World Trade Center (O. Stone - USA 2006)

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World Trade Center (O. Stone - USA 2006)

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War Trade Center, gente comune, tetraplegie

3  13.11.2006

Vantaggi:
Gli attori, la notevole prima mezz'ora, l'equilibrio di fondo tra realismo della ricostruzione e utilizzo delle fonti di repertorio .

Svantaggi:
Ben più che le indulgenze retorico - patriottiche, è la piatta drammaturgia a cloroformizzare il film .

Consiglio il prodotto: Sì 

brest

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John McLoughlin (Nicolas Cage) e Will Jimeno (Michael Peña) sono poliziotti del dipartimento dell'Autorità Portuale, a New York. Il primo un sergente anglosassone, il secondo un agente latino.
Un martedì mattina, molto presto, escono di casa per recarsi al lavoro, entrambi lasciando ancora addormentati mogli e figli.
Quel giorno è l'11 settembre 2001, e la loro squadra è tra le prime ad arrivare al World Trade Center dopo l'impatto dei jet dirottati. Il crollo della prima torre li sommerge, e mentre tentano di restare vivi tra le macerie le loro famiglie passano dall'inconsapevolezza alla paura, dalla speranza al dramma.
Estrarre vivi i superstiti sepolti diventa la missione di una moltitudine di soccorritori: paramedici, pompieri, colleghi poliziotti, perfino marines abusivi e pentiti.
Lieto fine?

WAR TRADE CENTER
Oliver Stone, da sempre critico verso la politica estera Americana (repubblicana o democratica ha davvero poca importanza), non si è però sottratto ad un tributo di tipo culturale e mediatico nei confronti del giorno e dell'evento che ha segnato la vita degli americani e di tutti noi.
Da persona seria e cineasta di alto profilo, OS ha però ampiamente evitato di costruire un film 'contro', magari cavalcando l'allucinante mitologia cospirativa che, in paradossale ossequio alla natura 'perversamente' democratica e tollerante degli Stati Uniti d'America, proprio dagli Usa ha iniziato a propagarsi nei pc negazionisti dell'intero globo; invece, con coraggio estetico e scarsa astuzia commerciale, il sessantenne newyorkese ha scelto l'approccio improntato al più raccolto minimalismo, opzione che però, a mio avviso, in un certo senso soddisfa anche lo Stone inquieto e anti-establishment, che già nel monumentale "JFK" (1991) aveva dimostrato di tenere in ben scarsa considerazione i dossier delle commissioni d'inchiesta governative.
Concentrarsi infatti sulle ricadute individuali ed esistenziali di 9/11 sulle vite di due specifici 'eroi' e delle loro diverse e uguali famiglie, permette a Oliver Stone di isolare quei valori che, ai suoi occhi, sono comunque positivi e da salvare al di là di ogni valutazione politica sull'accaduto.
Oggi l'America è in guerra, e sull'America in guerra OS già firmò il proprio capolavoro "Platoon" (1986) che evidenziava le assurdità materiali e la bruciante alienazione di quell'altra guerra 'giusta' fatta in modo sbagliato, ma al tempo stesso raccontava la sua esperienza di soldato (incarnata nel protagonista Chris Taylor interpretato dall'allora sconosciuto Charlie Sheen) nel segno di una grande e fraterna solidarietà con i suoi commilitoni, con i sempre menzionati 'boys to take back home' (i ragazzi da riportare a casa), con il contrasto tra l'ideale di un'America 'buona' e 'liberatrice' e la brutale realtà del campo di battaglia.
Allo stesso modo, dunque, OS decide di non badare alla 'whole picture' del contesto internazionale, ma di focalizzare il suo racconto sul micro-dramma di
Fotografie per World Trade Center (O. Stone - USA 2006)
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World Trade Center (O. Stone - USA 2006) Fotografia 1450587 tb
Locandina della distribuzione tedesca
due semplici uomini che dall'inizio alla fine del film mai nemmeno sentiranno pronunciare, da altri personaggi o dalle proprie menti intrappolate, la parola 'terrorismo'.

GENTE COMUNE
Per gemellare il binario della vicenda dei sopravvissuti sepolti con quella dei loro cari sospesi nel dubbio e nella paura, la sceneggiatura entra abbastanza in profondità tra le mura domestiche delle due famiglie coinvolte, ribadendo la necessità di dar conto sempre, oltre che della linea del fronte (le macerie di quel luogo che da allora in poi il mondo avrebbe conosciuto come 'Ground Zero') anche del non meno cruciale 'home front', che però in questo caso si trova a poche miglia di distanza dal teatro di guerra.
La prolifica normalità wasp e piccolo borghese dei McLoughlin si confronta appena con la numerosa e bi-etnica famiglia Jimeno, mentre tutti i componenti dei due popolosi nuclei parentali (consorti e figli, sorelle e fratelli, genitori e suoceri) iniziano a scontrarsi con la confusione, la paralisi organizzativa e informativa, il caos tra ospedali, i falsi allarmi, le bugie pietose, le speranze infrante e poi riattaccate con la colla. L'inferno umano del non poter sapere, per oltre un giorno e una notte interi.
Il minutaggio riservato alla trepidazione di tutto questo 'ordinary people' è effettivamente abbastanza significativo, ma ha il difetto di non potersi soffermare più di tanto sulle psicologie dei personaggi decisivi (le mogli, i figli) a causa della folla di persone che comunque si alternano davanti ai televisori, attorno ai tavoli da cucina, sulle soglie e sotto i portici d'ingresso delle loro villette monofamiliari.
Paradossalmente, proprio l'accuratezza e la credibilità della ricostruzione domestica delle famiglie in questione (aiutata dal contributo diretto dato dai veri protagonisti alla stesura dello script) si ritorce contro l'impatto emotivo del film: troppo spesso e troppo bene non solo il cinema ma anche la tv di qualità (valga per tutti "E.R.") sono stati in grado di farci vivere dal di dentro la realtà, gli ambienti fisici, i luoghi e i momenti delle normali famiglie americane e delle loro reazioni alle tragedie, agli incidenti, alle emergenze.
In questo modo non si riesce ad apprezzare per nulla il 'di più' di verità e testimonianza che il film avrebbe grazie alla sua matrice documentaria, ma al contrario si spera che gli inserti familiari durino il meno possibile per tornare là dove i capifamiglia sono intrappolati.

TETRAPLEGIE
Dopo un incipit bellissimo e 'obliquo', che racconta il momento topico (impatto delle 8:48 + afflusso dei primi soccorritori in loco) senza mai mostrare aerei o riprese in campo lungo ma facendo 'sentire' dal punto di vista dei protagonisti l'incomprensibile immanità del fatto (si sentono i muri vibrare, si vedono gli sguardi diretti verso le surreali ciminiere a downtown, si sale con i poliziotti sui loro veicoli che là si dirigono a tutta velocità), l'acme della tensione si ha quando il crollo della Torre Sud (la seconda ad essere colpita, la prima a collassare) coglie la squadra di McLoughlin nella tromba dell'ascensore al pianterreno, e lascia il sergente e l'agente Jimeno unici superstiti ma al buio, coperti di detriti e con gambe e braccia bloccati.
Qui, la svolta del film.
Parallelamente al sub-plot di Dave Karnes (Michael Shannon), un ex-marine che reindossa la vecchia divisa per fingersi ancora in servizio e poter così avere accesso al sito, i due poliziotti, totalmente impossibilitati al benché minimo movimento, iniziano una sorta di odissea doppia e interiore, fatta di racconti, confidenze, preghiere, momenti di abbandono delle forze e altri di recupero della lucidità.
Il senso di tetraplegia contagia immediatamente il pubblico, la struttura del dramma, l'andatura del racconto e la logica della tensione: l'attesa quasi passiva dei due sepolti vivi non è usata dalla sceneggiatura per esplorarne la coscienza, o per dare conto di un qualche tentativo di risalita con le proprie forze.
No, il pubblico si trova, paralizzato anch'esso dalla propria impotenza, ad assistere ad una sorta di 'confessionale' in cui i temi trattati sono così giustamente e prevedibilmente scontati (i rimpianti per non aver saputo amare adeguatamente i propri familiari, la disperazione di fronte alla probabile fine, i rigurgiti di vita e ricordo, il discontinuo desiderio di non addormentarsi, di non mollare, di non morire) da esaurire subito l'interesse e la curiosità di chi assiste.
L'angoscia non 'sale' abbastanza (infatti noi, a differenza dei familiari, sappiamo che i due sono ancora vivi, dopotutto), mentre il senso di immobilismo è soverchiante, e avvolge in un abbraccio mortale la partecipazione emotiva del pubblico: in sala l'ho percepito chiaramente, e parlandone in giro la mia sensazione è stata confermata.
Un po' per la scelta in sé (Jimeno e McLoughlin sotto le macerie) un po' per le dimensioni che essa assume nella durata totale del film (un'oretta, alla fine), devo ammettere che il mio coinvolgimento si è deteriorato vistosamente.

Di questo film è stato lamentato da più parti che soffra di un patriottismo insieme eccessivo e patetico. Ebbene, non sono per nulla d'accordo. O meglio, credo che sia un modo improprio di impostare il problema, anzitutto perché, se non concediamo agli americani di essere almeno un po' patriottici sull'11 settembre, non vedo proprio quando glielo potremmo permettere, almeno nei film.
Ma il motivo più importante del mio disaccordo è questo: secondo me non è eccessivo il patriottismo, pur con tutte le sbavature e indulgenze formali che abbiamo detto, ma è la dinamica del film che, come in una lente deformata, lo ingigantisce al cospetto di un funzionamento drammatico dolosamente paralitico e sfibrante.
L'assenza di ritmo proprio nel momento centrale (il cuore) del film produce un vertiginoso 'calo degli zuccheri' a cui si reagisce solo con una spropositata attenzione verso gli eventi immediatamente successivi, che peraltro OS s'incarica di dipingere prima con i colori kitsch di un'edicola votiva di Las Vegas (apparizione di Gesù con l'acqua) poi con la fanfara sentimentale del più classico 'arrivano i nostri'.
Risultato: il lieto fine non è pretestuoso (perché racconta i fatti così come sono realmente accaduti) né ruffiano (il barbecue finale è rappresentato con naturalezza e vivacità), ma la combinazione di tutti i fattori ha portato più di un critico a spernacchiare pubblicamente il film.

Oliviero il Grande ha dunque di nuovo messo in campo il suo cinema ingombrante e altezzoso, ma stavolta lo ha plasmato sul pietismo esistenziale e sull'Ottimismo Americano di stampo non governativo, quell'atteggiamento che non abbandona mai nemmeno i più feroci oppositori della classe dirigente (Michael Moore, ad esempio): chi è abituato allo Stone militante e politicizzato, e ne ami il coraggio nelle prese di posizione pubbliche, potrebbe uscire dalla sala sentendosi quasi insultato personalmente, tanto inusuale e sopra le righe è il candore di un 'messaggio' come minimo lievemente all'antica.
E' anche vero, d'altro canto, che ogni opera cinematografica di grande o enorme ambizione che riguardi l'11 settembre andrebbe vista a prescindere, per il suo onesto ruolo di riassunto informativo e 'reminder' emotivo di un momento la cui memoria collega ormai gli individui di tutto il pianeta.
"WTC" conserva macerie di cinema prezioso e commovente, solo che sono in gran parte sommerse dal fumo d'asbesto di un ormai superfluo solidarismo alla Frank Capra: il fortissimo congelamento drammatico della fase centrale del film ha l'effetto collaterale di stancare il pubblico e renderlo di conseguenza più irritabile del solito nei confronti della diramazione 'a stelle e strisce' del salvataggio finale.
Lo raccomando comunque a molti, chiedendo però loro di ridimensionare le proprie aspettative prima dell'ingresso in sala; invece lo sconsiglio fortemente a chi comunque - credo - se ne sarebbe tenuto lontano mille miglia (non interessato all'argomento, cospirativo convinto, allergico agli Usa e alla loro bandiera), ma anche a chi per motivi suoi magari si aspettava il classico 'ultimo controverso film di Oliver Stone'.
La sufficienza stiracchiatissima non la nego, ad ogni modo, pur avvisando tutti che, nel confronto tra i due film recenti dedicati a 9/11, "United 93" vince con due stellette di distacco.

Ah, dimenticavo: sia come sia, quando succede qualcosa di veramente brutto che vorremmo non capitasse mai, vi sono persone il cui lavoro è precipitarsi dentro quei luoghi dai quali tutti si stanno precipitando fuori.
In America, in Europa, ovunque.
Magari un film così ci aiuta a tenerlo a mente.

SCHEDA
WORLD TRADE CENTER (Id., Usa 2006, 129'). Regia: Oliver Stone. Soggetto e sceneggiatura: Andrea Berloff (dalle testimonianze d John e Donna McLoughlin e Will e Alison Jimeno). Fotografia: Seamus McGarvey. Montaggio: David Brenner, Julie Monroe. Musiche originali: Craig Armstrong. Scenografia: Jan Roelfs. Costumi: Michael Dennison. Con Nicolas Cage, Michael Peña, Maria Bello, Maggie Gyllenhaal, Stephen Dorff, Connor Paolo, Morgan Flynn, Jay Hernandez. (Voto: 6 meno meno)


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apo1971

apo1971

14.12.2010 17:04

Sono considerazioni come sempre ben argomentate , che mi sento di sottoscrivere tutte tranne una : non trovo che un film sull'11 Settebre andrebbe visto comunque in quanto tale , il cinema deve innanzitutto emozionare , poi intrattenere , infine può anche esserci un aspetto didattico-informativo (relegato però ad effetto secondario). Insomma , tra un bel (bello appunto perchè soddisfa il lato estetico , emotivo di intrattenimento) film che tratta di argomento anche futile ed uno incentrato su un argomento dal peso specifico superiore ma trattato mediocramente dal punto di vista artistico , va sempre e comunque scelto il primo secondo me. Lasciamo alla carta stampata (magari non ad internet) il compito di informarci , guidarci , farci pensare e crescere e chiediamo in primis alla settima arte di farci sognare , piangere , ridere , come solo lei sa e può fare. 6,5 per il sottoscritto. 9,5 per il relatore (d'ora in poi do i voti pure a te , hai visto che tracotanza?) Un salutone - Alex

oigresoigres

oigresoigres

31.08.2008 00:20

"Quando succede qualcosa di veramente brutto che vorremmo non capitasse mai, vi sono persone il cui lavoro è precipitarsi dentro quei luoghi dai quali tutti si stanno precipitando fuori": tra questi c'è anche un certo William Rodriguez, un eroe anche secondo il governo USA, almeno fino a quando....non s'è messo a girare il mondo per testimoniare quel che ha visto e sentito, e cioè che le twin towers non possono essere crollate a causa dell'impatto degli aerei: strano che nessuno ne faccia un bel filmone hollywoodiano! Suggerisco una visitina a questo sito: www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1720

hohaini

hohaini

21.08.2008 12:26

molto interessante

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