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UOMINI ONDA
Vantaggi Una perla barocca.
Svantaggi Voglio la serie completa dei racconti.
Dettagli
| Genere | commedia |
|---|---|
| Età minima | vietato min. 14 anni |
| Regia | ottima |
| Attori | convincenti |
| Sceneggiatura | buona |
| Colonna Sonora | da comprare! |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Per quanti amano, invece, il cinema alternativo ad Hollywood e sono come me innamorati della cultura giapponese questo è il film dell’anno, immancabilmente ad opera e per la firma dell’inimitabile Kitano Takeshi, come direbbe Brest ( anziché Takeshi Kitano come siamo abituati a dire,erroneamente a quanto pare).
Zatoichi è il nome di un massaggiatore cieco che, muovendo passi quanto mai incerti e guidati da una sorta di senso dello stupore nei confronti delle cose di ogni giorno, percorre senza posa le disuguali strade del Giappone di fine ‘800 ; l’ambientazione storica ( non ho dati al proposito) è suppergiù la stessa de “L’ultimo samurai”, ma anziché focalizzarsi su quanto avveniva sulle città che si apprestavano all’inurbazione modernistica sulla scia degli Stati che numerosi come le cavallette arrivavano per spartirsi al solita torta dell’apertura commerciale ( Stati Uniti in testa a tutti, a prendere il posto dei già defenestrati Inglesi e Portoghesi dopo la rivolta anticristiana, ma anche Olandesi,ad esempio ) centra l’obiettivo sugli scenari di una campagna che potrebbe benissimo essere rimasta così ancora oggi, e che a noi può ricordare certe lande desolate della bassa Lombardia o dell’Emilia : fangose, provinciali, immerse in una sorta di caligine che può solo cambiare di grado a seconda del calore che la stagione vi investe, e poco più di case di contadini, villaggi sonnolenti, attività immutabili attraverso i millenni solo di poco mutate inseguito all’apporto delle nuove tecnologie che, peraltro, vengono comunque prontamente inserite in un contesto che le ingloba e le ridisegna, le trasforma, le adatta.La caratteristica straordinaria di questo personaggio che, contrariamente alla pletora di giustizieri solitari che popolano l’immaginario collettivo di tanti luoghi del mondo, Giappone in testa, States a seguire ( magari anche attraverso il ridisegnamento dei confini operato da Sergio Leone col suo straniero senza nome, che poi era una rilettura dei ronin di Kurosawa ; a meno che io non sia diventato improvvisamente deficiente, mi sembra addirittura che il soggetto del film “Ancora Vivo”, quello con Bruce Willis, che nei titoli riconosce i natali dalla penna di Kurosawa, somigli in modo un po’ più che sospetto a quello de “Per un pugno di dollari”!!!)…ehm….scusate il periodo lunghissimo…
La caratteristica straordinaria di Zatoichi,dicevo, è una sorta di innocenza, di abbandono, quel Wu Wei caro al Taoismo e successivamente al Buddismo che prevede una sorta di “lasciarsi vivere”, liberamente, come bambini ( mi ricorda, di nuovo stranamente, “se non ritornerete come bambini non entrerete mai nel Regno dei Cieli”…Cristo e lo Zen…che accostamento curioso, eh?) che gli permette di guardare, a dispetto dei suoi occhi ciechi, il mondo in maniera disincantata e perciò più chiara. Il che vuol dire, stracciato il velo – sottilissimo ma pressoché invulnerabile – di Maya, potersi concedere in ogni momento di vivere senza doversi prendere enormemente sul serio; e infatti, Zatoichi è un personaggio tanto terrificante quanto buffo, una sorta di nume tutelare al quale puoi rovesciare sulla testa il vaso da notte e vederlo ridere e schermirsi, e l’istante successivo può trasformarsi, come indossando assieme alla maschera del No anche una delle identità semidivine che impersonano gli attori, in una furia grondante sangue alla cui determinatezza nulla sfugge.
Il tutto condito con un umorismo sottile ed allo stesso tempo coinvolgente, a volte semplice, altre volte complesso ( giocato sui giochi di parole e sui giochi semantici, come ogni buona ironia, e come ogni buona ironia metà umorismo e metà tristezza,come ad esempio il gioco feroce delle onde della risacca sul corpo, definitivamente sconfitto – e mai immagine ha più testimoniato il completo abbandono – del ronin : sapete cosa significa Ronin ? ).
E lo svelamento del mistero, perché questo è inevitabile, come in ogni storia che si rispetti, prelude solamente ad una serie di altri interrogativi, che in ultima analisi possono anche essere considerati nuovamente prese in giro, del regista verso gli spettatori, della vita nei confronti di chi la abita, di Zatoichi verso se stesso ( enigma : riddle, ma anche, joke ).Un Maestro che riesce a far collidere la tradizione estetica e narrativa nipponica col gusto occidentale e le sue tematiche. Impedibile.
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anch'io amo questo genere di cinema, chissà perchè questo film non l'ho ancora visto...