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"Morte tu morrai"
Vantaggi grande interpretaizone di Emma Thompson
Svantaggi a tratti angosciante
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | buona |
| Attori | geniali |
| Sceneggiatura | buona |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Ieri vagavo tra gli scaffali della sezione Novità del video-noleggio dove vado di solito e mi sono imbattuta in questo titolo.
Mi ha incuriosito soprattutto per la protagonista, Emma Thompson, un'attrice che amo e della quale da tempo non vedevo un lavoro, per il regista, Mike Nichols, vecchio leone di Hollywood, tornato a lavorare a pieno regime con Closer e il film tv Angels in America, piccolo capolavoro interpretato da Al Pacino, Meryl Streep e la stessa Thompson, e per la casa di produzione HBO, rete via cavo che negli ultimi anni ci ha regalato Sex and the City, Six feet under e lo stesso Angels in America.
Il film è tutto incentrato sulla storia di una coraggiosa professoressa, Vivien Bearing, alla quale viene diagnosticato un cancro metastatico alle ovaie al quarto stadio.
Le speranze di guarigione sono praticamente nulle ma il dott. Kelekian, interpretato da Christopher Loyd, le propone una cura sperimentale basata su otto cicli di chemioterapia a pieno dosaggio che richiedono il ricovero in ospedale.
Vivien accetta non rendendosi conto, forse, di stare per diventare una vera e propria cavia da esperimento.
Assistiamo così a quello che sarà un lungo e tormentato calvario nel quale da una parte troviamo una donna malata, bisognosa di attenzioni e parole; dall'altra medici interessati alla ricerca, ai numeri il cui linguaggio è composto soprattutto di frasi fatte.
Ritroviamo Vivien in ospedale, dopo il primo ciclo, senza capelli, pallida che ci confida quello che detesta di un ospedale. Ad esempio i medici, le infermiere che chiedono "come si sente oggi?" magari mentre sta vomitando o dopo l'operazione di quattro ore a cui ha dovuto sottoporsi.
Il pensiero della morte diventa sempre più familiare ed è quasi uno scherzo del destino che questo stia capitando proprio a lei, professoressa che insegna poesia del XVII secolo, specializzata nei Sonetti Sacri di John Donne, autore che ha sempre esplorato con il suo lavoro la mortalità.
Ricorda i tempi del college, i colloqui con la sua insegnante che cercava di spiegarle il senso di quella poesia: "Solo un respiro, solo una virgola separa la vita da quella che è la vita eterna. La morte è una pausa".
Lunga è la trafila medica: le radiografie, la tac, le domande sulla sua storia clinica: Fuma? Etanolo (cioè beve)?, Fa uso di sostanze? Beve bibite con la caffeina? E' in pre o post menopausa?
Il giovane ricercatore che deve visitarla la lascia poi gambe all'aria per andare a cercare l'infermiera, dimostrando che gli manca una cosa fondamentale: la consapevolezza di chi ha di fronte, il rispetto per chi ha di fronte.
Vivien ci confessa che mai avrebbe immaginato di finire nell'abisso dell'umiliazione.
E' ironica, a tratti sarcastica.
La sua ragione le dà la forza per affrontare questo calvario dove la speranza sembra svanire.
"Non potete immaginare come il tempo sia immobile. Va talmente lento eppure è poco".
Vivien ricorda il momento in cui scoprì la bellezza e l'amore per le parole, quando bambina cominciò a leggere un libro su un coniglietto e suo padre la incoraggiava e l'ascoltava.
Intanto la cura va avanti anche se Vivien la mal sopporta e Susie, la capo infermiera, chieda di ridurre il dosaggio ma per i medici questo non è possibile, quello che conta è soltanto la ricerca.
La chemio sta sradicando il suo sistema immunitario, la cura mette in pericolo la sua salute e questo è un paradosso degno di Donne!
Riaffiorano ora i ricordi di quando insegnava, il delirio diventa sempre più simile alla realtà.
E Vivien, la donna forte decisa, risoluta, crolla, piange, ha paura e Susie rappresenta ora un'ancora a cui aggrapparsi. Il suo cancro non può guarire e i medici dovevano essere più chiari.
Ora è arrivato il momento di decidere cosa fare nel caso in cui il suo cuore si fermasse: il codice totale (cioè essere attaccata ad una macchina) o non essere rianimata. Vivien sceglie quest'ultima.
La sofferenza diventa indescrivibile, il dolore diventa sempre più insopportabile. Dolore, una piccola parola che significa essere ancora viva.
Si decide di somministrarle morfina in grandi dosi (anche se Susie aveva chiesto l'analgesico auto controllante con il quale poteva rimanere più lucida ma i medici ancora una volta hanno perso di vista la cosa fondamentale: il paziente).
Vivien non è più cosciente. Viene a trovarla la sua vecchia insegnante, Evelyn che si corica accanto a lei, abbracciandola e confortandola. Le legge una favola che parla di un coniglietto e Vivien si addormenta per non svegliarsi più.
Un film molto bello e toccante, con una straordinaria Emma Thompson che ha anche collaborato alla stesura della sceneggiatura.
Termino quest'opinione con le parole di una poesia di Donne che Vivien ripete più di una volta, forse per farsi forza:
"Morte non esser fiera, pur se taluni t'abbiano chiamato terribile e possente, perché tu non lo sei.
Poiché tutti coloro che credi di poter sopraffare non muoiono, meschina morte, né tu puoi uccidere me.
Tu schiava del fato, del caso, di re e di uomini disperati. Tu che ti nutri di guerre, veleni e malattie.
Oppio e incantesimi ci fanno addormentare ugualmente e meglio di ogni tuo fendente.
Perché dunque ti insuperbisci? Trascorso un breve sonno, veglieremo in eterno.
E Morte più non sarà, Morte tu morrai".
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iodicoche 22/10/2011 07:08
commark 08/02/2010 15:42
fantasianaturale 11/10/2009 19:45
Curata e dettagliata descrizione del film... non conoscendolo...volevo capire se era adatto a tutta la famiglia o meno. Grazie... ho capito che è meglio evitarlo ai bambini.
clanlove 22/08/2006 23:38
bellissima recensione
eusapia 15/04/2006 17:39
certo però che tristezza...