nelle mani del co-leader degli Oasis. Le prediche a Liam e al gruppo circa l'importanza di non fare sciocchezze in vista di un futuro così roseo si sprecarono e il risultato fu che si iniziò a lavorare sul serio: al ritmo di 18 ore al giorno, una canzone al giorno, per poi rimasterizzare definitivamente il disco a fine luglio, all'interno di altri studi. Quali? Ovviamente quelli di Abbey Road.

Tutto era apparentemente pronto, mancava solo la scelta di un singolo che anticipasse l'album. Fu scelta "Roll With It", brano che era stato registrato "buona la prima", e non a caso. Noel credeva nelle potenzialità del pezzo, ed era determinato, dopo il successo di "Some Might Say", ad ottenere quattro numeri 1 consecutivi in classifica eguagliando i Jam del già citato Paul Weller. Quest'ultimo, da eroe d'infanzia di Noel, era divenuto a tutti gli effetti amico dei Gallagher: tutto era iniziato con qualche incontro, quindi Noel aveva collaborato a un album solista di Weller, "Stanley Road", suonando la chitarra nel brano "Walk On Gilded Splinters", cover di un pezzo firmato Dr John: la prima apparizione ufficiale degli Oasis in un disco altrui escludendo un battimani di Liam all'interno di "A Northern Soul" dei Verve. Proprio pochi giorni prima Weller aveva ricambiato il favore, suonando l'armonica in "The Swamp Song" e aggiungendo chitarra, armonica e voci in "Champagne Supernova".
Ciliegina sulla torta, ad Abbey Road, durante le registrazioni di Morning Glory, si erano presentati insieme a Weller anche Paul e Linda Mc Cartney, insieme ai quali Noel e l'ex cantante dei Jam registrarono una nuova versione di "Come Together". Per Noel fu molto più di un sogno che si realizzava.

Il destino pareva tuttavia cospirare contro i nostri: prima con l'abbandono di Mark Coyle, tecnico del suono della band, danneggiato da un problema all'udito e determinato ad abbandonare, poi con l'esito in classifica della stessa "Roll With It". Ciò che Noel non aveva considerato era che l'estate del brit pop non era unicamente legata al nome Oasis ma anche a quello di un'altra band che si apprestava a un imminente ritorno dopo un album che aveva fatto parlare di sè non meno di "Definitely Maybe": i Blur di "Parklife" stavano infatti per uscire con "The Great Escape", e, in seguito alle scaramucce tra i due Gallagher e Damon Albarn, avevano deciso di intraprendere un confronto diretto con i propri rivali. Così, non appena fu annunciato che "Roll With It" sarebbe stato pubblicato il 14 agosto i Blur decisero di uscire con il singolo "Country House" la stessa settimana. Oasis contro Blur. "Oasis contro Blur? Beatles contro Rolling Stones!". La stampa inglese non aspettava altro. Copertine, titoli, pagine e pagine di gossip, interviste e dichiarazioni che, da una parte e dall'altra, non fecero che alimentare la fiamma di una competizione che se da un lato procurò un'esposizione mediatica smodata e un sacco di pubblicità, dall'altro fece sprofondare in più occasioni le due band nel ridicolo. Quel che è certo è che entrambi i brani si rivelarono musicalmente eccellenti, e che i Blur vinsero a sorpresa (gli Oasis erano dati per favoriti, avendo essi una base di fans più numerosa): "Country House" risultò al primo posto e "Roll With It" al secondo. Polemiche a non finire, come era lecito attendersi: qualcuno parlò di errore nella stampa dei codici a barre sui libretti dei singoli, mentre Noel attaccò pubblicamente la Creation, ritenendo che tale risultato in classifica fosse da imputare all'inettitudine di Mc Gee e soci. Quando quest'ultimo andò a trovare Noel in studio e chiese a questi come si sentiva, la risposta fu un secco: "Come vuoi che mi senta? Mi sento come il numero due!". Solo quando la verità venne fuori Noel si calmò: il singolo di "Country House" era infatti stato stampato in due differenti versioni, ciascuna con bonus tracks differenti. In conseguenza di ciò molti fans avevano comprato due copie del singolo.

Gli Oasis si lasciarono comunque l'episodio alle spalle, confidando sul fatto che l'uscita di "Morning Glory" li avrebbe ripagati. La band rimandò l'inizio del tour inglese a ottobre, mese di uscita del nuovo album. Poco tempo dopo, durante il doposhow di una data americana, Paul "Guigs" Mc Guigan, in seguito a una zuffa con Liam, vide nel proprio immediato futuro un nuovo carico di stress dovuto all'imminente tour e, colto da un esaurimento nervoso, lasciò il gruppo per un paio di mesi ("i due mesi più noiosi della mia vita", commenterà in seguito).

Tornato Guigs la band era di nuovo in corsa. "(What's The Story) Morning Glory?" uscì finalmente nei negozi e, come spesso accade, i giudizi del pubblico e quelli della critica imboccano direzioni diametralmente opposte.
Il disco arrivò primo in classifica come previsto, ma ciò che sbalordì fu l'effettivo volume delle vendite: 250000 copie in quattro giorni, 346000 in una settimana (miglior record di quegli ultimi otto anni, a sole 4000 copie dal primato assoluto di "Bad" di Michael Jackson), 1750000 copie a fine '95 e disco di platino 8 volte nell'estate del '96, con oltre 5 milioni di copie vendute, sesto nella classifica degli album più venduti di tutti i tempi. Niente male, come pure dimostreranno le esibizioni a Loch Lomond, Earls Court (il più grande spazio al coperto in Europa), e soprattutto Knebworth, dove i nostri raduneranno 250000 persone per il concerto più trionfale della loro carriera. Niente male, davvero, eppure...
Eppure alla stampa britannica "Morning Glory" non piacque. Tacciato di essere un semplice rimaneggiamento di "Definitely Maybe", fu proprio questo il fattore che determinò tante riserve a riguardo: l'eccessiva aspettativa nei confronti di quello che doveva suonare a tutti i costi come il seguito di "Definitely Maybe", e non come ciò che "(What's The Story) Morning Glory?" effettivamente era (ed è): un disco rock melodico, indubbiamente più accessibile del precedente, ma allo stesso tempo un classico del pop inglese per ispirazione, per atmosfere, per intensità.

Fin troppo facile paragonare un simile album ai Beatles. Facile, e per certi versi riduttivo. Certamente uno dei maggiori punti di forza di questo disco sta nei molteplici, infiniti riferimenti ai Fab Four: dagli studi di Abbey Road alle numerose citazioni più o meno nascoste all'interno dei brani. In realtà tutto ciò è solo il contorno in un album dove tutto suona perfetto, nella sua semplicità. Non una sola nota fuori posto, non una canzone che funzioni meno delle altre. Anche quei brani che non sono considerati "classici" in realtà lo sono, in quanto tasselli di un puzzle in 12 pezzi tra i più geniali mai concepiti.
Pensiamo, ad esempio, a "She's Electric", bizzarro racconto immortalato in 3 minuti sospesi tra Kinks e Beatles e caratterizzati da cambi veloci di accordo, ritmi sostenuti e sapori retrò.
Oppure pensiamo a un brano come "Hey Now", che si avvale di numerose asprezze simboliche per evidenziare la fatica fatta per arrivare fino al punto in cui Noel si trova. Aldilà dei contenuti, è all'interno di questo brano, e precisamente lungo il finale, che l'ascoltatore ha infine la reale percezione di stare ascoltando un grande disco: la chitarra in crescendo di Noel si confonde nell'insistente canto di Liam, che, sempre più enfatico, continua a ripetere le parole "hey now". Proprio in questo momento, apparentemente così poco rappresentativo nella carriera degli Oasis, i due Gallagher chiariscono definitivamente le loro intenzioni, entrando di diritto nella storia del rock inglese. Niente male per un brano mai uscito come singolo, mai riproposto dal vivo e che per giunta, all'interno della tracklist del disco, arriva dopo due colossi del calibro di "Wonderwall" e "Don't Look Back In Anger".
E, a proposito di questi ultimi, è interessante notare come proprio in essi vengano delineate le prove più lampanti del "granchio" preso da quei giornalisti di cui sopra; quelli, per intenderci, che parlavano di rimaneggiamenti dell'album precedente.
Se il brano di apertura "Hello" (con gli accordi finali identici a "Hello Hello I'm Back Again" di Gary Glitter) e "Roll With It" erano in qualche modo riconducibili, grazie alla loro essenza trascinante e adrenalinica, a quella "Rock'N'Roll Star" che apriva "Definitely Maybe" (nonostante i contenuti, ora più maturi e consapevoli, di una band ormai arrivata al successo), con "Wonderwall" (stesso titolo di un album di George Harrison) si concretizza il distacco defnitivo: una malinconica atmosfera autunnale del tutto inassociabile agli Oasis di un anno prima. Noel aveva scritto il brano dedicandolo alla compagna Meg Matthews, profondamente triste e per giunta reduce dalla perdita del proprio lavoro, senza minimamente immaginare che una canzone così intima avrebbe abbracciato un consenso così globale da farla divenire la canzone più amata dal pubblico degli Oasis, nonchè in generale una delle canzoni più belle degli anni '90. Noel dirà in seguito a un giornalista che probabilmente non si sarebbe mai trovato lì a farsi intervistare da lui in quel momento se "Wonderwall" non fosse uscita come singolo.
"Don't Look Back In Anger" (considerata da molti la canzone-manifesto degli Oasis per la molteplicità di clichèès britannici racchiusi in essa) è il primo brano cantato da Noel a finire su album (a parte "Sad Song", presente sulla versione in vinile di "Definitely Maybe"). Rappresenta il più grande omaggio di quest'ultimo al mito di Lennon, come dimostra l'inconfondibile apertura di pianoforte, palese riferimento a "Imagine", e la casa del videoclip nel cui giardino gli Oasis suoonano, del tutto simile a quella in cui Lennon e Yoko Ono entravano nel video-capolavoro dell'ex Beatle. In realtà il brano dei Gallagher non omaggia i Beatles per caso, ma delinea invece uno spaccato generale della gioventù dei nostri, dove quasi ogni verso appartiene a frasi ricorrenti del passato di Noel, artistico (e quindi Lennon in rappresentanza di tutti i dischi che il piccolo Gallagher ascoltava) e familiare ("stand up beside the fireplace / take that look from off your face" era la frase che mamma Peggy era solita dire a Noel, Liam e Paul (primogenito dei Gallagher) prima di scattare loro la tradizionale foto natalizia, appunto, davanti al camino). E, in mezzo a tutto ciò, ecco apparire qualche figura dall'immaginario di Noel, come la Sally del ritornello. A dispetto delle innumerevoli voci messe in giro circa le origini di questo misterioso personaggio (per alcuni la figlia di un tassista che aveva chiesto a Noel un autografo affranta per aver appreso la falsa notizia di un presunto scioglimento degli Oasis; per altri semplicemente un nome suggerito a Noel da Liam), "Sally" venne in mente al nostro in maniera del tutto casuale.
Il resto del disco non fa altro che mantenersi su questi livelli: "Cast No Shadow" è una ballata dalle atmosfere vicine ai Verve. Tutt'altro che casualmente, dato che i versi della canzone sono proprio dedicati a Richard Ashcroft, che, oltre ad essere (come abbiamo visto) amico dei Gallagher, è anche a livello artistico uno dei personaggi più stimati da questi ultimi. In particolare il verso "as he faced the sun he cast no shadow" si riferisce a una brillante esibizione del nostro sul palco del festival di Glastonbury.
"Some Might Say" si propone invece come una delle migliori prestazioni vocali di Liam, rvelando meglio che in qualsiasi altro brano dei nostri la natura estremamente contraddittoria della band, grazie alla sua continua alternanza tra strofe seriose e ritornello all'insegna del nonsense.
Il brano che dà titolo al disco, invece, è semplicemente rock. Rock aggressivo, sfrenato e implacabile, probabilmente il miglior episodio del repertorio più "heavy" degli Oasis. Il suono caratteristico della band di Manchester rimbomba come non mai all'interno di corridoi di puro rumore, in cui la voce di Liam sfreccia perfettamente a suo agio.
"Champagne Supernova" chiude il disco come meglio non si potrebbe. Noel, molto affrettatamente, liquida il brano definendolo una ""Stairway To Heaven" degli anni '90 senza tutti gli gnomi e quella merda cosmica". In realtà da dire c'è molto di più. Impossibile, dovendo definire il brano, non ricorrere alla parola "psichedelia". E' una canzone che fa il punto sull'intero album, in una maniera del tutto inattesa eppure tutt'altro che sgradevole. Si prendono le distanze dal canonico brit pop e ci si spinge verso direzioni strumentali differenti, dove tutto si mescola in un intruglio chimico che riprende l'alternanza di cui si parlava in "Some Might Say": nonsense e disillusa malinconia: in un verso come "cos you and I, we live and die / the world's still spinning round / and we don't know why", ad esempio, viene contraddetto in pieno lo spirito ottimista e sognatore di "Live Forever". Non mancano i riferimenti a quelle droghe ("where were you while we were getting high?") che da sempre costituiscono elemento tutt'altro che trascurabile nel "life style" della band, e che in un simile contesto strumentale sembrava impossibile non menzionare. Dopo "Don't Look Back In Anger" ecco insomma un secondo cocktail di eccessi, vizi e inquietudini da rock star, stavolta servito in una chiave, come dicevamo, maggiormente inconsueta. Una chiusura del genere lasciava presagire per il futuro un distaccamento degli Oasis dal consueto ambito pop. Purtroppo così non sarebbe stato. RImane il fatto che "(What's The Story) Morning Glory?" rappresenta probabilmente la miglior sintesi di pop e rock mai pubblicata in Inghilterra.
Quanto ai Beatles questo album cattura ben più di qualche citazione. Dei Beatles questo disco cattura la purezza. Ne cattura l'anima e quindi si spinge oltre, condensando e consacrando in soli 50 minuti un intero trentennio di pop inglese. Raccontando ancora una volta a cuore aperto sogni, ambizioni, dolori e rimpianti. Uno stile semiconfessionale che riesce a divenire globale, come lo era quello di Lennon. E una generazione inevitabilmente avviata verso una crescente perdita di valori si gode quegli anni, ancora cosciente di come per essere felici sia necessario molto meno di quanto si creda. Un cuore, qualche sogno e un pò di speranza è tutto ciò che infine sembra contare. Insieme a tanto, tanto, tanto rock'n'roll. Ovviamente.

Knebworth, 11 agosto 1996.
Lo show è iniziato, e ancora non ci puoi credere.
Tutte quelle persone lì per te, ma come diavolo avete fatto?
Eravate solo due sbandati destinati a una vita vuota, e ora, nel giro di poco, siete qui, in cima al mondo.
Avete aperto con "Columbia" e lungo il finale tuo fratello inizia a urlare "ye-yeah yeah", completamente pazzo di gioia.
Capisci che sta provando ciò che provi anche tu, e con il cuore in gola insegui la sua voce finchè entrambe non divengono una sola cosa.
Non siete più Liam e Noel.
Siete gli Oasis.
Siete gloria.
Siete tutto.
E siete qui, ora.

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criceto1984

criceto1984

18.05.2007 11:50

Disco troppo bello..e poi hai dimenticato i premi del video di wanderwall..cmq sia..il loro disco più bello..

NancyBoy

NancyBoy

27.11.2003 20:15

C'è poco da aggiungere ad una recensione tanto completa: album meraviglioso!

kumquat

kumquat

12.09.2002 17:30

ed ecco qui svelato come hanno incontrato Paul. Ah. Mi mancava questo tassello. Ora posso riprendere a lavorare e smettere di sognare del tempo che fu. :)

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