Zatoichi

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Zatoichi

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Il peregrinante massaggiatore cieco Zatoichi (Kitano Takeshi) giunge in un villaggio dominato dalla banda di Ginzo (Kishibe Ittoku) e qui, facendo finta di nulla e sempre con l'aria vuota di un autistico non vedente, prende le difese dei più deboli sterminando uno dopo l'altro tutti gli uomini ... Leggi l'opinione





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1-6 di 9 opinioni    
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Kitano, la Mossa Fulminea e il segno di Zorro
Una Opinione di brest su Zatoichi
10 Dicembre 2003


La valutazione di questo autore:   

Regia buona 
Attori convincenti 
Sceneggiatura buona 
Colonna Sonora perfetta 

Vantaggi: Compattezza narrativa, efficacia nella rappresentazione delle uccisioni, realismo elegiaco nel ritratto di elementi di storia e cultura del Giappone .
Svantaggi: Senso del'umorismo forse datato per il pubblico occidentale, alcune o molte sottigliezze linguistiche inevitabilmente svanite nella versione doppiata .

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Opinione completa

Il peregrinante massaggiatore cieco Zatoichi (Kitano Takeshi) giunge in un villaggio dominato dalla banda di Ginzo (Kishibe Ittoku) e qui, facendo finta di nulla e sempre con l'aria vuota di un autistico non vedente, prende le difese dei più deboli sterminando uno dopo l'altro tutti gli uomini del misterioso capo, sino allo scontro finale con la di lui migliore spada, il malinconico ronin Hattori Genosuke (l'astro nascente del cinema nipponico Asano Tadanobu), costretto a vendere la sua mortale abilità per curare la moglie malata (Natsukawa Yui). Duellanti e spettatori si mettano in guardia: non sempre chi tiene gli occhi chiusi è davvero cieco (questa era più per i duellanti), così come non sempre chi poi li spalanca vede davvero (questa era invece per gli spettatori).

L'irriverente quasi cinquantasettenne Kitano Takeshi (i giapponesi, fedeli a una tradizione in cui la famiglia e l'appartenenza sono prioritarie rispetto al singolo, chiamano se stessi sempre iniziando dal patronimico, a differenza di noi individualisti occidentali: non lo sapevo nemmeno io, me l'ha detto una Stanza) è proprio un bel fenomeno e gioca da sempre su tanti tavoli: la comicità demenziale in tv che lo ha reso celebre, l'autorialità cinematografica che lo ha trionfalmente sdoganato all'estero, la battutaccia quasi mai tradotta da imbarazzate interpreti nei festival europei, la ricerca di un'espressività filmica che provochi un violento cortocircuito tra sacralità dei generi e modernità della rappresentazione.
I suoi film più riusciti (mi riferisco perlomeno a "Sonatine" [1993], "Hana-Bi" [1997] e "Brother" [2000], ovvero quelli che ho visto, mentre sento pareri discordanti su altri film di soggetto diverso come "Dolls" [2002] e "Kikujiro" [1999]) parlano di conflitti, di buoni e di cattivi come la nostra tradizione western, e sembrano perseguire un folgorante collezionismo dell'uccisione: essendo il cinema nient'altro che morte al lavoro (la cristallizzazione della verità fotografica corrotta dalla sua moltiplicazione per ventiquattro volte al secondo, quindi l'immobilità eterna che si rimette in moto, inarrestabile verso The End: per chi volesse eventualmente approfondire segnalo Roland Barthes, "La camera chiara", Einaudi) questo percorso stilistico, innervato da uno sguardo di macchina decisamente sarcastico quando non esplicitamente autocompiaciuto, ha conosciuto un successo diffuso e nel complesso meritato, che aggiorna la magniloquenza di Kurosawa con il cinismo del cambio della guardia tra un secolo sanguinario e uno avido, il tutto con la griffe corsiva del ghigno moderno, del ritmo contaminato e soprattutto della mossa fulminea.

Infatti, come già in 'Brother', l'eroe kitaniano possiede il dono dell'azione nel batter d'occhio: come una mantide religiosa sta chino nei propri pensieri irraggiungibili, ma provate ad attaccarlo da quattro direzioni diverse con otto scagnozzi armati fino ai denti, e tutto quello che otterrete sarà un sugoso spezzatino di scagnozzi, serviti a fettine rantolanti con la stessa disinvolta velocità con cui il maestro di sushi vi porziona in un indistinguibile mulinello di lame un'intera tavolata di pesce crudo.
I diapason di tensione risolti in pochi secondi di ammazzamento, tipici della rielaborazione del cinema duellante revolverante di Sergio Leone, trovano qui una forma densa e compatta nel baleno di sole lame (un pistolone a tamburo compare per sbaglio verso la fine per dirci che gli eventi narrati hanno luogo nell'ottocento, ma chi lo estrae non ha il tempo di giovarsene), che si muovono sullo schermo con la velocità e il sibilo di uno sparo.

La cosa interessante di "Zatoichi" è che KT intreccia momenti di puro lampo mortale ad altri di elegia, ottenuta sia con la rappresentazione di un giappone rurale nelle sue pratiche quotidiane (il gioco d'azzardo, la solitudine del saké alla taverna, il massaggio defatigante) sia con l'inserimento di brevi flash-backs intesi a motivare, parallelamente al succedersi degli eventi risolutivi, le azioni e le storie dei personaggi coinvolti, così da condurre il finale a un compimento del tutto soddisfacente sotto l'aspetto del puro storytelling; semmai, lo spettatore occidentale potrà trovare forse un po' blando lo humor nipponico (chi si taglia maldestramente sfoderando una katana, chi essendo negato tenta di imitare la percezione uditiva di Zatoichi nel bussolotto dei dadi, il bambinone scemo che si crede un samurai e attraversa a intervalli regolari il film correndo urlante) e non riuscirà a godere dei sottili giochi linguistici e delle sfumature ovviamente irriproducibili in italiano, ma almeno potrà godere dei dettagli, il più acuminato dei quali è proprio la 'maschera' dell'eroe: un cieco che finge di essere uno che fa finta di essere cieco non scomoda certo echi pirandelliani (troppa la distanza dei diversi contesti e dei diversi livelli di rappresentazione), ma il mito di Zorro, quello sì: abbiamo spade, maschere per/su gli occhi, un giustiziere che lotta per gli oppressi, e soprattutto una bella 'Z' nel titolo del film, disegnata esattamente come quella del popolare eroe di Monterrey, al secolo Diego de la Vega. Benché si tratti di una traslitterazione per il mercato internazionale, essendo la grafia e la forma delle lettere per la cultura nipponica molto più significative di quanto lo siano per noi, la somiglianza gemellare tra le due zeta non può essere casuale.
Non c'è il sergente Garcia, ma in compenso alla fine abbiamo una bella danza liberatoria che comunica gioia senza mai svelare, ancora una volta e forse per sempre, chi è mai davvero Zatoichi, colui che vede nelle tenebre perché è da lì che forse viene.

Consiglio il film soprattutto come appiglio per iniziare a conoscere il cinema giapponese (i suoi clichés, i suoi tempi e la sua raffinata misconosciuta sintassi) da un autore dopotutto molto occidentalizzato e quindi assai più facilmente digeribile per i neofiti dell'oriente. Come me.

SCHEDA: ZATOICHI (Id., Jap 2003, 116'). Regia: Takeshi Kitano. Soggetto: Kan Shimozawa (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Takeshi Kitano. Fotografia: Katsumi Yanagishima. Montaggio: Takeshi Kitano, Yoshinori Oota. Scenografia: Norihiro Isoda. Costumi: Yohji Yamamoto. Musiche originali: Keiichi Suzuki. Con Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Yui Natsukawa, Michiyo Ookosu, Gadarukanaru Taka, Daigoro Tachibana, Ittoku Kishibe. (Voto: 7)  
Altre Opinioni
UOMINI ONDA
Valutazione del Prodotto Zatoichi scritta da krazykat

Vantaggi: Una perla barocca.
Svantaggi: Voglio la serie completa dei racconti.

...a quanto pare). Zatoichi è il nome di un massaggiatore cieco che, muovendo passi quanto mai incerti e guidati da una sorta di senso dello stupore nei confronti delle cose di ogni giorno, percorre senza posa le disuguali strade del Giappone di fine ‘800 ; l’ambientazione storica ( non ho dati al proposito) è suppergiù la stessa de “L’ultimo samurai”, ma anziché focalizzarsi su quanto avveniva sulle città che si apprestavano all’inurbazione modernistica ...
...enormemente sul serio; e infatti, Zatoichi è un personaggio tanto terrificante quanto buffo, una sorta di nume tutelare al quale puoi rovesciare sulla testa il vaso da notte e vederlo ridere e schermirsi, e l’istante successivo può trasformarsi, come indossando assieme alla maschera del No anche una delle identità semidivine che impersonano gli attori, in una furia grondante sangue alla cui determinatezza nulla sfugge. Ed ecco, allora, nel contesto ... Leggi l'Opinione

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Regia
Attori
Sceneggiatura
Colonna Sonora
molto utile

21.01.2004
un Kurosawa moderno
Valutazione del Prodotto Zatoichi scritta da Hokusai77

Vantaggi: i costumi, la ricostruzione storica, la sceneggiatura
Svantaggi: nessuno

...ispirati alla figura di Zatoichi. Zatoichi è per il Giappone quello che Indiana Jones è per gli Stati Uniti. Si tratta di un massaggiatore (e accanito giocatore) cieco che vaga per il Giappone d'inizio Ottocento, e che dispone però di un'eccellente maestria nel combattimento con la spada, grazie anche al sensibile udito che lo contraddistingue. Nessuno riesce ad avere la meglio su di lui e sulla sua katana-bastone. Ciò che ho apprezzato maggiormente ...
...alcuni forestieri: il massaggiatore cieco Zatoichi (Takeshi Kitano, anche se quando recita si fa chiamare Beat Takeshi), che trova ospitalità presso una contadina; Hattori, un ronin in cerca di un ingaggio come guardia del corpo(Tadanobu Asano); Okinu e Osei, due geishe "sorelle" (capirete poi perché guardando il film), decise a vendicare un avvenimento avvenuto dieci anni prima. Bellissimo il finale, che svelerà molti fatti dell'intera vicenda ... Leggi l'Opinione

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Regia
Attori
Sceneggiatura
Colonna Sonora
molto utile

30.11.2003
(01.12.2003)
LO STERMINATORE CIECO
Valutazione del Prodotto Zatoichi scritta da Satine

Vantaggi: ...
Svantaggi: ...

Di recente sono andata al cinema per andare a guardare Zatochi, un film del regista Takeschi Kitano con Beat Takeshi, Tadanobu Asano, Michiyo Oguso e Yui Natsukawa, visti i tanti riconoscimenti che ha ricevuto questo film mi sembrava giusto vedere di che cosa si trattava. Ha ricevuto premi come il Leone d'argento, premio speciale per la regia, premio del pubblico, Toronto film festival e leone del pubblico. Un film tratto da una famosissima serie ...
...in una veste nuova, diverso dagli altri di Kitano, l'allievo infedele di Kurosawa e Oshima più affine al cinema di Tsukamoto ed altri. Siamo nel XIX secolo, ci troviamo in Giappone, come vuole la leggenda del Sol Levante il protagonista del nostro film è Zatoichi, un vagabondo platinato cieco che vive con il gioco d'azzardo e massaggiando la gente, difendendo i deboli e uccidendo i cattivi. Del personaggio originale il regista ha lasciato la cecità, ... Leggi l'Opinione

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Regia
Attori
Sceneggiatura
Colonna Sonora
molto utile

07.12.2003
Lo "Zorro d'oriente".
Valutazione del Prodotto Zatoichi scritta da lesmundial

Vantaggi: Kitano "cinema d'autore"
Svantaggi: Violenza "normale" del Sol Levante

...sulle televisioni giapponesi. Zatoichi è personaggio di alcuni film giapponesi anni '60 e paragonabile in qualche misura a Zorro. Anche il film "Furia Cieca" con Rutger Hauer altro non è che una trasposizione apocrifa del personaggio Zatoichi. Kitano mette in scena una classica rappresentazione di giappone antico, tra faide di famiglie yakuza ( di cui Kitano è esperto studioso ), contraddistinte dai famosi tatuaggi, vendette e donzelle in pericolo. ...
...mozzate, gli spietati fendenti di Zatoichi sono inscindibili dalla danza raffinata dei duelli ed in poche ( ed economiche ) inquadrature lasciano al palo tra le risate generali le roboanti cavalcate al rallentatore de "L'Ultimo Samurai". Ultimo appunto, e altra citazione di Kitano, nel personaggio del Ronin avversario di Zatoichi, e nel modo in cui viene interpellato per tutto il film, dell'immortale "Joimbo - La guardia del corpo" (1961) di Akira ... Leggi l'Opinione

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Regia
Attori
Sceneggiatura
Colonna Sonora
molto utile

03.07.2004
Kitano e il Tip-Tap
Valutazione del Prodotto Zatoichi scritta da ro_taf

Vantaggi: Un Kitano alla portata di tutti
Svantaggi: --

Zaitochi è il secondo film di Takeshi Kitano, dopo Violent Cop, che non è stato scritto direttamente da lui: Ispirato ad una famosa figura di un eroe giapponese, tratta da un romanzo di Kan Shimozawa, il film parla di un vagabondo cieco, che si guadagna da vivere facendo massaggi e giocando d’azzardo, accompagnato sempre dalla sua fedele Katana. Arrivato in uno sperduto villaggio, si accorge che tutti sono soggiogati dagli scagnozzi del boss ...
...le bische dal suo fedele amico Shinkiki, conoscerà due geisha, Okinu e Osei. Queste tenteranno di rapinare Zaitochi e Shinkiki, ma, smascherate, racconteranno la loro triste storia, di quando la loro famiglia è stata barbaramente trucidata e loro si sono salvate per puro caso. Non hanno nessun indizio se non un nome che risuona nelle loro menti: Kuchinawa. Inoltre si scopre che Osei non è la sorella, ma il fratello di Okinu, un bambino sensuale ... Leggi l'Opinione

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Regia
Attori
Sceneggiatura
Colonna Sonora
molto utile

01.12.2003

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Zatoichi di Takeshi Kitano dalla mostra di Venezia
Valutazione del Prodotto Mostra del cinema di Venezia 2001 scritta da  orsettoaffettuoso82

Vantaggi: Divertente, coinvolgente
Svantaggi: nessuno

...... Leggi l'Opinione

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utile
10.10.2003
troppa violenza!
Valutazione del Prodotto Brother scritta da  byrno

Vantaggi: regia
Svantaggi: violenza fine a se stessa

...Questo film di Takeshi Kitano lascerà probabilmente delusi gli estimatori del regista giapponese. Questo ?brother? non ha né la tensione emotiva del premiato ?hana bi?, né la deliziosa visionaria delicatezza di "Zatoichi", ma si risolve sostanzialmente in una informe e monocorde dimostrazione di violenza fine a se stessa. Si scorge un approssimativo intento sociologico di mostrare le varie famiglie criminali, dalla yakuza alla mafia, passando da un Giappone ancora legato a riti e tradizioni a un?America vuota e superficiale, anche nel mondo della criminalità. Tra dita mozzate per sacrificio di affiliazione, tra harakiri di uomini devoti al loro capo, il film sembra voler riflettere intorno al personaggio del gangster della yakuza, non così lontano dai principi del samurai, sempre in guerra e orgoglioso fino alla fine. Le pallottole si... Leggi l'Opinione

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utile
10.12.2000
(17.01.2005)
Quentin è tornato!!
Valutazione del Prodotto Kill Bill Vol. 1 (Q.Tarantino) scritta da  Murdock72

Vantaggi: Un purissimo Quentin Tarantino di nuovo sulle scene
Svantaggi: Non adatto "a quelli che..." hanno lo stomaco delicato

...rimane magneticamente incollati alla poltrona, gli occhi che non vogliono perdere alcuna scena nè particolare, trasportati dalle musiche che compongono una colonna sonora che ben presto, come per Pulp Fiction, entrerà a far parte di molte raccolte personali. Magico e geniale il modus narrandi, con l'introduzione di spezzoni manga (perfetto riferimento culturale/nazionalistico al personaggio di cui si narra!!), combattimenti quasi da matrix (tanti contro una), spargimenti di sangue "a fiotti" (casuale riferimento al Takeshi Kitano di "Zatoichi"??) e alone di mistero intorno al protagonista occulto della narrazione, Bill (quasi un Charlie da telefilm "Charlie's Angels - lo vedremo mai??). Unico neo (ma ci può stare!!!) il risveglio dal coma, un po' forzato...ma tant'è... Insomma...un capolavoro!!! Ma ne potevamo dubitare??... Leggi l'Opinione

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utile
13.12.2003

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