Opinione su "altri luoghi in Argentina"

pubblicata 24/03/2006 | pupaolo
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"I luoghi dell'orrore"

Questa non è e non vuole essere la descrizione di ameni luoghi turistici dell?Argentina, ma il ricordo di luoghi veramente "altri", i luighi dell'orrore che in questi giorni vengono riconsegnati agli argentini con il loro carico di memorie dolorose, di patimenti indicibili, di ferite laceranti nellanimo, di speranze illuse, di perdite irreparabili: i luoghi dell'orrore che hanno segnato la buia notte che ha attraversato l'Argentina tra il 1976 e il 1983. E che il tempo e la ritrovata democrazia restituiscono come testimonianza perchè si concretizzi il grido più volte risuonato dalla madri e dalle nonne di Plaza de May: Nunca mas! Mai più!
Era il 24 marzo di trent'anni fa, 1976. Un golpe militare guidato dal generale Jorge Rafael Videla metteva fine al governo di Isabelita Peron, che era successa alla Presidenza al defunto marito Juan Domingo Peron, tornato, dopo anni di esilio, di nuovo al potere. Era un governo non certo tra i migliori desiderabili, corrotto, incapace, che aveva dilapidato molto di quanto l'Argentina era riuscita a fare per la democrazia e la pace sociale. La contrapposizione tra peronismo e sinistra si era andata facendo sempre più acuta e alla fine prevalse la tradizione tipica dell'America Latina: l'esercito decise di mettere fine alla contesa, di usare le maniere forti per "pacificare" il Paese. Con il beneplacito e il diretto appoggio degli Stati Uniti e del Vaticano: dottrina americana e wojtylismo uniti nell'appoggio alla giunta impegnata a combattere la sovversione nel Paese.
Cominciò quel 24 marzo il lungo cammino nella notte dell'orrore. Ma era un progetto che si stava preparando da tempo.
Molti furono i luoghi, in tutta l'Argentina, dove si consumò la spietata repressione della junta militar, in cui si distinse in particolare il gen. Leopoldo Galtieri che in seguito, 1981, deporrà Videla e l'anno successivo darà il via all'invasione delle Falkland-Malvinas che portò l'Argentina alla guerra con l'Inghilterra e, dopo la sconfitta, alla caduta del regime militare.
Luoghi dell'orrore, oggi tristamente famosi e ieri ugualmente noti a molti che preferirono girare la testa dall'altra parte. O che appoggiavano convintamente la "sporca guerra",come fu chiamata quella mattanza che insanguinò l'Argentina per sette lunghi anni.
Garage Olimpo, GarageAzxopardo, luoghi sotterranei dove la tortura era pane quotidiano. Ma anche il Club Atletico, El Banco, Campo de Mayo e molti altri. Ma anche ville private si sono prestate al macabro lavoro intrapreso dai generali golpisti.
Ma c'è un luogo su tutti, che proprio ieri è diventato un "museo della memoria", ha lasciato tracce profonde e dolorose: l'ESMA, la Escuela de Mecanica de la Armada, di proprietà della Marina: 500 furono quelli che vi transitarono e passarono sotto le mani dei carnefici: meno di duecento ne uscirono vivi. Dall'ESMA uscivano i detenuti, accusati a torto o a ragione non importava, che venivano poi imbarcati sugli aerei militari per essere scaraventati vivi nelle acque del Rio de la Plata o nell'Oceano.
E, duole dirlo, ma non si può farne a meno, se è vero che l'orrore non è necessariamente spargimento di sangue ma anche indifferenza di fronte a questo, tra i luoghi dell'orrore di quello che Massimo Carlotto ha definito (titolo di un suo libro) "Buenos Aires horror tour" va compresa la Nunziatura Apostolica e l'Ambasciata d'Italia: per il pieno appoggio alla giunta militare della prima e per l'indifferenza e la mascherata complicità la seconda.
Quando un'organizzazione internazionale dei diritti umani ottenne di visitare l'ESMA nel 1981 i responsabili provvidero a ristrutturarla in parte e i detenuti furono trasferiti provvisoriamente nella Isla del Silencio, di proprietà della Curia di Buenos Aires. Mons. Pio Laghi (che Wojtyla poi nominerà Nunzio a Washington e creerà cardinale) era Nunzio del Vaticano in Argentina. Sul golpe egli ebbe a dire "I valori cristiani sono minacciati dall'aggressione di una ideologia che è rifiutata dal popolo. Per questo ognuno ha la sua parte di responsabilità, la Chiesa e le Forze Armate: la prima è inserita nel processo e accompagna la seconda non solo con le sue preghiere, ma con azioni in difesa dei diritti umani e della Patria". Gli fece eco Videla: "In Argentina morirà il numero di persone necessario per conseguire la sicurezza della nazione" e tra questi ci saranno anche suore e sacerdoti che si opponevano alla dittatura mentre Laghi giocava a golf col capo della Marina Amm. Massera e impartiva benedizioni ai torturatori.
Di fronte all'esempio di sacerdoti coraggiosi vi era quello dei molti che partecipavano direttamente alla repressione e alla persecuzione, o che operava con la delazione: in quegli anni fu drammaticamente nota quella che si può definire una triade feroce: il capo della polizia Ramon Camps, l'Arcivescovo di La Plata mons. Josè Plaza e il sacerdote Christian von Vernich.
L'ambasciata italiana fu presa d'assalto: in migliaia si rivolsero per aiuto alla nostra rappresentanza: italiani o con doppio passaporto, immigrati o oriundi: la più eloquente risposta a queste drammatiche richieste di aiuto fu data dall'allora ambasciatore con la decisione di far sostituire la normale porta dell'edificio con una porta blindata. E il nostro Paese (molti dei politici di allora sono ancor oggi sulla scena) rimase sordo e insensibile a quelle angosciose invocazioni.
Il bilancio finale è drammatico: oltre 10 mila prigionieri politici, trecentomila esiliati e trentamila desaparecidos: scomparsi nel nulla e oggi sappiamo come: chi non finiva gettato vivo dagli aerei era destinato ad un'anonima e non rintracciabile fossa comune, occorre dato in pasto ai maiali. In alcuni casi i corpi veniva dilaniati dalle cariche di dinamite o infilati nei copertoni e bruciati.
Oltre ai desaparecidos, dei quali circa un migliaio erano italiani e quasi un terzo avevano il doppio passaporto italo-argentino, non si possono dimenticare le centinaia di bambini che appena partoriti venivano strappati alle madri (poi uccise) e consegnati a famiglie di militari o di sostenitori del regime. Un dramma nel dramma.
Nell'82 la disastrosa sconfitta con la Gran Bretagna mette fine al governo dei golpisti e l'Argentina ritrova, lentamente e faticosamente, la democrazia. Ma i militari impongono un colpo di spugna sui loro crimini: le leggi sull'"obediencia debida" e "punto final" sono il prezzo che il presidente Menem deve pagare per evitare un nuovo golpe. Il mutato quadro internazionale porterà ad un rafforzxamento del potere civile e a un minor potere dell'esercito nelle questioni di Stato. La situazione sociale si arroventa al punto che nel 1999 in poche settimane tre presidenti sono costretti alle dimissioni. L'elezione di Nestor Kirchner nel 2003 segna la svolta che si è coronata con la consegna ieri dell'ESMA alla memoria degli argentini e la pubblicazione di tutti i documenti riservati sul periodo della giunta militare.
Il 14 agosto 2003 l'Argentina ratifica la convenzione sull'imprescrittibilità dei crimini di guerra e contro l'umanità, il giorno seguente il Parlamento vota la legge che dichiara "insanabilmente nulle" le due leggi "Punto final" e "Obediencia debida". L'imprescrittibilità è sancita il 25 agosto 2004 dalla Corte Suprema di Giustizia.
La lunga lotta delle Madri e delle Nonne di Plaza de Mayo, che con il loro coraggio e le loro testimonianze hanno grandemente contribuito a tener vivo il ricordo di quegli anni e di quei fatti, non è ancora conclusa. Ora si attendono i processi, si intensificano le ricerche dei bambini "regalati" a faniglie estranee, in qualche modo anch'essi "desaparecidos". Ma soprattutto il compito principale è tenere viva la memoria perchè non si ricada nella spirale dell'orrore e della morte.
I luoghi dell'orrore sono in gran parte, oggi, spariti. Resta l'ESMA che da oggi ricorderà a tutti quello che è stato. Un luogo perchè non si affievolisca il grido:
Nunca Mas! Mai Più!

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Non saprei a cosa attribuire la valutazione che viene richiesta: lo farò riferendole all'ESMA del tempo della Junta


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Commenti su questa Opinione

  • halana pubblicata 03/07/2006
    ho tanti parenti in argentina, ancora della vecchia generazione. mio cugino, quando sono andata a conoscere il resto dei parenti, mi ha raccontato di quel periodo e delle nonne di plaza de mayo. ciao
  • CaioBritannico pubblicata 13/04/2006
    E' mai possibile che dobbiamo sempre fare dei monumenti alla memoria e non abbiamo memoria di per evitare i monumenti?
  • ambersole pubblicata 29/03/2006
    Enrico Calamai ha salvato tanti italiani perseguitati dalla giunta militare....ancora una volta la differenza e la storia la fanno certi uomini....
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Su Ciao da: 20/07/2000