Cantautori - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: EMI Music Distribution, Fame - Distributore: EMI Operations/CEVA Logistics - Data di Pubblicazione: 01/04/1991, 04/1991 - EAN: 77779577323 continua
... A questo musicista inglese date il nome di Al Stewart, il 21enne pianista ossessivo invece chiamatelo Peter Wood: ecco allora il quadro di quella sera di trent’anni fa, quando “Year of the cat” nacque. Ma ci vollero mesi e mesi perché la canzone e l’album omonimo vedessero la luce. Se glie ... Leggi l'opinione
Cantautori - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Atlantic, East West - Distributore: Atlantic; F-Minor, Cinram Logistics - Data di Pubblicazione: 01/01/1994, 01/1994 - EAN: 75678256721
Cantautori - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Sony Music Distribution, Columbia - Distributore: Sony Music/Arvato Services - Data di Pubblicazione: 01/10/2007 - EAN: 886970592826
Cantautori - Registrazione: Live, Studio - 1 CD - Casa Discografica: Universal Distribution, Universal Music TV - Distributore: Universal Music; Proper Note, Universal Music - Data di Pubblicazione: 03/12/2007 - EAN: 888072306660
Registrazione: Studio, Studio e Live - 1 CD - Casa Discografica: Virgin, Virgin Catalogue - Distributore: F-Minor, EMI Operations/CEVA Logistics - Data di Pubblicazione: 30/08/2010 - EAN: 5099990729829
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Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Universal Music - Distributore: AMD/Universal Music; Universal Music - Data di Pubblicazione: 13/09/2010 - EAN: 602527434629
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Una Opinione di Leia_Skywalker su Year of the Cat - Al Stewart 25.06.2004
La valutazione di questo autore:
Qualità dei testi
Qualità della musica
Vantaggi:
Sognante, delicato, suggestivo
Svantaggi:
Non tutti i pezzi sono all’altezza della title track
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Sì
Opinione completa
Capita, a chi di mestiere fa il musicista, di viaggiare per il mondo. Di nascere in Inghilterra, ma magari di trascorrere una sera a Cincinnati assieme ad un ragazzo di 21 anni che hai assunto come pianista nel tuo gruppo, e che continua a suonarti sempre gli stessi accordi, tutto il tempo. A questo musicista inglese date il nome di Al Stewart, il 21enne pianista ossessivo invece chiamatelo Peter Wood: ecco allora il quadro di quella sera di trent’anni fa, quando “Year of the cat” nacque. Ma ci vollero mesi e mesi perché la canzone e l’album omonimo vedessero la luce. Se glie lo chiedete oggi, Al Stewart vi parlerà della genesi di quella canzone come una delle più difficili della sua carriera. Mentre Peter Wood si ostinava a disegnare con le dita sul piano sempre le stesse note, lui sapeva che poteva venirne fuori qualcosa di buono, che poteva scrivere un bel testo, trasformare quell’improvvisazione in un quadro dai contorni definiti. Ma farlo diventare realtà gli prese 10 mesi. Il titolo, invece, gli venne quasi subito grazie ad un libro di Astrologia Vietnamita lasciato provvidenzialmente aperto al capitolo “Year of the cat” dalla sua ragazza di allora. Un destino così munifico non poteva abbandonare Al Stewart. Ci volle tempo, dunque, ma quando “Year of the cat” fu pronta, Al Stewart trovò un successo senza precedenti.
Per carità, non chiamatelo Pop Star; Al Stewart ha sempre pensato a sé stesso come un musicista folk e il caso ha voluto che abbia fatto fortuna con un album di musica più popolare. Quando “Year of the cat” uscì, nel 1975, alle sue spalle aveva 7 lp in Inghilterra, 3 in America , e soprattutto un lavoro, “Modern Times” che gli era valso un buon posizionamento nella Top 30. C’era molta aspettativa, dunque, per questa nuova fatica, tanto più che aveva Alan Parsons come produttore, Abbey Road come studio e una bella rosa di musicisti come contorno: il chitarrista solista Tim Rannick, che aveva avuto un hit single con la canzone “The arms of Mary”; il batterista Stuart Elliot, che sarebbe poi stato chiamato da Alan Parsons per i suoi Alan Parsons Project; il su citato Peter Wood, assunto come pianista, ma sfruttato anche alla chitarra spagnola nella canzone “On the border” ; infine George Ford al basso, un musicista che Al Stewart a 13 anni aveva visto esibirsi col fratello Emil in uno spettacolo a cui partecipavano anche musicisti come Bobby Darin e altri cantanti col ciuffo. Quando si dice il destino…
Contrariamente a quello che sarebbe successo con la title track, le altre canzoni dell’album ebbero una realizzazione meno faticosa. Non si stenta a crederlo, perché si tratta di gioiellini di semplicità inarrivabile, con testi che parlano sempre di qualcosa a cui l’autore è particolarmente affezionato, o qualcosa da lui direttamente vissuto. “Lord Grenville”, ad esempio, e cioè la canzone che apre l’album, è una di quelle “sea-song” che già in passato Stewart aveva dimostrato di amar comporre: altri esempi sono “Old admirals” su “Past present and Future” e “Dark and the rolling sea” su “Modern Times”. Qui è trattata la storia dell’ammiraglio omonimo che affrontò un’intera flotta di navi spagnole e morì annegato: liriche fluttuanti, sospese e salmastre, fortemente evocative e cariche di un senso di resa al proprio destino, di smarrimento, di quieta disperazione. “…Our time is just a point along a line, that runs forever with no end, I never though that we would come to find ourselves upon these rocks again…”. Questo, che è il punto culminante della narrazione e delle musiche, è costato a Stewart qualcosa come 2 ore di lavoro ininterrotto, e di occhiatacce da parte di Alan Parsons, a causa di una nota alta che proprio non voleva venir fuori dalla sua gola stremata. Ma il risultato è impeccabile: probabilmente la mia preferita in tutto l’album. “Mida’s shadow”, invece, fu scritta nella camera di un albergo in cui soggiornavano anche i Led Zeppelin con tutto il loro chiassoso entourage: la “Spanish maid” a cui fa riferimento il testo è l’ignara testimone di un momento imperdibile nella storia della musica, e il polo dicotomico di un mondo che vede rockstar maledette e i lavoratori negletti calpestare lo stesso pavimento nella reciproca indifferenza e ignoranza. Ascoltando questo brano in cuffia, si rimane colpiti dal modo in cui il suono delle tastiere soffia prima da un lato, poi dall’altro: una sorta di incantesimo che irretisce, ipnotizza, e così eccoci lì anche noi nel luogo sospeso del pentagramma.
Queste due canzoni, assieme alla title track sono per me i vertici di un album che non riesce sempre a mantenere altissimo il suo livello, ma che comunque presenta altri lavori di pregiata fattura: “Flying saurcers” ad esempio, la preferita di Stewart, con due aereoplani che si perdono in banchi di nebbia, come amanti che la vita divide. Questo testo, racconta Stewart, nasce da un libro sui Sophwit Camels che stava leggendo all’epoca: bellissima, e teneramente ironica la chiusa del brano, “Call me if you ever need repairs”. Ancora, “Sand in your shoes”, folk rock song sulla scia degli autori con cui era cresciuto (Bob Dylan su tutti): Stewart era convinto che sarebbe stato un ottimo primo singolo, e così premette sull’etichetta per cui registrava affinché fosse pubblicata per prima. In effetti, fu al primo posto in Sud Africa, ma non risulta abbia dato gli stessi risultati in nessun altro posto, e così finì la sua carriera di decisore di singoli. “If it doesn’t come naturally leave it”, è ispirata allo stile metrico di Bruce Springsteen, su ammissione dell’autore stesso, con un occhio sempre a Dylan. Personalmente la trovo leggerina, ma probabilmente tutto ciò è dovuto alla scarsa affezione per questi due autori in genere (Scusa Caio!). “Year of the cat”, invece, è una di quelle canzoni che tutti avrebbero voluto scrivere: non solo il bel piano di Peter Wood, ma il sassofono, la chitarra che “miagola” sul finale, e soprattutto le atmosfere rarefatte, i testi: “…On a morning from a Bogart movie, in a country where they turn back time you go strolling through the crowd like Peter Lorre contemplating a crime…”. Con una sola strofa, la scena è chiara, abbiamo varcato la porta che divide l’inchiostro sulla carta da quel mondo oltre le nuvole che si nasconde dietro ogni parola. Al Stewart ha impiegato un anno per leggere dentro di sé, ma ci ha regalato con la sua splendida musica la chiave per viaggiare nella sua e nella nostra fantasia per sempre. Potere della musica.
Altre Opinioni
Year of the cat Valutazione del Prodotto Year of the Cat - Al Stewartscritta da
alstewart
Vantaggi: Le mie emozioni Svantaggi: Non sono un esperto di musica
Scrivo la mia opinione, sfacciatamente di parte, e il mio nick ve lo può confermare....Ho iniziato ad ascoltare Al Stewart nell'anno 1996 quando grazie al mio ex capo patito di questo genere mi ha fatto conoscere la bellissima "Year of the cat"..da quel m ...
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è un album del 76,quindi mi pareva giusto celebrarlo o cerebrarlo se per caso siete di quelli che accusano di avere qualche disfunzione celebrale....questa mi sa che non si capiva..
ad ogni modo è un album un po vecchiotto e sinceramente anche una mezza ...
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Qualità dei testi
Qualità della musica
molto utile
14.12.2006
the very best Valutazione del Prodotto Year of the Cat - Al Stewartscritta da
scavcio
Vantaggi: musica inimitabile Svantaggi: nessuno
ciao a tutti al stewart con questa magnifica canzone una delle migliori di tutti i tempi , nonostante che sono chitarrista cantante ad oggi non non ho ancora finito di studiarla. altri musicisti ne avrebbero estratte almeno tre , grande onesta del composi ...
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Vantaggi: guardare il film e poi ascoltare questa stupenda discografia! Svantaggi: proprio nessuno
.....e magari la faccia di chi ci sta stretto.. ottima in questo film e soprattutto al momento giusto..
8) Jessica [The Allman Brothers Band] t
roppo lunga ma buona melodia
9) Vicious [Lou Reed] il mitico Vicius!
sa molto ma molto di anni 70
10) Sweet home Alabama [Lynyrd Skynyrd]
chi non la conosce?? è la canzone simbolo di quei mitici anni,utilizzata in moltissimi film, tra cui Forrest Gump
11) Willin' [Little Feat]
quando l'ho sentita ho pensato subito ai Doors, molto simili sia nella musia che la voce del cantante,anche se un po lenta
12) Run through the jungle
[Creedence Clearwater Revival]
molto ma molto rock!
13) Year of the cat [Al Stewart]
molto lunga e melodica,non è la mia preferita
14) Sing a song [Earth Wind & Fire]
canzone più pop rispetto alle altre, ottima comunque in un film come quello in questione
15...
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Vantaggi: il primo album ufficiale di una band di culto in un progressive rock tutto particolare Svantaggi: nessuno
...delle vostre avventure concertistiche in Inghilterra nei vecchi tempi?
Come molte cose che accadevano allora, nacque tutto per caso. Giancarlo e Claudio erano andati a Londra con l'idea di comprare delle chitarre acustiche nuove, lì era arrivato per suo conto anche Attilio e ci eravamo messi a suonare in un parco su una panchina, in attesa di andare ad un concerto. Si ferma un tizio che ci chiede se abbiamo voglia di suonare come apertura ad una band. Gli diciamo di si e ci troviamo a fare da spalla ai Magna Carta, per cui avevamo già in tasca da giorni i biglietti. Subito dopo il concerto fummo intervistati dalla radio e da una televisione locale via cavo e in quel mentre un altro tizio ci chiese di fare delle serate in alcuni pub... ci andammo. Una sera un tale ci chiese di suonare all'aperto come supporter di Al Stewart, quello di Year of the...
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..., Dorothy
13.: Love And Affection - Armatrading, Joan
14.: Harvest For The World (1976 recording) - Isley Brothers
15.: Here Comes The Sun - Harley, Steve
16.: Things We Do For Love - 10cc
17.: Boys Are Back In Town - Thin Lizzy
18.: Ships In The Night - Be Bop Deluxe
19.: Living Next Door To Alice - Smokie
20.: Combine Harvester (Brand New Key) - Wurzels
Titles on disc 14
1.: Tokyo Joe - Ferry, Bryan
2.: 2 4 6 8 Motorway - Robinson, Tom Band
3.: Rockin' All Over The World - Status Quo
4.: Don't Believe A Word - Thin Lizzy
5.: Smoke On The Water (1971 recording) - Deep Purple
6.: Peaches - Stranglers
7.: Romeo - Mr. Big
8.: Spanish Stroll - Mink DeVille
9.: Year Of The Cat - Stewart, Al
10.: Lido Shuffle - Scaggs, Boz
11.: Telephone Man - Wilson, Meri
12.: Uptown Top Ranking - Althea & Donna
13.: Do What You Wanna Do - T-Connection
14.: Ain...
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