Year Of The Cat - Al Stewart

Year Of The Cat - Al Stewart

Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Fame - Distributore: EMI Operations/CEVA Logistics - Data di Pubblicazione: 04/1991 - EAN: 77779577323 continua

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... A questo musicista inglese date il nome di Al Stewart, il 21enne pianista ossessivo invece chiamatelo Peter Wood: ecco allora il quadro di quella sera di trent’anni fa, quando “Year of the cat” nacque. Ma ci vollero mesi e mesi perché la canzone e l’album omonimo vedessero la luce. Se glie ... Leggi l'opinione





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Astrologia Vietnamita e pianisti ossessivi
Una Opinione di Leia_Skywalker su Year Of The Cat - Al Stewart
25 Giugno 2004


La valutazione di questo autore:   

Qualità dei testi  
Qualità della musica  

Vantaggi: Sognante, delicato, suggestivo
Svantaggi: Non tutti i pezzi sono all’altezza della title track

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Opinione completa

Capita, a chi di mestiere fa il musicista, di viaggiare per il mondo. Di nascere in Inghilterra, ma magari di trascorrere una sera a Cincinnati assieme ad un ragazzo di 21 anni che hai assunto come pianista nel tuo gruppo, e che continua a suonarti sempre gli stessi accordi, tutto il tempo. A questo musicista inglese date il nome di Al Stewart, il 21enne pianista ossessivo invece chiamatelo Peter Wood: ecco allora il quadro di quella sera di trent’anni fa, quando “Year of the cat” nacque. Ma ci vollero mesi e mesi perché la canzone e l’album omonimo vedessero la luce. Se glie lo chiedete oggi, Al Stewart vi parlerà della genesi di quella canzone come una delle più difficili della sua carriera. Mentre Peter Wood si ostinava a disegnare con le dita sul piano sempre le stesse note, lui sapeva che poteva venirne fuori qualcosa di buono, che poteva scrivere un bel testo, trasformare quell’improvvisazione in un quadro dai contorni definiti. Ma farlo diventare realtà gli prese 10 mesi. Il titolo, invece, gli venne quasi subito grazie ad un libro di Astrologia Vietnamita lasciato provvidenzialmente aperto al capitolo “Year of the cat” dalla sua ragazza di allora. Un destino così munifico non poteva abbandonare Al Stewart. Ci volle tempo, dunque, ma quando “Year of the cat” fu pronta, Al Stewart trovò un successo senza precedenti.

Per carità, non chiamatelo Pop Star; Al Stewart ha sempre pensato a sé stesso come un musicista folk e il caso ha voluto che abbia fatto fortuna con un album di musica più popolare.
Quando “Year of the cat” uscì, nel 1975, alle sue spalle aveva 7 lp in Inghilterra, 3 in America , e soprattutto un lavoro, “Modern Times” che gli era valso un buon posizionamento nella Top 30. C’era molta aspettativa, dunque, per questa nuova fatica, tanto più che aveva Alan Parsons come produttore, Abbey Road come studio e una bella rosa di musicisti come contorno:
il chitarrista solista Tim Rannick, che aveva avuto un hit single con la canzone “The arms of Mary”;
il batterista Stuart Elliot, che sarebbe poi stato chiamato da Alan Parsons per i suoi Alan Parsons Project; il su citato Peter Wood, assunto come pianista, ma sfruttato anche alla chitarra spagnola nella canzone “On the border” ; infine George Ford al basso, un musicista che Al Stewart a 13 anni aveva visto esibirsi col fratello Emil in uno spettacolo a cui partecipavano anche musicisti come Bobby Darin e altri cantanti col ciuffo. Quando si dice il destino…

Contrariamente a quello che sarebbe successo con la title track, le altre canzoni dell’album ebbero una realizzazione meno faticosa. Non si stenta a crederlo, perché si tratta di gioiellini di semplicità inarrivabile, con testi che parlano sempre di qualcosa a cui l’autore è particolarmente affezionato, o qualcosa da lui direttamente vissuto. “Lord Grenville”, ad esempio, e cioè la canzone che apre l’album, è una di quelle “sea-song” che già in passato Stewart aveva dimostrato di amar comporre: altri esempi sono “Old admirals” su “Past present and Future” e “Dark and the rolling sea” su “Modern Times”. Qui è trattata la storia dell’ammiraglio omonimo che affrontò un’intera flotta di navi spagnole e morì annegato: liriche fluttuanti, sospese e salmastre, fortemente evocative e cariche di un senso di resa al proprio destino, di smarrimento, di quieta disperazione.
“…Our time is just a point along a line, that runs forever with no end, I never though that we would come to find ourselves upon these rocks again…”.
Questo, che è il punto culminante della narrazione e delle musiche, è costato a Stewart qualcosa come 2 ore di lavoro ininterrotto, e di occhiatacce da parte di Alan Parsons, a causa di una nota alta che proprio non voleva venir fuori dalla sua gola stremata. Ma il risultato è impeccabile: probabilmente la mia preferita in tutto l’album.
“Mida’s shadow”, invece, fu scritta nella camera di un albergo in cui soggiornavano anche i Led Zeppelin con tutto il loro chiassoso entourage: la “Spanish maid” a cui fa riferimento il testo è l’ignara testimone di un momento imperdibile nella storia della musica, e il polo dicotomico di un mondo che vede rockstar maledette e i lavoratori negletti calpestare lo stesso pavimento nella reciproca indifferenza e ignoranza. Ascoltando questo brano in cuffia, si rimane colpiti dal modo in cui il suono delle tastiere soffia prima da un lato, poi dall’altro: una sorta di incantesimo che irretisce, ipnotizza, e così eccoci lì anche noi nel luogo sospeso del pentagramma.

Queste due canzoni, assieme alla title track sono per me i vertici di un album che non riesce sempre a mantenere altissimo il suo livello, ma che comunque presenta altri lavori di pregiata fattura:
“Flying saurcers” ad esempio, la preferita di Stewart, con due aereoplani che si perdono in banchi di nebbia, come amanti che la vita divide. Questo testo, racconta Stewart, nasce da un libro sui Sophwit Camels che stava leggendo all’epoca: bellissima, e teneramente ironica la chiusa del brano, “Call me if you ever need repairs”.
Ancora, “Sand in your shoes”, folk rock song sulla scia degli autori con cui era cresciuto (Bob Dylan su tutti): Stewart era convinto che sarebbe stato un ottimo primo singolo, e così premette sull’etichetta per cui registrava affinché fosse pubblicata per prima. In effetti, fu al primo posto in Sud Africa, ma non risulta abbia dato gli stessi risultati in nessun altro posto, e così finì la sua carriera di decisore di singoli.
“If it doesn’t come naturally leave it”, è ispirata allo stile metrico di Bruce Springsteen, su ammissione dell’autore stesso, con un occhio sempre a Dylan. Personalmente la trovo leggerina, ma probabilmente tutto ciò è dovuto alla scarsa affezione per questi due autori in genere (Scusa Caio!).
“Year of the cat”, invece, è una di quelle canzoni che tutti avrebbero voluto scrivere: non solo il bel piano di Peter Wood, ma il sassofono, la chitarra che “miagola” sul finale, e soprattutto le atmosfere rarefatte, i testi:
“…On a morning from a Bogart movie,
in a country where they turn back time
you go strolling through the crowd like Peter Lorre
contemplating a crime…”.
Con una sola strofa, la scena è chiara, abbiamo varcato la porta che divide l’inchiostro sulla carta da quel mondo oltre le nuvole che si nasconde dietro ogni parola. Al Stewart ha impiegato un anno per leggere dentro di sé, ma ci ha regalato con la sua splendida musica la chiave per viaggiare nella sua e nella nostra fantasia per sempre. Potere della musica.
 
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Year of the cat
Valutazione del Prodotto Year Of The Cat - Al Stewart scritta da alstewart

Vantaggi: Le mie emozioni
Svantaggi: Non sono un esperto di musica

Scrivo la mia opinione, sfacciatamente di parte, e il mio nick ve lo può confermare....Ho iniziato ad ascoltare Al Stewart nell'anno 1996 quando grazie al mio ex capo patito di questo genere mi ha fatto conoscere la bellissima "Year of the cat"..da quel momento è stato un colpo di fulmine, è stato un "electric los angeles sunset....", è stato che ho dato fondo ai miei averi e ora ho la discografia intera e originale di questo poeta con la chitarra..e ...
...musica e tutti gli altri, a me non interessa se è bravo, se scrive bene o male, a me interessa che quando metto un cd da ascoltare mi viene la pelle d'oca, mi metto in pace con il mondo..mi sembra di volare....e se a tutti non piace meglio; per chi viaggia in direzione ostinata e contraria..... ... Leggi l'Opinione

Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente molto utile
Qualità dei testi
Qualità della musica
molto utile

11.09.2007
(29.06.2009)
AL CESSO.....questa è cattiva...
Valutazione del Prodotto Year Of The Cat - Al Stewart scritta da pencid

Vantaggi: melodico
Svantaggi: dupalle

è un album del 76,quindi mi pareva giusto celebrarlo o cerebrarlo se per caso siete di quelli che accusano di avere qualche disfunzione celebrale....questa mi sa che non si capiva.. ad ogni modo è un album un po vecchiotto e sinceramente anche una mezza cagata. sembra un miscuglio di stili,non ne trovo il nesso ne il senso. tuttavia ha molti pregi nonostante di base sia un album piu che mediocre. la registrazione è ottima,intendo la qualita,specialmente ...
...sia stata rimasterizzata,cosata e ricosata,pero quello che ho in mano adesso è di qualita superiore rispetto ad altri album dello stesso periodo. dipendera sicuramente anche dal genere musicale proposto,infatti questo come secondo aspetto positivo ha quello di essere un cd molto soft,diciamo adatto a dare la buonanotte. tutto questo detto con simpatia non certo con sarcasmo. usci a suo tempo sotto la emi,e attualmente su internet l'ho trovato ... Leggi l'Opinione

Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente molto utile
Qualità dei testi
Qualità della musica
molto utile

14.12.2006

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respirare l'aria degli anni 70/80..
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.....e magari la faccia di chi ci sta stretto.. ottima in questo film e soprattutto al momento giusto.. 8) Jessica [The Allman Brothers Band] t roppo lunga ma buona melodia 9) Vicious [Lou Reed] il mitico Vicius! sa molto ma molto di anni 70 10) Sweet home Alabama [Lynyrd Skynyrd] chi non la conosce?? è la canzone simbolo di quei mitici anni,utilizzata in moltissimi film, tra cui Forrest Gump 11) Willin' [Little Feat] quando l'ho sentita ho pensato subito ai Doors, molto simili sia nella musia che la voce del cantante,anche se un po lenta 12) Run through the jungle [Creedence Clearwater Revival] molto ma molto rock! 13) Year of the cat [Al Stewart] molto lunga e melodica,non è la mia preferita 14) Sing a song [Earth Wind & Fire] canzone più pop rispetto alle altre, ottima comunque in un film come quello in questione 15... Leggi l'Opinione

Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente utile

utile
23.06.2009
Chiedimi cos'è la Milano in rock degli anni 70'
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Vantaggi: il primo album ufficiale di una band di culto in un progressive rock tutto particolare
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...delle vostre avventure concertistiche in Inghilterra nei vecchi tempi? Come molte cose che accadevano allora, nacque tutto per caso. Giancarlo e Claudio erano andati a Londra con l'idea di comprare delle chitarre acustiche nuove, lì era arrivato per suo conto anche Attilio e ci eravamo messi a suonare in un parco su una panchina, in attesa di andare ad un concerto. Si ferma un tizio che ci chiede se abbiamo voglia di suonare come apertura ad una band. Gli diciamo di si e ci troviamo a fare da spalla ai Magna Carta, per cui avevamo già in tasca da giorni i biglietti. Subito dopo il concerto fummo intervistati dalla radio e da una televisione locale via cavo e in quel mentre un altro tizio ci chiese di fare delle serate in alcuni pub... ci andammo. Una sera un tale ci chiese di suonare all'aperto come supporter di Al Stewart, quello di Year of the... Leggi l'Opinione

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01.06.2010
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20.08.2010


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Caratteristiche tecniche

Titolo: Year Of The Cat

Artista / Gruppo: Al Stewart

Genere: Rock/Pop

Data di uscita: 04/1991

Anno di pubblicazione: 1977

Casa discografica: Fame

Produttore: Alan Parsons

Numero dischi: 1

Registrazione: Studio

Format: Artista / Gruppo

EAN: 77779577323

Numero catalogo: CDFA 3253

Titles on disc 1

1.: Lord Grenville

2.: On The Border

3.: Midas Shadow

4.: Sand In Your Shoes

5.: If It Doesn't Come Naturally Leave It

6.: Flying Sorcery

7.: Broadway Hotel

8.: One Stage Before

9.: Year Of The Cat

Ciao

Su Ciao da: 25/06/2004

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