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Opinione

per Zatoichi
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4 Stelle Kitano, la Mossa Fulminea e il segno di Zorro Opinioni con immagini
39 su 39 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi Compattezza narrativa, efficacia nella rappresentazione delle uccisioni, realismo elegiaco nel ritratto di elementi di storia e cultura del Giappone.

Svantaggi Senso del'umorismo forse datato per il pubblico occidentale, alcune o molte sottigliezze linguistiche inevitabilmente svanite nella versione doppiata.

Dettagli

Genere western
Età minima per tutti
Regia buona
Attori convincenti
Sceneggiatura buona
Colonna Sonora perfetta
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

brest Dal 7 feb 2001

Cliccando su 'biglietto da visita', potete fare la conoscenza di mio figlio. continua

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Il peregrinante massaggiatore cieco Zatoichi (Kitano Takeshi) giunge in un villaggio dominato dalla banda di Ginzo (Kishibe Ittoku) e qui, facendo finta di nulla e sempre con l'aria vuota di un autistico non vedente, prende le difese dei più deboli sterminando uno dopo l'altro tutti gli uomini del misterioso capo, sino allo scontro finale con la di lui migliore spada, il malinconico ronin Hattori Genosuke (l'astro nascente del cinema nipponico Asano Tadanobu), costretto a vendere la sua mortale abilità per curare la moglie malata (Natsukawa Yui). Duellanti e spettatori si mettano in guardia: non sempre chi tiene gli occhi chiusi è davvero cieco (questa era più per i duellanti), così come non sempre chi poi li spalanca vede davvero (questa era invece per gli spettatori).

L'irriverente quasi cinquantasettenne Kitano Takeshi (i giapponesi, fedeli a una tradizione in cui la famiglia e l'appartenenza sono prioritarie rispetto al singolo, chiamano se stessi sempre iniziando dal patronimico, a differenza di noi individualisti occidentali: non lo sapevo nemmeno io, me l'ha detto una Stanza) è proprio un bel fenomeno e gioca da sempre su tanti tavoli: la comicità demenziale in tv che lo ha reso celebre, l'autorialità cinematografica che lo ha trionfalmente sdoganato all'estero, la battutaccia quasi mai tradotta da imbarazzate interpreti nei festival europei, la ricerca di un'espressività filmica che provochi un violento cortocircuito tra sacralità dei generi e modernità della rappresentazione.
I suoi film più riusciti (mi riferisco perlomeno a "Sonatine" [1993], "Hana-Bi" [1997] e "Brother" [2000], ovvero quelli che ho visto, mentre sento pareri discordanti su altri film di soggetto diverso come "Dolls" [2002] e "Kikujiro" [1999]) parlano di conflitti, di buoni e di cattivi come la nostra tradizione western, e sembrano perseguire un folgorante collezionismo dell'uccisione: essendo il cinema nient'altro che morte al lavoro (la cristallizzazione della verità fotografica corrotta dalla sua moltiplicazione per ventiquattro volte al secondo, quindi l'immobilità eterna che si rimette in moto, inarrestabile verso The End: per chi volesse eventualmente approfondire segnalo Roland Barthes, "La camera chiara", Einaudi) questo percorso stilistico, innervato da uno sguardo di macchina decisamente sarcastico quando non esplicitamente autocompiaciuto, ha conosciuto un successo diffuso e nel complesso meritato, che aggiorna la magniloquenza di Kurosawa con il cinismo del cambio della guardia tra un secolo sanguinario e uno avido, il tutto con la griffe corsiva del ghigno moderno, del ritmo contaminato e soprattutto della mossa fulminea.

Infatti, come già in 'Brother', l'eroe kitaniano possiede il dono dell'azione nel batter d'occhio: come una mantide religiosa sta chino nei propri pensieri irraggiungibili, ma provate ad attaccarlo da quattro direzioni diverse con otto scagnozzi armati fino ai denti, e tutto quello che otterrete sarà un sugoso spezzatino di scagnozzi, serviti a fettine rantolanti con la stessa disinvolta velocità con cui il maestro di sushi vi porziona in un indistinguibile mulinello di lame un'intera tavolata di pesce crudo.
I diapason di tensione risolti in pochi secondi di ammazzamento, tipici della rielaborazione del cinema duellante revolverante di Sergio Leone, trovano qui una forma densa e compatta nel baleno di sole lame (un pistolone a tamburo compare per sbaglio verso la fine per dirci che gli eventi narrati hanno luogo nell'ottocento, ma chi lo estrae non ha il tempo di giovarsene), che si muovono sullo schermo con la velocità e il sibilo di uno sparo.

La cosa interessante di "Zatoichi" è che KT intreccia momenti di puro lampo mortale ad altri di elegia, ottenuta sia con la rappresentazione di un giappone rurale nelle sue pratiche quotidiane (il gioco d'azzardo, la solitudine del saké alla taverna, il massaggio defatigante) sia con l'inserimento di brevi flash-backs intesi a motivare, parallelamente al succedersi degli eventi risolutivi, le azioni e le storie dei personaggi coinvolti, così da condurre il finale a un compimento del tutto soddisfacente sotto l'aspetto del puro storytelling; semmai, lo spettatore occidentale potrà trovare forse un po' blando lo humor nipponico (chi si taglia maldestramente sfoderando una katana, chi essendo negato tenta di imitare la percezione uditiva di Zatoichi nel bussolotto dei dadi, il bambinone scemo che si crede un samurai e attraversa a intervalli regolari il film correndo urlante) e non riuscirà a godere dei sottili giochi linguistici e delle sfumature ovviamente irriproducibili in italiano, ma almeno potrà godere dei dettagli, il più acuminato dei quali è proprio la 'maschera' dell'eroe: un cieco che finge di essere uno che fa finta di essere cieco non scomoda certo echi pirandelliani (troppa la distanza dei diversi contesti e dei diversi livelli di rappresentazione), ma il mito di Zorro, quello sì: abbiamo spade, maschere per/su gli occhi, un giustiziere che lotta per gli oppressi, e soprattutto una bella 'Z' nel titolo del film, disegnata esattamente come quella del popolare eroe di Monterrey, al secolo Diego de la Vega. Benché si tratti di una traslitterazione per il mercato internazionale, essendo la grafia e la forma delle lettere per la cultura nipponica molto più significative di quanto lo siano per noi, la somiglianza gemellare tra le due zeta non può essere casuale.
Non c'è il sergente Garcia, ma in compenso alla fine abbiamo una bella danza liberatoria che comunica gioia senza mai svelare, ancora una volta e forse per sempre, chi è mai davvero Zatoichi, colui che vede nelle tenebre perché è da lì che forse viene.

Consiglio il film soprattutto come appiglio per iniziare a conoscere il cinema giapponese (i suoi clichés, i suoi tempi e la sua raffinata misconosciuta sintassi) da un autore dopotutto molto occidentalizzato e quindi assai più facilmente digeribile per i neofiti dell'oriente. Come me.

SCHEDA: ZATOICHI (Id., Jap 2003, 116'). Regia: Takeshi Kitano. Soggetto: Kan Shimozawa (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Takeshi Kitano. Fotografia: Katsumi Yanagishima. Montaggio: Takeshi Kitano, Yoshinori Oota. Scenografia: Norihiro Isoda. Costumi: Yohji Yamamoto. Musiche originali: Keiichi Suzuki. Con Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Yui Natsukawa, Michiyo Ookosu, Gadarukanaru Taka, Daigoro Tachibana, Ittoku Kishibe. (Voto: 7)

Immagini

per Zatoichi
Locandina originale giapponese
di brest brest

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Pagina 1 di 9 | 1 - 5 di 43 commenti
  • apo1971 12/05/2010 08:47
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ....maldestramente ....

  • apo1971 12/05/2010 08:45
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Eureka , anch'io ci ho visto similitudini con i i film di Sergio Leone .......che capisca qualcosa di Cinema anch'io? Aho , sarà che sò un pò datato , ma a me le scene di Humor nipponico me fanno ride (quelle del matto che corre urlando pensando di essere un Samurai e quelle degli scagnozzi che si tagliano sguainando maldastramente le Katana).

  • apo1971 22/10/2009 17:08
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Se tu sei un neofita del cinema Nipponico caro Brest io sono un'esordiente totale (come diceva Fantocci, a proposito non ti ci vedo a ridere davanti alle tragicomiche avventure del ragionier Ugo, ti percepisco così raffinato da non poterti immedesimare in un Italiano medio o sbaglio?). Però voglio cominciare ad avvicinarmi a qualcosa di Nipponico che non sia un Manga o un Anime,e terrò bene a mente questa pellicola e quest'autore come da tuo prezioso consiglio.

  • Dikaiosyne 09/09/2007 17:14
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente
  • Bugsy 28/09/2006 16:01
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ... misconosciuta sintassi...

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