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Astrologia Vietnamita e pianisti ossessivi
Vantaggi Sognante, delicato, suggestivo
Svantaggi Non tutti i pezzi sono all’altezza della title track
Dettagli
| Qualità dei testi | 5 |
|---|---|
| Qualità della musica | 5 |
| Voce artista | 5 |
Capita, a chi di mestiere fa il musicista, di viaggiare per il mondo. Di nascere in Inghilterra, ma magari di trascorrere una sera a Cincinnati assieme ad un ragazzo di 21 anni che hai assunto come pianista nel tuo gruppo, e che continua a suonarti sempre gli stessi accordi, tutto il tempo. A questo musicista inglese date il nome di Al Stewart, il 21enne pianista ossessivo invece chiamatelo Peter Wood: ecco allora il quadro di quella sera di trent’anni fa, quando “Year of the cat” nacque. Ma ci vollero mesi e mesi perché la canzone e l’album omonimo vedessero la luce. Se glie lo chiedete oggi, Al Stewart vi parlerà della genesi di quella canzone come una delle più difficili della sua carriera. Mentre Peter Wood si ostinava a disegnare con le dita sul piano sempre le stesse note, lui sapeva che poteva venirne fuori qualcosa di buono, che poteva scrivere un bel testo, trasformare quell’improvvisazione in un quadro dai contorni definiti. Ma farlo diventare realtà gli prese 10 mesi. Il titolo, invece, gli venne quasi subito grazie ad un libro di Astrologia Vietnamita lasciato provvidenzialmente aperto al capitolo “Year of the cat” dalla sua ragazza di allora. Un destino così munifico non poteva abbandonare Al Stewart. Ci volle tempo, dunque, ma quando “Year of the cat” fu pronta, Al Stewart trovò un successo senza precedenti.
Per carità, non chiamatelo Pop Star; Al Stewart ha sempre pensato a sé stesso come un musicista folk e il caso ha voluto che abbia fatto fortuna con un album di musica più popolare.Contrariamente a quello che sarebbe successo con la title track, le altre canzoni dell’album ebbero una realizzazione meno faticosa. Non si stenta a crederlo, perché si tratta di gioiellini di semplicità inarrivabile, con testi che parlano sempre di qualcosa a cui l’autore è particolarmente affezionato, o qualcosa da lui direttamente vissuto. “Lord Grenville”, ad esempio, e cioè la canzone che apre l’album, è una di quelle “sea-song” che già in passato Stewart aveva dimostrato di amar comporre: altri esempi sono “Old admirals” su “Past present and Future” e “Dark and the rolling sea” su “Modern Times”. Qui è trattata la storia dell’ammiraglio omonimo che affrontò un’intera flotta di navi spagnole e morì annegato: liriche fluttuanti, sospese e salmastre, fortemente evocative e cariche di un senso di resa al proprio destino, di smarrimento, di quieta disperazione.
“…Our time is just a point along a line, that runs forever with no end, I never though that we would come to find ourselves upon these rocks again…”.
Questo, che è il punto culminante della narrazione e delle musiche, è costato a Stewart qualcosa come 2 ore di lavoro ininterrotto, e di occhiatacce da parte di Alan Parsons, a causa di una nota alta che proprio non voleva venir fuori dalla sua gola stremata. Ma il risultato è impeccabile: probabilmente la mia preferita in tutto l’album.
“Mida’s shadow”, invece, fu scritta nella camera di un albergo in cui soggiornavano anche i Led Zeppelin con tutto il loro chiassoso entourage: la “Spanish maid” a cui fa riferimento il testo è l’ignara testimone di un momento imperdibile nella storia della musica, e il polo dicotomico di un mondo che vede rockstar maledette e i lavoratori negletti calpestare lo stesso pavimento nella reciproca indifferenza e ignoranza. Ascoltando questo brano in cuffia, si rimane colpiti dal modo in cui il suono delle tastiere soffia prima da un lato, poi dall’altro: una sorta di incantesimo che irretisce, ipnotizza, e così eccoci lì anche noi nel luogo sospeso del pentagramma.
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commark 04/04/2010 10:36
ClarissaDalloway 09/12/2005 00:09
Troppo professionale per essere vera..ma E' VERA;)Sei bravissima!
gategate 18/07/2005 21:07
Canzoni cha hanno e raccontano una storia... Forse per questo resistono al tempo!
Alexroger 26/04/2005 09:14
epy 09/08/2004 19:56
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